C'è una chitarra che si scorda facilmente
ma per fortuna il pubblico s'è scordato
di venire a sentirla suonare in mezzo al prato
Qui le vecchie radure fanno brutti scherzi
nascondono bisce dietro scheletri d'acacia
Mi ritrovo a ridere del mio mondo, è buio pesto
mi ritrovo per un bosco a ridere di me stesso
potrei ammiccare l'alba, invece è troppo presto
Intorno a un rogo streghe col violino
senza fare apposta schiacciano formicai
tutti i mostri aspettano il mattino
ma la luce poi non la vedon mai
Rido ancora del mio mondo rimbecillito
rido ancora del mio film horror preferito
Dietro i cespugli faine si scrollano l'acqua di dosso
anche se poi sono giorni che non piove
Negli antri dietro qualche nuova brughiera
gli orchi piangono feriti nell'orgoglio
perché i folletti li hanno presi in giro
qualche scemo pensa che finirà in meglio
ma dalle strade di città lo divide un muro
Mi piace ridere di tutto quel che sono
e la chitarra mi si scorda in mano
tanto qui non mi sentirà nessuno!
limpidi come la notte
tu che m'assali nei sogni
dove vai
materializzati qui
non da lui
chissà e mi consoci
se nel sogno ci siamo visti bene
se mi hai ricordato
se mi hai almeno
sfiorato
tu dagli occhi limpidi
come la nebbia
e dai capelli neri come il giorno
tu che mi sei entrata dentro
e non vuoi uscirne più
ma chi sei
dove sei...
abbracciano le stelle d'Agosto
Su di un mantello nero
piccoli, irregolari e luccicanti punti sparsi
paiono accennare il movimento
Alcuni ci sforzano gli occhi, come fantasmi
Bagliori, quasi miraggi
Ipnotizzati a faccia in su, cerchiamo
fissando un sembra, pensosi
La bellezza del cielo di notte ed il silenzio intorno
sconvolgono, rimestando le visioni
Le stelle d'Agosto , pungono l'attenzione
come nostro guardiano
scaldano come coperta
Ci lasciamo trascinare, senza rimorsi
senza pudore
Le stelle d'Agosto ci vogliono
Io, le voglio così
Ci prendiamo per mano, senza conoscerci
da amare, per sentirci uniti
per vedere una stella morire
vivendo ancora
anche se il destino piangerà
nel soffio di un respiro
che smetterà di respirare
alla fine del nostro cammino
triste o contento di aver vissuto
pure se ha dovuto sudare
per essere accolto e sentirsi amato
nel riconoscerlo in chi è veramente
com'è fatto davvero
Incatenami le membra teneramente con i mille serpenti della Tua soave sensualità, con i delicati baci delle mille spose che lasciai durante il percorso su questo pianeta e che ritrovo nel Tuo sguardo.
Fammi sognare i sogni dei gelsomini in amore, dammi le visioni angeliche degli anziani dietro gli occhiali un pò appannati dai sospiri, fammi assaporare il tepore caldo ed etereo delle Tue mani onnipresenti.
Non abbandonarmi durante le mie misteriose escursioni notturne, non lasciarmi solo, ineffabile Guardiano delle mie notti.
a non cadere nel dubbio,
se tu l’hai detto è vero,
vincerai,
le tue parole non passeranno,
il male non prevarrà sul bene,
le porte degli inferi
non si apriranno per la Chiesa,
la Tua Chiesa,
tu l’hai detto, aiutami a credere
che tu vincerai,
non è facile in questo mondo
non è facile nel Tuo mondo,
ma tu non permettere a me
come ai miei simili
di avere dei dubbi
sulla tua Resurrezione!
Aiutami ti prego
a non arrendermi al dubbio.
Sarebbe la fine.
quasi per pochi istanti.
Vorrebbero che non esisti
a volte hanno pensato anche di distruggerti.
Poi improvvisamente
ti girano le spalle.
Ma per fortuna
qualcuno resta dentro il cuore.
