Ombre incarnate
in un abaco di giglio,
quaderni di spighe
imbronciati di poesia
ed un torsolo di stelle
a sfamar la cena
degli intimi silenzi miei.
Il teatro degli inverni
anagramma riverberi d’addio,
licenzia un girotondo di nuvole
ed una chioccia infreddolita
s’abbottona ad un filo d’erba
come musicista al suo violino.
Rintocchi d’aprile ricamano
quest’amàca di luna
ed una coreografia di papaveri
è febbre di innamorati,
lacrima di primavera
caduta sugli orizzonti della sera.
Tramonta il volo di una rondine
in cima al vecchio campanile
ed il gioco dei tuoi occhi s’arena
sul pentagramma dell’anima mia:
sbrodola il cielo matite di luce
fra plettri di rami in fior,
si è schiuso il bozzolo infinito
del palcoscenico dei nostri cuor.
con Giovanni, Ugo e Ciro
su una Panda presa a nolo
e quattro litri di Barolo
Siamo andati sull'Aprica
per cercare un po' di f... a
ma purtroppo, oh santi dei !
c'erano solo trans e gay !
Siam tornati sulla Panda
per cercare nuove mete
che anche il vino era finito
e aumentata era la sete
Siamo entrati dentro un bar
quattro spriz e due Cynar
due patate e una bruschetta
piano piano senza fretta
Poi d'un tratto, oh madonna !
quattro gnocche in minigonna
Linda, Ulla, Ilona e Clara
... bella sera si prepara !
Già gli ormoni sono a palla
e tra poco qui si balla
più non stiamo nella pelle
... ne vedremo delle belle !
si comincia con le avances
per avere un po' di chances
due tartine, un prosecchino
due battute, un sorrisino
le pollastre fan le dure
le occhiatacce un poco scure
si sfumazzano le cicche
e ci danno un due di picche !
Ahi ragazzi ! stiamo ai fatti
... qui non c'è trippa per gatti
lo vedrebbe pure un presbite
... queste qui son solo lesbiche !!
Apparirà
nottetèmpo
la neve delle idi
ma non sarà candida
né vergine
per l’emigrato
in valli impantanate
Io prego Dio
che neve e pioggia
portino via il male
- fino al mare -
(ci vorranno troppi cicli a togliere il marciume che l’erba cattiva trattiene sotto terra... e sarà tardi... )
A che scopo ogni domanda
Se stiamo già vivendo.
Ecco l’oro degli abissi
L’icona sacra della luce dei tramonti
I mondi della notte,
le sue lunari abbronzature.
A che scopo ogni domanda se siamo già vivendo
(che non è banale)
Anzi, forse, il più delirante degli istanti.
abraso dal bisogno
che impietoso m'affligge.
Il cuore patisce
l'interminabile cruccio
del non saper come placare
l'ingente, sconosciuta, fame;
funesta gronda
dal corpo in preghiera
all'incessante ricerca
di pace e rinuncia.
che ci tengono vivi
in un angolo di cielo
che sovrasta il mare
assenti saremmo
se non esistessero
la nostra vita non avrebbe
alcun senso
dovremmo darle
immediatamente un taglio
e sparire sospesi in eterno
fra le nubi silenziose
bagnate dai nostri pianti
di tristezza ma anche gioia
intrise da malinconia
e nostalgia
Viviamo attaccati al passato
stretti a lui
Ci bacia e sciogliendoci
ricorda, di non dimenticarlo
perchè è ossigeno per noi
Mi rivolgo a te che sai
navigar cercando fantasie
non venire a stuprar le mie
senza esser invitato.
Coltivo passioni
ove sbocciano armonie
con certezza ho appurato
la tua carente vena
nell'esser fecondo.
A sopperir tal guisa
giri sempre in tondo
a raccattar d'altrui rigo.
Nutro soltanto pena
per te che sfogli il mio quaderno
con sollecita lena.
Non vorrai il tuo giogo
far durar in eterno,
la manina mettila a riposo
ci sono mille spine
nel mio piccolo giardino
nonostante cerchi d'estirparle
sviluppano rigogliose
nell'angolo delle more
proprio laddove
non crescono mai rose.
Riattivando il cervello,
qualche neurone risveglierai a ritroso
potrai riscrivere di questo e quello
che ti pare ma...
sarà frutto del tuo arrovello.
