"Fatti trovare come tu sai fare..."
Come fossi il cielo
nell'attesa delle stelle
si incupisce, si nasconde
e si lascia scavalcare.
E' un inchino senza voce
sussurrato al suo dovere
ma la voglia della luce
dà respiro al tuo sognare.
Ma è scoprire che da tempo
non sei il solo ad aspettare
e c'è qualcuno là nel mezzo
nato pronto per questa danza.
E sulla stessa stella,
nell'orgasmo del domani,
ci sentiremo più bagnati
e forse ancora più vicini,
Io sono qui,
come so fare.
Sono pronta per l'amore.
E' sparita ragazzina
era ispirata
da uno strumento
che suonava
di lezione in lezione
finite sul manifesto
della sua scomparsa
con la fascia sul capo
non più ritrovata
fermando uno straniero
molto misterioso
artefice di un attentato
che mi accaponò la pelle
e mi risvegliò
nella salvezza sua
di un mitico uomo
salvatore
del peccatore
A Emanuela Orlandi
lasciami un pensiero nella gondola della vita
per le vie ordinate del destino da me arriverà
sei rimasto così giovane in un' immagine mai sbiadita
nel ricordo rivivi, ma il pensiero mi salverà.
Si fermerà nei meandri della mente
per far riposare il circolo del mio dolore
avrò un debito con te mio onnipotente
l'anima mia, non scorderà il favore.
Nel mistero più grande portavo la vita
mentre la tua esanime volava lontana
nella crudele istanza di un compleanno
ho baciato la vita e la morte sovrana.
Il tempo sparge sale nelle ferite
sciogliendo lacrime da cuor corazzato
donami un tuo unico pensiero
nell' invidia degli angeli...
fratello mio amato.
Come un quadro in agonia
cominciò a desiderare
la prima aurora e vapori di miele
vomitati dal suolo.
Un basso mare caldo
che facesse camminare piano i pesci
nell'onda oleosa
che ammassava i petali.
L'amore che per lui aveva tanta importanza
rimase solamente un nome
dato alle pietre del fuoco.
l'autunno si affaccia
le serate imbruniscono presto
l'aria rinfresca...
non ti viene voglia di uscire
rimani rintanata
a guardar dalla finestra
le luci soffuse dei lampioni
le macchine che veloci passano,
ti guardi indietro
capisci che anche tu
sei al tuo autunno
la tua estate è finita
da un pezzo
hai alle porte il tuo inverno
e pensi
alla tua primavera
piena di colori
ormai
tutti sbiaditi dal tempo,
hanno preso le sfumature del grigio
ormai non si distinguono più
sembrano tutti
dello stesso colore
provi a sorridere
ma ti esce soltanto
una smorfia
ormai
sei all'ultima stagione.
Dissoterro la tua assenza
cadavere intatto di dolore
urlo sì grande senza voce
tempo infinito senza ore
vento di tristezza senza eco
ricordo il tuo viso essere il mio giorno
il tuo sorriso, la mia notte
dove mettevo a letto le paure addormentate
i tuoi occhi, le mie stelle
a illuminare il buio della pelle
cadono a poco a poco
le parole di quell'addio
che videro le mie lacrime diventare mare
con il cuore relitto lasciato marcire
senza vita ti vedrò vivere
gioire senza che io possa di questo gioire
ma fa che non ti veda mai soffrire
perchè allora sì che mi vedrai morire
come un'ombra senza luce
come il sole senza giorno
come la luna senza notte
come il profumo senza fiore
come il mio cuore senza il tuo amore.Dietro il paesaggio
il Nulla!
Cominciano
a spuntare
le emozioni
Crescono
diventino
delle piante
i sentimenti
Crescono
sempre
più vigorosi
capaci
di accogliere
i pensieri
dell'uomo.
Dietro il paesaggio
il Bello!
Ti distendi
maestoso
con il tuo variopinto
abito di festa
La tua nobile arcata
riempie il cielo
ottenebrato da nuvole
grigie e gonfie d'acqua
restituendo alla terra
serenità, pace e vita.
perché gli concedi anche un respiro
ed il tuo sangue e le tue ossa.
Perché hai superato l’istinto di sopravvivenza
lasciando a terra una prima lacrima,
lasciando che ciascuno la veda,
sfigurarti l’armatura, il viso e il cuore,
e il nostro cuore.
Fratello,
sappiamo che qualcuno osserva
e ci crediamo fino in fondo
per guadagnarci un pianto,
non c’è pietà per chi vede nel vento
i petali dei fiori maledetti.
