Nei tuoi abbracci ho imparato le parole
silenziose che scrivono nella solitudine
i versi delle tue poesie.
E a volte a volar basso per sopportare
meglio il peso delle mie nuvole
nei cieli delle tue malinconie.
I tuoi occhi mi hanno insegnato
a camminare con le mie suole, e le tue mani
a ritrovare sempre casa a ogni mio rientro.
Nel tuo abbraccio ci entro d’adulto, mamma
e ne esco bambino, tra le tue braccia
so di potermi fermare a tremarci dentro.
Parvenza di un sorriso
Che nasconde il pianto.
Finzione e illusione,
Riparo di un cuore Infranto.
Ilarità simulata
Tra effimere comparse
Che svaniscono così
Come sono apparse.
La maschera è l involucro
Della solitudine e della vacuità.
Prodiga sogni e leggerezza
Con abilità.
Fugace gioia perché un
Amore non muoia
Nella noia.
Un Amore artefatto
Che veste i colori
Di Arlecchino,
Col suo fare biricchino.
Che a carnevale dispende
Gaiezza.
Poi a casa si toglie
La maschera, e ritrova la sua
Tristezza.
Mi assento dai giorni
come crisalide inesperta
dal suo bozzolo infecondo
e mordo naufragi d’anima
taciuti alle narrative del dolore,
licenzio gli spettacoli del mondo
dal vuoto delle mie prigioni.
Non abito più con me stessa
in questo scarabocchio di solitudine
che diversa mi etichetta,
ora gioco ad anagrammar
il silenzio delle mie paure,
vesto di poesia il mio fragile io
e nulla spoglierà il battito di un cuor,
neppure questa mente buia
affaccendata d’illusioni.
vago apolide senza una meta
recitando salmi sacri per me stesso.
Al buio cammino e vedo il nulla
mascherato durante il lungo giorno
dai profili di beni artefatti.
Spendo le mie monete senza valuta
gettandole in un mare abissale,
consumo canzoni urlano al vento,
unico amico in quanto compagno
lieve, seguace fedele del remoto;
e dedico questi versi apocrifi
ai lettori insaziabili del vero
detrattori dell'immateriale puro,
anelando che trovino autentico
il senso grave contenuto nel Vuoto,
colui che spietato mostra con malizia
la falsità nascosta nel corporeo.

Ti ritroverò.
Nelle agonizzanti sere
tra profumi speziati
della nostra collina
osservando un tramonto d’incanto
mi sovviene il ricordo di te.
M’ insegnasti ad amare
in quello che fu il nostro tempo.
conducendomi oltre l’eternità,
nei magici momenti
imparai a volare con te .
Nel miracolo dell’amore
costruimmo il nostro ieri
trascorso come un treno in corsa
che non sono riuscita a fermare.
Ora so che in un’altra vita
fermerò quel treno e ci salirò,
t’incontrerò e t’ abbraccerò,
sorriderò e piangerò di gioia con te.
Il nostro amore rivivrà
spazzerà il dolore
che ci ha straziato l’anima
privandoci del nostro oggi.
Aspettami amore
ti ritroverò, ovunque tu sarai
ti ritroverò …
Oltre il tempo , oltre la vita.

Un sol respiro ad unir bramate percezioni,
matite a calcar su foglio bianco
essenziale materia colorata a
dipingere un giardino di libellule e falene.
Pensieri oltre l'emozione, oltre la sensazione,
oltre l'essenza a divenir essenziale ed
imprevedibile, inafferrabile pensiero.
Cavallo a correr nella prateria e
sbizzarrir di fantasia la mente.
Prodigare in sospir di pianti e risa e
pensieri ad invader lo spazio
occhi e vocii in presenze astratte
inafferrabile sensazioni a crear visioni
favole in turbinio di vento e
al tempo ritrovar profumi.
Oblio ad accarezzar l'immaginabile e
nel fievol fluir a percepir il percepibile.
-Straripano orizzonti
che non riesco a scorgere.
-Straripano -
poiché bugiardamente ci affermiamo
togliendo grazia alla natura.
-Straripano -
per il completo distacco da se stessi
senza la traboccante ricchezza degli istinti.
-Straripano -
senza eternità,
e per il surrogato di ogni di felicità.
è così che le orme si danno correnti
vola lontano,
cerca i ricordi
cerca il perdono.
Semplici perle
su colli lunghi,
gioie, dolori
come le stelle
nei sogni.
Stringi le spalle
un duro muro,
forte barriera
contro il futuro.
Denti più bianchi
sormontato labbra,
occhi bagnati
contro una spada.
Ombre sul viso
non è finita
dolce riposo
scheggia impazzita.
Ecco la scia
di un mondo fatato
dietro la facciata
tutto è perduto.
La luce fioca
segna la strada
buche profonde
c'è una discesa e
una salita.
Apri il pacco
spedito dal nulla,
regali o sogni
spaccano la noia.
La vita è un dono
non lasciarlo andare
chiudi forte gli occhi,
continua a sperare.
Abiti ancora nelle piogge del silenzio?
L’anima mia rincasa dai tuoi sensi,
s’accende in pentagrammi di giglio
e sei quel pomeriggio dimenticato
in spremute d’orizzonte,
quel compleanno di giuste parole
abitato dai naufragi del cuore.
Cielo scalzo di ricordi
s’annoda ai miei occhi
come furto di un respiro,
come grammatica labiale
d’un bozzolo d’eco:
son solo io a lacrimar
sul mio tempo perduto,
su un battito di neve
che ferma l’infinito.
Attonito dalla finestra la guardo,
D'un tratto si volta, cara m'invita
Nel letto suo sudicio e beffardo
sporco del seme d'amanti fuggiti
nella nebbia insana cercando ancora
l'odore dei corpi loro impazziti.
Lei con le labbra mi sveste, divora
i sensi. Appena smette di ansimare
Si riveste e il ricordo mio cancella;
Il tempo di amarla ed è già sparita.
Qual bellissima puttana è la vita!
ma una puttana talmente bella
Che dimentichi il prezzo da pagare.
L'oprar della tua smania
parvemi insana gelosia
in vestigia ossequiose
d'un vile malandrino.
Nel tuo vociar mellifluo
dal sentor vischioso
apria baratro insidioso
d''immondo tuo peccar.
Insozzasti l'arte
con mera ipocrisia
di facezie ardite
ti forgiasti spia.
Vade retro
banale costruttore
maligno imprenditore
d'un regno senza trono.
Assaporo la notte
coi rumori pacati e
i suoi silenzi assonnati
Odo suoni
curvati dal vento che
arrivano timidi
come echi lontani
Un cane che abbaia
una sirena insolente
Mi prende una
solitudine antica
sperso tra sogni e
pensieri che la
pioggia lavera'
.........devo trovare un
antidoto al veleno
di questa esistenza









