Gli anni son passati
e i tempi son cambiati
i baci erano veri
li sentivi sulle labbra
il sapore
adesso
è solo di parole
scritte su un pc.
L'amore faceva vibrare
quando la stringevi
forte a te
ora puoi vibrare
ma non sai il perchè.
Gli anni son passati
e il mondo era reale
adesso chiudendo gli occhi
ti ritrovi nel virtuale.
L'amore si ti da,
ma ti svia poi la mente
da quello che poi l'amore
ti donava veramente.
Col linguaggio dei pini marittimi
mi parli
in forbito accento botanico.
Coi capelli bagnati e le scarpe slacciate
ti guardo
appena piu’ magro della mia stessa ombra.
Porto sul viso il segno del mare
e dell’arcobaleno
riflesso sul dente sporgente
rosso giallo verde e celeste come i coriandoli
inefficace lama, ruvida pietra lavica,
bacio al sapore di nuvola
amabile come un té al jasmine.
I passaggi obbligati della vita:
l’essere bambini, gabbiani e navi
e poi lo scoglio che ti ha creato
e poi lo scoglio che ti ha tradito.
Serenamente ci sto pensando:
la prima cosa che ho posseduto?
non conta niente, non la ricordo.
Celeste cielo di eta` lontana
tu che sei semplice e saporito
tu che sei un ramo di rosmarino,
impara a leggere tra le mie righe
concedi all’uomo che ti respira
stagioni tiepide e luminose
che come ieri mi faccian ridere.
Soltanto il soffio di caffettiera
o l’aria nobile dell’Abetone
salvano l’uomo dal rinunciare
soltanto il passo di bicilcetta
riporta il cuore all’umilta`;
e se avrai freddo e avrai paura
che possa il cielo darti riparo.
Di nascosto ti osservo
tu
che ti muovi in cucina
persa nei piatti sporchi da lavare,
mentre mio figlio mi parla
ma non seguo
quel che dice,
e ricordo quel giorno
che ho fatto le valigie
e sono uscito
dalla tua vita,
rivedo i tuoi occhi
lucidi
mentre in silenzio
mi guardavi andare via...
di tempo ne è passato
e so che ancora
tu mi aspetti.
Ma come posso perdonarmi
il male che ti ho fatto!
Potrei ancora abbracciarti,
stringerti
fra le mie braccia
e dirti che mi ero perso
che sono ritornato,
che forse potremo ancora
insieme
viaggiare sullo stesso binario,
ma rimango
in silenzio
mentre tu continui a lavare i piatti
ti vedo
un sorriso sulle labbra.
Mi gira la testa da quanto ti penso
perche` quest’aria da altri tempi non aiuta,
ostinata come la febbre dei miei dodici anni,
e` come se mi affacciassi da via Pertinace.
La tovaglia e` la stessa, stessa la frequenza AM,
stessa e` la storia e la ricetta, stesso burro, stessa salvia,
diapason che questa brezza domenicale
mi ha piantato sul cuore.
Ricordo ancora, e` normale,
ma confondo tutto con te,
con la sfilata del nostro Giugno.
Forse perche` e` tornando indietro
che si va avanti.
Sei come il buio che si inghiotte i tamburi di questa citta perversa
sei come l’artico freddo che stringe gli amanti in abbracci violacei
sei il potere di una lacrima
l’innocenza di un cuore che si affaccia dagli occhi
sei l’insostenibile peso di un amore sincero
un tepore domestico che mai ho provato
un letto, un ostacolo, una baita agognata.
Vorrei fermare il tempo
perchè mai fino ad ora
questo vecchio uomo stanco
si era fermato ad essere amato.
Inutile è rincorrerti
inutile cercarti
desiderarti
ed anche sognarti
perche’ sei svanita,
volatilizzata.
nobile lacrima
che si e’ posata
su questo scoglio
ora freddo e impersonale
ma un tempo caldo e dolce,
un tempo riparo per pensieri ed azioni,
nido d’amore e scoglio proibito.
Il peso di una vita
è ormai un pugno di ricordi
irraggiungibili attimi
schermati dal sole di maggio.