Amico, fratello,
compagno di vita e resurrezione,
Non c’è parola, per quanto grande o dura,
che possa ora immortalarci
facendo eco tra queste mura.
Non è un teatrino la mia ricerca di morte,
ma una spada caduta nel sangue di nemici scomparsi,
faccio ancora finta di non vedere
i miei colpi uccidere l’aria
e uno specchio trafitto.
Guarda come questa lama fedele
ha smesso di brillare
tra il sangue delle mie vene.
Lo vedi che non resta di me che un corpo impotente
di fronte a un muro, a un ricordo melmoso,
agli occhi distratti della gente?
Vedi che non sappiamo più
dove scagliare i nostri dardi
qui dove i draghi sono estinti
e tutti gli occhi son bersagli?
Lascia pure questa spada invisibile
tra la terra e il fango,
a non squarciare più pagine
per liberare gli eroi del nostro cuore,
ma le tue mani senz’armi non saranno vuote
se come te in quel giorno
io ci sarò
a stringerti la mano.
Ti porterei, per farti guarire,
in favole dolci o in un mondo ideale
volerei sulla Luna per non farti impazzire,
ma tu ora sei Orlando
io sono un uomo normale.
Fratello, ci troviamo in un mondo
Dove respiriamo a stento
E parliamo dei soliti sogni
Che non osiamo più nemmeno immaginare,
e il mio lamento invade la notte
è uno strazio che tuona,
distrugge il giorno,
e le mie mani
crolleranno contro questo muro
che non mi ustiona,
che non mi ascolta e non mi teme,
che non mi perdona.
Ti darei ora la mia vita
se ti rendesse davvero felice,
consumerei ogni atomo del mio corpo
per scovare un’anima perduta
tra le arterie gonfie d’odio
e i nervi tesi per gli spasmi.
Lo farei senza pentirmi
Se qualcosa potesse cambiare,
non c’è gloria nelle mie labbra umide
non c’è gloria in un domani normale.
Non si scorge che una punta di cielo
da quest’abisso di cemento e ferro
Non mi è concesso di mentirti neanche ora.
Fratello,
non sei solo,
i tuoi sputi al mondo hanno ragione,
e non saranno vani
se, al fine del duello,
noi moriremo in due.
Una mano sulla spalla è tutto ciò che posso,
quel che ci resta.
Abbasso gli occhi,
guardo il cielo in una pozzanghera,
ascolto le tue lacrime.
Siamo affabili e odiati oratori
che dan fiato alle parole
affinché viaggino nel sole
a cercare lieti amori
consci che chiusi nelle fauci della sera
sedati nella corvina atmosfera
c’è chi veglia e se ne frega
di chi arranca affogando nei problemi
e disperati cercano una via di fuga
smarriti in un mare di pensieri
che come artigli feriscono la vita
tanto da ridurla a un nome
inciso sulla pietra.
Finalmente è sera
l'ultima sigaretta gustata
sul terrazzo al chiaror della luna
saluto la mia stella
Già sento l'amato respiro
regolare del sonno ristoratore,
posso struccarmi con calma
come un attore in maschera
al termine dello spettacolo
Via il cerone
che da colorito al viso
la pelle dal naturale pallore
più mi si addice,
via il rosso dalle labbra
per dar forma ad un sorriso
che dal cuore non nasce
Puliti dall'azzurro sulle palpebre
gli occhi perdono il falso splendore
via le ciglia finte lunghe e folte
così le lacrime libere
scivolano sulle guance
liberando il cuore da quel macigno
opprimente
Cade a terra l'abito elegante
come una falsa pelle
posso rivedere la mia ,vera, tatuata
dai segni che la follia ispirava
in agiti insulsi
Finalmente sono io
posso piangere, urlare in silenzio
ma urlare al cielo
le mille domande senza risposta
chiudermi a riccio nelle candide lenzuola
nell'attesa che Morfeo mi prenda
amante desiderato,
mi porti in dono qualche ora di assenza
dall'angoscia di una nuova alba nascente
Che arrivasse questo giorno lo sapevo
Era una fredda giornata di Ottobre, l’autunno faceva il suo dovere ed il tempo trascorrendo veloce lo aiutava. I prati sempre più verdi, gli alberi ingiallivano.
Un’ape coraggiosa volava a zig-zag tra le chiome degli alberi sfiorando le foglie non più verdi come se avesse voluto posarsi su di esse, come se avesse voluto far loro visita, salutandole per un’ultima volta.
