Volevano solo decorare il traguardo per il vincitore con delle siepi,
ma da quelle siepi spunta sempre chi bara sulla linea.
Corrono quasi tutti alla fine:
spiegano i polmoni come dei paracadute
per le vertigini senza fiato;
ma loro sbucano da lì.
C'era quello impacciato che è arrivato primo contro se stesso,
c'erano canottiere bianche senza marca e numero
(nessuno si ricorda di chi sgobba così)
e c'erano i vecchietti con l'asta per il binocolo.
Alla fine vince chi scavalca la siepe.
Grassi e idratati, tagliano la linea con un sorriso curato
per i fotografi e le fotografe. Guai agli incavi, alle fosse,
alle lodi e alle dediche ai taxisti che proliferano nelle fotocopiatrici.
Loro hanno vinto. In furbizia.
e della guerra dei sensi,
nei freddi attimi
e nel languore dei sospiri,
sugli altopiani della discordia.
Seguirò le tue storpiaggini
ed i tuoi stordimenti,
cullato da vertigini
di ruote ancestrali,
da fiaccole notturne
nelle processioni delle feste,
sarò scia di ogni tuo sguardo
proteso verso il buio,
dardo di fuoco e acqua incessante,
vuoto nel vuoto
che colam lo spazio,
curvità di ogni sagoma
di gente in preghiera,
assumerò forme contorte e tristi
di traiettorie spezzate,
là dove finiscono gli amori
ed i cuori infranti
di questo pianeta.
ti voglio !
l’anima urla.
Una tempesta di emozioni
un uragano in piena
non vi è argine che possa resistere.
Fermare l'istinto
di sfiorare il tuo corpo, di toccarti,
baciarti... non è facile.
Le tue partenze
chiudono lo stomaco
la malinconia mi assale.
Il vuoto
che lasci
e incontenibile.
Un uragano ha scatenato
questa tempesta
d’amore immensa.
Da dietro i nuvoloni
il sole spunterà
per scaldarci ancora.
Le nuvole si dissolveranno,
al tuo ritorno
l’anima si illuminerà.
Di nuovo il cuore tornerà
ad emozionarsi è
l’anima volerà.
Assaporo quel passato
sui sobborghi d’orizzonti
senza luce,
dove i ricordi affamati
di lacrime,
annegavano la mia serenità.
Ho cercato di vincolarmi
dalle selve della malinconia,
aggrappandomi a pensieri vivi,
ma tante volte son caduto
dentro quelle menzogne
che uccidono l’anima.
Ora sento il bisogno di urlare la Vita
verso un nuovo tramonto
per ritrovare la luce del mio cammino.
ma nulla di nulla
di ciò che mi stritola il cuore
non versi d’amore
scolpiti nel marmo
non strenuo dolore
affogato sul mare
c’è il vuoto
incolmabile e tetro
che viene da dietro
le spine del mondo
dal buio profondo
che grida vittoria
e se chiedo alla storia
di darmi una mano
risponde che il tempo
è tiranno e sovrano
ch’è pieno di buche
riempite di niente,
per questo stasera
zittisco il mio io.
da tutti malvisto,
cor viso pesto,
nun faceva testo,
era sempre mesto,
più che modesto,
portava la casa
drenta 'n cesto,
pe' lui nun era mia presto,
sempre ar solito posto,
nisuno ja mai chiesto
perché era sempre angusto,
perché ne l'occhi sto disgusto,
scusate si ce 'nsisto
ma jè bastato un gesto,
nisuno l'ha ppiù rivisto
a quer solito posto,
lui de sta vita
ha 'mboccato l'uscita,
mò ha rotto le catene
nun me chiede perché e ccome,
mò ha cambiato zone,
mò core senza pene,
si lo cerchi guarda bene
quanno che la luna fa capoccella
lo vedrai sartò leggero
da stella a stella.
Abbandonata di qua e di là
al filo delle rose
accostata al giardino ma dentro
ombrosa palpebra sulla pagina
il segnalibro l’ho posato poi che
l’indeterminato mi fa sguardo d’altra direzione
E quell’arrivo di piccola oscurità che dà un confine
contenitore dei ma
e forse
scelgo a caso le ore
per rimanere
in una specie di eternità
un fiume in piena di locuste fameliche con le antenne pronte
di caramelle di zucchero colorate, avvolte da carte rumorose
di corde di canapa, annodate in mille modi
Sta per invadermi, nella novità assoluta
con meravigliosa meraviglia
in questo caldo coprente
nel giorno dei giorni, più normale
Il mio alveo inerme e già arreso
sussulta di felici e garbate sensazioni
giovani sorprese e sorridenti biancori
Riappare la luce, timorosa ed accecante
Il fiume in piena mi solleva, mi alza
mi salva trasportandomi
mi rende vivo, lasciandomi sentire
tastare, riassaporare
I nodi si sciolgono, le caramelle addolciscono
le locuste cambiano direzione
facendo largo a ritrovati lunghi abbracci
nuove parole e languide effusioni
Quasi tramortito e sbattuto su rive sbocciate e fresche
mi godo le ore
di ritrovate forze ed emozioni, che i molti anni avevano abbandonate
come zitelle incomprese, per voci di gente di paese
nella rabbia invidiosa e nell'inspiegabile stupore.
Nella vena che mi sporge sul braccio
corre il Glacier Express
arranca una lucidatrice
un trapano possente
dall'originale verde vagone
si ferma sempre al declivio l'aiuola del pensiero
che a sfiorarla appena ti sporchi la punta delle dita
in pasta d'albicocche
di farfalle marroni.
Mi confondo di mare e di collina
di profumi e di aromi,
di tiglio, rosmarino, ginestra selvatica e limoni.
Dalle viti ora verdi di foglie
raccolgo acini acerbi intrecciati ai viticci.
Dall'alto rocciose
annaspano i fichi d'india i colori del sole
coi fiori rossi e gialli,
i frutti carnosi avanzano i dolci e sanguigni sapori
ed io aspetto di cogliere l'odore della vita
sotto il sole d'Agosto!