Vertigine
a pensare al tuo affetto.
Sdraiato in un letto di cemento
sotto la pioggia
per l’ennesima volta non capisco.
Il tuo pianto, il mio pianto
sono acqua che comunque evapora
pioggia che fuma
sul mio corpo in fiamme.
Tornerò a casa, amore,
e questa volta avrò risposte.
Tornero’ a casa, amore,
bagnato e stropicciato,
ma se il tuo affetto
andrà oltre i miei vestiti zuppi,
se saprà insinuarsi a bonificare
le paludi di una coscienza invecchiata,
allora dall’eterno ciclo di evaporazione
affluiranno tutte le certezze
di cui abbiamo bisogno.
Ho ancora la forza
di aspettare
quel che nel mondo
chiamano amore.
Ho ancora la forza
di sognarlo
di crederlo
di amarlo.
Ho ancora la forza
di ritornare
sempre vivo
anche senza amore
per crederci di nuovo
quel che nel mondo
chiamano amore.
Dove sono i tuoi occhi di mare
i tuoi occhi, occhi d'amare,
Dove le tue labbra rossetto
che disegnano un viso perfetto...
Dov'è andato a finire lo sguardo
che ricorda un cucciolo testardo
lilla, per me era il tuo soprannome
ed io, per te cucciolotto di nome...
Ora quel tempo non ha più tempo
questo mondo è sfuggito dagli occhi
e io, continuo a parlarti nel vento
col pensiero che qualcosa ti tocchi.
Però so che gli amori speciali
quelli che non sono mano nella mano
e che scopri in percorsi virtuali
raramente ti portan lontano...
Ma non ho fatto in tempo a capirlo
che tu hai cambiato destino
ed io ho tentato di riafferrarlo
per poi piangere come un bambino...
Ora sono da solo a pensare
all'amore in un gioco virtuale
ai tuoi baci dalla tastiera
cuoricini e faccine con la faccia fiera...
E ripenso che in quei momenti
per sentirci felici, contenti
ci bastava chattare per ore
ma tutto questo era amore?
Lascio orme sulla sabbia
chiedendo al mare
di non cancellarle
dovessi perdermi
mi troveresti ovunque
Appendo fili colorati
ai rami degli alberi
nel bosco cupo
pregando il vento
di non portarli via con se
simile al filo di Arianna,
non ti perderesti nel labirinto
delle mie paure
Lascio cadere briciole di pane
sul sentiero
implorando i passeri
di non nutrirsene
potrò ritrovare sempre
la strada che a te mi conduce
Libero stille di gioia dagli occhi
dando vita ad un ruscello
per rinfrescarmi
lungo il cammino di libertà
che vado cercando
inutilmente
consapevole
che solo nel tuo
caldo abbraccio
trovo tenerezza, amore
evasione dell'anima
quando imprigionata
nel buio mi sento
In quale dei mille specchi che sputano i miei mille contorni
si trovano i mille aspetti che furono già dei miei mille avi ???
In quale dei mille cassetti che racchiudono i miei mille sogni
si combattono le mie mille battaglie che furono già mille disfatte ???
In quale dei mille risvegli che spengono le mie mille fiamme
si ricompongono le mille immagini che furono già poco piu’ che ricordi ???
In quale dei mille viaggi che si dispiegano per i miei mille mari
si rincorrono i mille pezzi che furono parte del mio unico cuore ???
Taci
ascolta i petali cadere
e fa che io possa sentire il tuo silenzio parlare
freddo e impetuoso è il vento della notte
trascina con sè la luce delle stelle
è un vento che si nutre d'infelicità
col suo velo nero ricopre tutto
ma muto, esulta talvolta
raccoglie al suo passaggio le voci
di chi è solo e le ascolta
e le porta ad altre voci.
Ma l'infelicità muta, non ha nulla da dire
e la solitudine, sua sorella, fa capire
che sorda è all'ascolto del dolore.
Convivono le due vedove
non si rassegnano
aspettano il buio
chiudono le finestre alla notte
planano silenziose sull'uomo
si saziano,ingorde, delle parole sofferte.