Una splendida foglia di platano era lì, su una delle fronde più alte del maestoso albero. Gialla si, con anche qualche macchia marrone qua e là ma ancora fortemente ancorata al suo ramo, ancora fiera.
Il vento la scuoteva e lei gioiva per quella tersa giornata anche se, da un po’ di tempo aveva capito, comprendeva che i suoi giorni erano ormai contati ed ogni tanto la malinconia dei tempi passati l’avvolgeva.
Quel giorno voleva guardare lontano, non poteva sopportare la vista delle sorelle che ad una ad una si staccavano dal proprio ramo e cadevano verso la fredda terra sottostante.
Nonostante le loro vite, i loro destini fossero già tracciati da leggi preistoriche loro, avevano paura, ed anche lei ne aveva.
Il giorno arrivò, lei non se lo aspettava che fosse proprio quello, ma in quella fredda giornata di Ottobre una folata di vento più forte ed intensa se la portò via.
Iniziò a roteare su se stessa poi, sospinta dalla stessa raffica che l’aveva rapita, cominciò a galleggiare in aria allontanandosi sempre più dal suo albero.
Distante qualche metro dall’albero vi era un torrente gonfio dalle piogge dei giorni precedenti, il rumore delle sue rapide facevano sembrare che il torrente ruggisse.
La foglia, ormai abbandonata al suo destino cadde a terra e finì il suo volo proprio vicino a quel corso d’acqua.
Lei pensò che non voleva finire lì dentro ma prima che il terrore prendesse il sopravvento una nuova folata la fece rotolare facendola finire in acqua. Fu spazzata via ed iniziò a roteare vorticosamente tra le rapide, si sentiva sballottata qua e là, impotente.
Poi, si fece coraggio ed aprì i suoi occhi serrati dallo spavento e vide, vide una luce intensa, brillante, i raggi trafiggevano l’acqua creando effetti bellissimi poi, riemerse ed affondò ancora di nuovo ed in questo incessante affondare per poi riemergere lei continuò a guardare.
Vide, vide milioni di ciottoli colorati e lucenti sul fondale del torrente,
vide i pesci, tante specie diverse di pesci, vide il cielo, gli uccelli, vide animali che non aveva mai visto. Vide nuove valli, montagne altissime, vide di nuovo le stelle ed ancora nuovi luoghi e cose talmente meravigliose che non poteva neanche immaginare potessero esistere.
Il torrente rallentò la sua corsa, non vi era più il frastuono di acque tumultuose, anzi.
La foglia assaporò nuove sensazioni e sentì che la quiete e la pace adesso erano in lei e capì, comprese che la sua vita non era finita, nuovi mondi l’attendevano, il suo viaggio era ancora molto, molto lungo.
A mia nonna.
Ti porterò nei miei sogni
la non esistono pensieri.
Ti risveglerai diversa
non come ieri
che sembravi persa.
Ti porterò nel mio mondo
dove a parlare
sarà solo il cuore
non esisteranno inulili parole.
Un posto d'amore
dove solo il sentimento
riempirà le nostre ore.
Respireremo insieme
eterna primavera....
Rifiorirò d'energia
tra Rigel la luminosa
e l'antica Betelgeuse,
sulla nostra cintura d'Orione,
che si estende dalle tue
alle mie labbra.
In un salto apprezzerò distanze
e incomprensibili spazi
e, probabilmente, incontrerò
divinità grandiose.
Saluterò la potenza,
per una volta generosa,
della casualità,
indiscussa madre,
delle nostre irripetibili vicende.
E noi
osserveremo ridendo
le mattine fresche del nostro incontro
seduti a fingere disinteresse
per evitare illusioni,
ma desiderando pomeriggi intensi
e notti che si sommano a notti,
all'infinito.
Affronteremo a piedi nudi
i giardini pensili fioriti,
le insenature scoscese,
l'andare e venire delle nostre
intense risacche amorose.
Useremo
una lingua inventata al momento,
ad altri incomprensibile suono
ma per noi universale linguaggio
causa, ragion d'essere, discorso.
Ci tufferemo insieme
nel blu di una notte di giugno.
Ricordi la prima notte
del primo giugno
della nostra storia?
Quegli odori di precoce mietitura
mi fanno ancora impazzire.
Vivo i postumi perenni
di un'ubriacatura infinita.
E poi...
siamo stati
e saremo felici ragazza mia
mentre per mano
guaderemo il corso liquido del tempo
cambiando ancora una volta
scenografia.