Sapessi quanto è bello
aver cura del proprio orticello
senza altrui calpestio
innaffiato solo ...
Dal proprio rio.
da un pollice,
da una notte d’amore,
con la tua vita che mi dormiva accanto,
con le mani fredde e le guance
nella distanza breve da me.
Nessun rumore
interrogava il silenzio,
forse – non mi accorgevo –era tagliato ai piani
da intervalli di passi.
Era soltanto una notte
così uguale ad altre
come tante già viste,
dai capelli scombinati,
di spettatori di scarpe per terra,
per la fiaba muta accesa dei televisori.
T’ho misurato il viso
quella notte,
che la tua vita mi dormiva accanto.
Una notte
così uguale ad altre
che ho misurato anche l’anima,
e per amore,
mi s’è ferita ogni cosa.
un alito di vento che sposta la tenda
sotto il riflesso del sole,
le schermaglie di due gazze in amore,
e il sorriso nasce sulla bocca ,
ancora e ancora, senza paure,
nonostante tutto vivi,
con collirio liquido sull'anima a curare,
vivi...
E diventi più bella e luminosa,
ti apri di nuovo come un girasole,
offri i tuoi semi fiduciosa,
senza chiedere perché.
Ascoltando quest'aria che sa di estate
e di dolci illusioni,
vivi una vita ancora da riempire.
Apri le tue foglie e assorbi il sole.
Sei bella dentro...e fuori.
solo uno,
futili parole
immagini senza senso.
Ragionamenti, consigli
non prendono piede,
quello che conta è
sapersi divertire.
Un bel primo piano
un cespuglio di parole
catturano l'interesse
ma non fanno pensare.
Libri, racconti
solo pura noia,
al posto del talento
una vita frivola
passerà alla storia.
Sono solo.
Anche in mezzo a milioni di fili di erba, di insetti, di pioggia.
Sono solo anche quando sorrido
attorniato da gente che mi abbraccia, mi bacia, mi stringe e mi entra negli occhi
senza chiedere permesso
non so come facciano.
Vi ho visto dall’alto
volavo
non so come sia successo.
A vedere bene non so un sacco di cose che mi accadono.
Comunque
è vero che dall’alto le cose appaiono diverse.
Laboriose formiche entrano ed escono da cubi di cemento
da parallelepipedi di lamiera
da altre numerose forme geometriche artificiali
Entrano ed escono…
a volte entrano e non ne escono più.
Affannati in cose che sembrano importantissime e di vitale importanza
mancavo io... ed ho pensato
se tutti volassimo e vedessimo il mondo dall’alto
svuotato
esso girerebbe comunque
anche se quel pallone rimbalzasse più volte per terra senza che fosse calciato da qualcuno
anche se quel biscotto non venisse prodotto.
E poi, nel mondo svuotato, con tutta la gente che volava intorno
mi sono visto giù in un prato immenso
non so come sia successo…
Guardavo in alto e vedevo tutti in volo 7 miliardi di persone …ci pensate?
E io solitario nel mondo
non mi sentivo più solo,
forse - questa è l’unica cosa che mi sembra di capire come sia successa-
perché finalmente ero con me stesso.
Il cielo soggiorna
sugli emisferi del cuor mio.
Oh vita che schiudi i miei giorni,
in un gioco d’illusioni,
come il bozzolo d’una giovane farfalla,
raccogli l’abaco del mio dolore,
addizionalo al vento
come una lanterna d’orizzonte acceso
e poi ricuci la caraffa dell’amore,
non t’accorgi che manca il suo diverbio
al vestito del mio stupido silenzio?
Oh vita che come lacrima ti consumi,
naufraga finalmente fra le mie braccia
come il mendicar d’un senso perduto
e nei tuoi alfabeti ritrovato,
scrivi pure il diario inconfessato del mio tempo,
t’aspetto, oh vita, come autografo
d’un cielo intriso di poesia
che nasce sul mio petto.
Il catrame divenne importante
perché se ne poteva trarre lavoro
Ne profittarono i petrolieri ma anche gli speculatori.
Giunse la notizia di un Che morto.
Il ministro divenne Cristo.
Con pallottole nelle mani e costato.
Poi le generazioni coprirono la prassi con l’asfalto
i Maya calendarizzarono l’ assenza di storia.













