di quelle che vedevo tempo fa
mentre passavo l’esca viva
a Gino, mio fratello,
equilibrista sullo scoglio nero.
Assicuratevi, però,
che l’ora sia la più giusta
che il mare sia protagonista
col sole a fargli buona spalla
ancor prima d’esser semicerchio.
Mettete, se potete,
la scia d’un vecchio gozzo in legno,
i primi suoi riflessi in acqua
e il viso asciutto d’un pescatore
che chiamerete Peppe, e basta!
- Peppe!
Dov'è che vai questa mattina? -
- Io vado dentro, dove lui mi porta.
Poi butterò i cento e passa ami
e aspetterò, caffè e sigaretta in bocca. -
Datemi un’alba,
di quelle che vedevo tempo fa
ed io la fermerò,
dovessi usare il chiodo d’oro
al quale ho appeso nostalgie perenni!
Me ne andavo trotterellando sulla strada
del buffo paesino, senza un rigo pedonale,
solo strada e campi a confinare.
Lo vidi all’improvviso spiaccicato a becco in giù.
Subito voltai lo sguardo,
sperando non coglierne il raccapriccio.
Ma, quanto veloce è il cervello a registrare…
Allungai il passo ad evitare un altro impatto con la scena.
Però fui presa dalla congetturante mente.
Se fosse stato un uomo, potrei dire:
su pozza di sangue riverso, la faccia sull'asfalto,
fracassata schiena.
Ma che diamine! Non era corpo, ma carcassa!
Cosa mi si chiede allora? Di rischiare la mia vita
per rimuoverlo da lì o che sporchi queste mani
per un passero già morto.
Ma dai! Era solo un passero!
Non era del Leopardi il “solitario”
Si. Adesso mi dirai: anche i passeri li ha fatti Dio.
E allora? Le mucche i maiali o le galline che mangiamo
non fanno parte della stessa creazione?
Certo… Faceva una strana impressione.
Così miseramente disteso, col beccuccio sulla strada
ad ali aperte come in croce.
Chissà quale stupore avrà provato
Mentre, giulivo, si alzava in volo.
Quell'impatto che lo ha ucciso…
Era un padre oppure un figlio?
No! No! Non è il caso di pensarlo
come parte di famiglie.
E’ solo un passero ti dico!
Io indietro non ci torno!
Poi a quest’ora chi lo sa?
Quante sono già le ruote
che lo avranno ben spalmato.
Ci penserà la pioggia a spazzarlo via
e la promette questo cielo.
Certo… Lì vicino c’era il prato
e quel cespuglio di gardenie.
Non erano selvagge
le avrà messe ben qualcuno.
Forse era nel destino
che alla sua tomba
facessero da cuscino.
Magari ora torno…
Ma dai! Era solo un passero!
Sassi preziosi caduti nello stagno
si perdono
dentro le acque profonde,
affondano con grazia sollevati dal morbido
movimento dell'acqua,
vi è una forma di leggerezza
in quel pesante fardello
che trascina...e porta giù,
a toccare quel fondo che comprime,
ed è pronto
a riaffiorare più lieve e senza peso,
con solo una nuda certezza.
L'anima racchiusa in quel sasso,
che sa di nuovo rinascere
dal più intimo dolore,
riappare più lucida e lunare,
di un bianco candore.
Galleggia sulle acque e si fa portare.
t’amo e t’amerò perdutamente,
t’affiderò il cuore e la mia vita
fino al giorno che sarò finita.
Ti diranno la storia con quel Marco
del giorno che mi videro nel parco;
il dì che mi videro al parcheggio
con Gigi e Giorgio di Viareggio.
Ti prego gradir la mia franchezza,
spesso la donna è debolezza.
Non confondere l’errore del leale
col peccato in assenza di morale:
la storia che c’è stata con Nicola
fu l’imperizia di una donna sola;
se con Giulio andai a Positano
è che pensavo fosse un puritano,
che mi ricordi d’altro, veramente,
non mi passa nulla per la mente.
La prima notte, certo, m’assentai
ma prima dell’alba ritornai;
peraltro, un minuto e tu crollasti
ma il giorno dopo nulla ricordasti
Dovetti salutare qualche amico,
ma questo ormai è fatto antico.
Forse era meglio bere uno speciale sciroppo sceccherato di uno sciamano di Sciacca e ascoltare all'asciutto lo sciabordio di uno sciabecco siriano che fare uno shampo ad un sciammannato chauffeur sciupafemmine durante uno sciopero selvaggio al museo della scienza di Chamonix, scimmiottando una scena del film Shining, con un vestito da Charlot , una vera sciccheria ! comprato in uno show-room, dopo aver mangiato sashimi in un sushi-bar di Shanghai e, tanto per scialare, pagare il tutto con scellini e bottiglie di Sciacchetrà ... che sciocchezze... però... comunque.. chapeau !!
