ombrelloni in letargo attendono
lo spalancarsi al sole
al di quà del vetro in lacrime
invento un'isola
attendendo
in ansia l'odore di naftalina
una sbirciatina... si
per ricordarmi i tuffi
e la sabbia nelle mutande
come un dono di natale
lo apro impaziente
quanti momenti dentro un fiore su una maglietta
quanti vorrei stretti
che non entreranno più su la mia pelle
camice col sapore di ieri
che avvolgo al volto
per eludere quella pioggia
che scivola all'interno
creando muffa sul mio vorrei
abbasso il volume di questo urlo
premendo rewind
creo sulla sabbia una pista
con sfere di naftalina
comincio a giocare.
Nuda accanto a te mi avvicino
nella soffusa luce di cento
candele
seguo il profilo del tuo viso
bacio le tue labbra carnose
piccoli morsi
le lingue nel bacio appassionato
si intrecciano, giocano
Si accende la voglia
la tua mano accompagno
dove sentire smanio
e godere mi fa il toccare
le labbra rosee
umide da cui ti disseti
assaporandone il miele
dolce ed acre del piacere
L'odore dei nostri corpi
profumo d'amore e passione
eccita anche l'olfatto
ogni senso rapito
dall'eros che si espande
E quando turgido il tuo sesso
pulsa, nel ventre mio
ti addentri
con gli occhi e gemiti
quasi ti imploro
ancora ed ancora
ti voglio sentire
e l'orgasmo insieme
raggiungere
completare quel rito ancestrale
ogni volta rinnovato
alla scoperta di nuovi piaceri
La tenerezza ci coglie
in un abbraccio di appagamento
del corpo e dell'anima
aspettando che si accenda
un'alba nuova
innamorandoci ogni volta
come fosse la prima volta
nulla cambia
neppure all'inferno
dove albergano
ragnatele polverose
appiccicate alle pareti
che sporcano tutto
indistintamente
complicandoci il cammino
nei profumi putrefatti
nelle liti oltraggiose
che infestano soltanto
senza un sollievo concreto
lui, ispiratore del creato
necessario incantatore
che ci dà l'ispirazione
ma che penetra nel cuore
non si spiega poi il perchè,
le parole tu le attendi
come fossero fatate
tu lo vivi come fosse
vero amore.
Ed è lì senza pudore.
E' un virtuale maledetto
ma lo aspetti dentro al letto
ti brucia sulla pelle
e ti fa veder le stelle.
Poi una voce a te lontana
ti dice dolcemente,
sveglia! sveglia!
Abbandona quel virtuale
e ritorna nel reale
lì c'è un mondo da scoprire
ed è quello
che fa morire!
Suona una chitarra lontana al chiaro di luna
un dolce motivetto di nostalgia serena
e l'aria calda vibra di romantiche note
ricorda un passato antico di una notte d'estate
nel buio il bacio di due giovani suggella
una promessa d'amore eterno in culla
mi commuove lo slancio vitale della gioventù, l'immagine felice
quando l'energia fiorisce nella speranza distillatrice
e i suoi fiori ricoprono il cammino della vita
la realtà tace, non sveglia il sogno inferocita
come quando si guarda un film in bianco e nero
di uomini galanti con guanti e cappello fiero
che omaggiano con un inchino donne senza un filo di trucco
dalle gonne lunghe e i capelli raccolti con un fiocco.
Guardo il mio mondo antico con occhi di bambina
rapiti sognanti avvolti dal fascino di una fantasia biricchina
di un tempo sparito tra vie illuminate da un' onda
di luci fioche con il rumore del mare che circonda.
Il mio mondo antico è morbido avvolto di malinconia
risuona un motivetto, un dolce canto di nostalgia.
...In un attimo
ti scelto come Amore
e pensare che non ci volevo stare
mi dicevo ma questa cosa vuole
lei è la neve ed io voglio tanto sole...
Per uscire finalmente dall'inverno
per avere accanto chi si entusiasma
e mettere il naso fuori dall'inferno
di quest'uomo che sembrava il suo fantasma.
Ma, non era così:
Tu sei la primavera con i suoi colori
il sole che riscalda questa pelle
l'amore dei bambini che escon fuori
a fare chiasso sotto mille stelle...
Tu sei l'estate che più non mi aspettavo
la bella cosa, il premio di chi è stato buono
il mio ciucciotto di quando bimbo piangevo
e della mia vita di ora, uno splendido dono...
Tu sei l'acqua pura di quella fontana
con la sua trasparenza e il suo sapore
l'incasso di chi vince una cinquina
e la voce forte e chiara che mi chiama Amore.
Tu sei...
più di una lama
non è niente
che ferisce
di un coltello
Mi capita a volte
di non aver nulla da dire,
esule preda del mio Vietnam cerebrale.
Mi capitano situazion in cui
facilmente i sensi scioperano
e ridono di me,
sono i tempi tristi e improduttivi
gli inverni freddi e insonni
i giorni in cui la gioia
è solo un lontano e sfuocato
ricordo.
Dove sei quiete ??
Perche’ non mi rinfranchi ??
E tu, vino, perche’ non mi riscaldi ??
La pioggia batte sottovoce
sulla mia inerme chioma
e la morsa del nulla
lentamente mi ingabbia.
Tu sei di carne, amore,
ma se fossi della materia del vento,
spazzeresti via queste mie paure ??
Se avessi la sensibilità delle tinte pastello
di che colore dipingeresti i miei sonni ??