Alleviando noie
e sofferenze.
Facendo parte integrante di noi
della nostra vita.
Ci sono quando ridi
e quando piangi.
E tu cerchi di farlo con loro
“ nella buona e nella cattiva sorte “
Uniti nei momenti più bui
è tristi.
Con coraggio
porgendogli la mano.
Aiutando ad attraversare il tunnel
fino ad arrivare alla luce
ed io mi vesto
di incubi scoscesi.
Plano verso il giorno
ma precipito dentro un mare
di ricordi,
di catene,
di passioni mai sopite
E torno bambino
in un corpo d’uomo,
la mia mente
è rimasta sul cuscino,
il corpo vaga solitario
tra una marea di esseri inanimati,
stelle al neon,
creature senza occhi
orologi dissolti al sole nascente.
Tempo e spazio si burlano di me,
rimango attonito in un
vortice che inghiotte
sentimenti,
idee, speranze.
Tornerà la vita
ad accarezzarmi
ancora?
ho subito saputo
a chi dare in custodia le parole
I libri…ah il mio piccolo volume
messo in un posto lontano dalle insidie
-non voglio tanto penetrarti nel pensiero
non credere sia eterea
questa simbiosi apparente con il nulla
Ma dovrai passare da quella pagina
diversa -e temo e so-
con la mia bocca che osserva
ti recita tre distici
e chiude con l’enigma
“raggiungere i tuoi riccioli”
come faccio?
Ora
sto qui, vedo la mano muovere le corde
la mano uguale alle mie corde
Non ho fermato il gesto sulla lingua
dire -non voglio maschere e tu sei
a spogliare l’anima
e amica è anche amante,
segreta: nel silenzio fugge-
Sai, ho imparato
dalla tua voce a dondolo
che esiste una musica
dopo le note
Prova a pensare a quanto potresti.
Nessun trucco, è tutto vero:
si perde altrove quel tuo giardino.
Senza fine. Laggiù. Selvaggio. Nella foschia.
In macchie di alberi frastagliati,
nella contorsione di quelli solitari,
nei vapori delle fontane, dell'umidità,
nelle lingue serpeggianti dalle gole dei boschi.
Nulla è più misterioso e mal disposto.
Che sfortuna le felci nate davanti ai sassi;
gli agrifogli schiacciati dai frassini;
le querce che si lanciano occhiatacce a distanza.
Domina quel silenzio ronzante che ti fa tremare.
L'immaginazione e questo giardino fecero una gara
per stabilire chi fosse il più sconfinato:
in pochi minuti l'immaginazione si perse nel giardino.
con la mente satura
di pensieri misti
a domande
risposte
dubbi
perchè
La pace della luce del sole
bacia e scalda la mia pelle
ma non scaccia
i tarli nella testa
che ticchettano ancora
ancora
come un orologio
che martella i secondi
E tu?
tu continuerai silente
a camminare distante
tra la folla
che ti acclama
a mostrare di te
la facciata orgogliosa
Sarà tripudio di colori
quel momento
in cui riuscirò
a toccarti dentro
e lascerai cadere le parole
spogliando
i tuoi occhi dai veli
e saranno liberi
di vedere la mia anima
I fuochi lontani dei pescatori
imbiancano la rada
ovattata da onde e sospiri,
tra le onde laggià, tra le onde,
il tuoi occhi neri, il tuo scialle ocra,
il mio alito sul collo esile
da giraffa.
Fulttuano tra le zone oscure
di desideri marini,
amplessi al crepuscolo,
cadenzati alle rime
dei poeti di fine secolo.
Ora un braccio meccanico
mi asciuga la fronte
ed i pensieri volano
su cavi telegrafici.
Sfolgora lontano, sulle dune,
una vecchia conchiglia,
misero relitto di un amore
o di un odore intenso di ormoni,
i tuoi, neri, come i tuoi occhi,
come la notte che tutto avvolge.
Bacio la sabbia,
ed una seppia sapiente
mi fissa incredula.