Cielo virgolettato
in stille di rugiada
ed un compleanno di cristalli
sfascia un ritratto di papaveri
sulle ascisse emozionali
dei nostri cuori in declino.
Il giorno sfama i ricordi
del nostro senso lunare
e siamo piccole conchiglie
sulle labbra del mare,
spiccioli di un dolor
al profumo di noi.
Riscriviamo
l’acquerello di un battito
svuotato dal silenzio
in un’apocalisse di violini
e tremerà il nostro petto
in un campo di grano,
siam firma di un destino
sbucciato nell’orizzonte lontano.
in deserti di dubbi
dirompono deboli
in dorate dimore
tra dolori indicibili
dentro dedali d'oro
Dimensioni dovute
a un disegno divino
declinano danze di
delfini in deriva
dentro dighe indurite
di diaspro e diamante
Dicerie di dicembre
discese a dirotto
si dissolvono in distici
tra decine di diapason
in difetto di decibel
in duelli diretti a
decisive disfatte
Parole stonate
Mosse da fili dell’indifferenza.
Sul selciato della vita
calpestii di passi sempre più lontani.
Parole cadute come petali di rosa,
spine lasciate alla luce ad essiccare.
Cadono le illusioni.
Un freddo inverno congela gli ultimi sogni.
.
La vita spesso matrigna
tortura chi vuol guardare il sole.
Restano in cielo nubi scure
dal capo rivolto.
....Sulla terra, polvere
coprente barlumi di vite.

Son nata a Naracauli
la mia casa non c'è più
qualcuno l'ha distrutta.
Uomo, tempo e incuria
han spento tutto,
solo la miniera
nell'incanto vive
testimone di gioie
fatiche e sudori.
Cimeli d'un passato
giacciono in rovina
tra pietre frantumate.
La natura si ribella
prepotente rifiorisce
emanando i suoi profumi.
Son mentucce, lentischi
giunchi, ginestre,
euforbie e tamerici
a colorare ricordi
d'un infanzia lontana.
E quel mare testimone
di gioie e tragedie
di minatori e pescatori
continua a brontolare,
mostrando la sua forza
senza ragioni o torti
rotolando e accarezzando rena
dorata come il sole.
Modellate da un Dio scultore
son le dune che ho nel cuore,
trascinate dai maestrali
non soccombono agli strali
impietosi della vita,
mirando albe e tramonti
continuano a mutare
per i vivi e per i morti
come fossero risorti.
E ti disfi del mio cuore
come fossi una bambola senz’anima
piegata allo squallor dei tuoi desideri
ed il silenzio delle tue mani sulle labbra
mi si spegne prepotentemente addosso
sporcando i miei labili sensi.
Ecco straripar nei miei occhi
il tuo vocabolario di violenza,
nel battito di un no impotente
che gioca esausto al ribasso.
Hai strappato la mia vita
come i petali ad un fior
ed ora giaccio su un letto di schiaffi,
il mio corpo è lavagna dei tuoi peccati
venduto al mercato dei piaceri
e mai più rincaserò
da questa sporca solitudine
cucita addosso alla mia sorte,
perchè non ha più senso elemosinar
l’alba delle tue bugiarde promesse
in un ricatto di brividi e carezze.
Audio
Mia aura dove tu sie non cognosco,
veggo di te sembianze remote
'sì rosse di tramonto in tue gote.
Fui io a sfiorare dulci mani
e d'esse non toccai palpiti.
Rifuggisti pel sentiero del maggio in fine,
che petali sparsero lacrimanti note
e leggii piegaronsi alla voluntà non disiata.
Or solingo migro il randagio passo
non scrutando oltre un defunto masso.
Son scritti parvi d'inchiostro
che l'alma a te più non mostro.
Di beltà non m'abbevero in codesta forma
nel rifugio mio non consta fonte d'acqua scrosciante
e par che oramai nell'occhi tua vita s'addorma
che versi son solo rimembrosi pianti.
D'imago s'adorna la mente
e sorriso mesce jorno
a terminare del canto il ritorno.
Te priego amami ancor amor mio andato,
non in voluntade ma in grazia espressa
pria che membra appaiano in forma defessa,
pria che luce sorga dimani
lascianno del novo fin di maggio
in trascorsi vani.
Com’è caduca la geometria
Gli esseri - e le cose
Nell’immortalità -loro- provvisoria.
-E com’è caduco il poeta
Nell' immortalità –sua- superba
Nella sua perdita d’identità.
-Ora vedo lo smontamento di Orfeo
Ad opera delle Baccanti
Ed è pura disfatta.
-Nel silenzio monacale
E’ tutto il lutto di ciò che potrebbe essere
E invece non è.
- La fervente decomposizione -tutta-.