L’inverno è appena iniziato
ma questi miei occhi ostili
già si chiudono nel cerchio di uno zero
dietro il guscio di un letargo
dietro a queste quattro mura
che assorbono il mio grido
e gli negano la strada
che porta al tuo cuore,
al tuo cuore di dea taumaturgica
così utile al mio dolore
eppure così lontano
dalla vendemmia del mio panico.
Il dolore,
Questo mondo sempre più insozzato
da guerre, discriminazioni, razzismo
dove disseminate nel vento
vagano false promesse
senza trovare un terreno fertile,
perchè le bocche da cui escono
sono sterili e bugiarde
mi sta stretto ormai ….
Ed allora metto in valigia
il coraggio, la speranza e l'amore
spicco il volo
alla ricerca dell'isola che non c'è
Ricordate la favola di Peter Pan
e se non fosse favola?
*
Voglio ritrovare il colore del sole
aria pulita non grigia di smog,
il profumo ed il colore dei fiori
i sorrisi dei fanciulli
Sono certa, incontrerò adulti come me
che nel cuore e nella mente
vivono ancora la fantasia
la gioia ed il ricordo della fanciullezza
l'aura che li avvolge candida
come neve,
le onde del mare cantano ancora
perchè l'inquinamento è sconosciuto
e da esse lasciarsi cullare
è un abbraccio di passione
Ed è una danza di fiori e fronde
degli alberi
mosse al soffio della brezza leggera
un essenza profumata
dona vitalità dimenticata
Quante altre sorprese troverò
sull'isola che non c'è
noi tutti abbiamo in noi
un piccolo Peter Pan
ma sulla terra non più vive
perchè hanno ucciso la fantasia
Un calcio
a un cane randagio
la coda tra le gambe
il capo chino
si allontana stanco
rassegnato
si ferma
come a un richiamo
si guarda indietro
non si nega
la speranza
nessun rimorso
dall'altro lato
va via
non sei importante
ma lui sta morendo
non guaisce
per sentire
quell'amore che ancora
brucia dentro
non era importante
questo fa male
non parla
ma io lo sento
ha imparato
la lezione
tornare è un errore
quasi sempre
un errore del cuore.
quannu a notti mi accarizza
e cull’occhi cari mi talii.
È focu u to chioviri
mentri n’funnu all’anima
mi lassi nu surrisu
caricu d’amuri.
Manca u sali o to turmentu
e quannu trasi u to sciatu
mi cunfunni carni e pinzieri
e intra a luna chianca mi perdu
comu na nica scintilla
chi mori no ventu.
Dolce sei Tu
quando la notte mi accarezza
e con gli occhi cari mi guardi.
È fuoco il tuo piovere
mentre in fondo all’anima
mi lasci un sorriso
carico d’amore.
Manca il sale al tuo tormento
e quando entra il tuo respiro
mi confonde carne e pensieri
e dentro la luna bianca mi perdo
come una piccola scintilla
che muore nel vento.
Quasi come i fili d'erba
che tremano nel turbinio dei venti,
il mio amico immaginario
ha recitato cinquantasei rosari.
Ho ascoltato con attenzione,
intrappolato nei miei pensieri
dalla sfuggevolezza dell'essere.
Appiattiti sul mio petto
grilli e cicale, fiori senza radici,
come eco di dolori lontani,
inveiscono contro una psiche turbata,
labile, schiva, abbandonata
alla balia del non essere.
Sollevo lo sguardo al passato
e inchino il pensiero verso ovest,
poi penso alle preghiere promesse,
a tutti i miei sbagli, ai miei capelli grigi.
Ed ecco una scossa, ecco il presente,
ecco il mondo in un granello di sabbia,
e poi un altro pezzo di me che se ne va.
Ti ho lasciato una sedia all'ombra del faggio,
sul lato sud del nostro nido d'amore,
c'è spazio per tutti i tuoi sogni,
il tempo per fare rumore
e una matita per tracciar le tue rotte.
Traiettorie indecifrabili, non più consone
alla mia personalità bacata.
Io mi fermo qui, con un sorriso in mano
e ti guardo da dietro la bolla,
nell'angolo più ad est del destino.
Ti ho dato la vita, forse,
e ho disegnato le ali al tuo sguardo,
ma oggi non posso giocare con te,
preferisco contar fili d'erba,
sgranare il rosario con il mio occhio lucido
e perdermi nel tunnel che ho partorito.
Se ho sognato un sogno
Per completare tutti gli altri
Sarebbe incluso
la scatola di playmobil
Se ho sognato un sogno
Che durasse per sempre
Sarebbe incluso
parti interscambiabili
Se ho sognato un sogno
Di incrollabile amore
Sarebbe incluso
il teletrasporto di star treck
Se ho sognato un sogno
senza aghi
Sarebbe incluso
Un dolore che non c'è
Se ho sognato un sogno
Di risata a bocca aperta
Sarebbe incluso
ritornare un pochino indietro
Se io sogno un sogno
nel mio presente
non sarebbe incluso
I capelli che sto perdendo.
Quando appesa la sera
nell’aria
la Luna è rossa
mi volgo al cielo e guardo
la sua veste pudica
che in verità
m’appare
solo una messinscena
Creatura virtuosa
…che sotto sotto
è puttana
Mendace luna…
favilla incantatrice
come angelo argenteo
affascina nobili pensieri
e romanticismi
poi ad ogni tentazione
si concede
la fèmme fatale…
di tutti i poeti è la concubina!







