che ammiri sempre ad ogni passeggiata,
il pavimento consumato dagli anni,
il bancone usurato da mani con panni.
Ci entravo già quand' ero bambino,
con il babbo ci prendevo il cappuccino,
li' in alto la macchina della granita,
che attende l'estate assai assopita.
Il suo vecchio proprietario non c'è piu',
guarda ormai tutti da lassù,
suo figlio ha ereditato la sua attivita',
vicino la cassa tiene la foto del papà.
Provo sempre una certa emozione,
ordinando un caffè su quel bancone,
quando una mano ti dava la felicità,
una tazza di latte in centro città.
Sara’ l’arancio
che rischiara i pensieri
~ li, sul punto d’incontro,
con gli occhi alla finestra
tra i gerani a nuove foglie .
I giorni di Maggio sono così
stretti ai fianchi e profumati alle rose
intrecciati di gemme mai arrese
e belli , belli come in un quadro di Renoir
lucenti e gioiosi.
I giorni di Maggio
sono mani di docili preghiere
venti tiepidi
in un campo seminato di papaveri
e centinaia di sogni
in un fondo di bicchiere .
Aspettando il sorgere del sole,
azzarderò a scindere colori
che, troppo scuri intorno e dentro me,
proclamano maligna questa notte.
Mi ero imposto di dover sognare
un qualcosa capace d’ingannarmi
e di arretrare nel fondo dell’oblio
percosse inflitte al centro degli affetti.
Per far d’uomo ferito un’eccedenza
e dal dolor staccarlo almeno in parte,
soccorso ho chiesto a donna poesia
ma solo versi avversi lei scandiva.
Ho esplorato luoghi del passato
in cerca di ricordi un po’ sfumati
facendo sosta per capire bene
quelli più degni della mia attenzione.
Per mitigare errori non voluti
soccorso ho chiesto alla madre mia
al fin di dare al cuore un po’ di tregua
ma solo sguardi lei mi regalava.
Se l’alba parlasse come io vorrei,
costruirei un castello più sicuro
e questa volta di sabbia non sarebbe.
Avrebbe mura d’acciaio molto spesso,
possenti al punto da non fare entrare
spifferi d’un vento che non tiene conto
di quando lo pretendo mosso a brezza
nel mentre domo esecrabili sgomenti.
*
Aprile 2023
e nel buio traccio un'orbita
Da qui a lí,
e se lí è dove sei
Mi risulta difficile non esserci già anche io.
Specchi di luce infrangono la promessa
Di un volto inequivocabile:
Attaccati alla nostra essenza
Dimentichiamo di non apparire,
Ricordiamo sempre e solo di non essere.
Al giro di boa
Lascio sia l'onda decidere
Dove arrancherò
Per poi costruire una fortezza dai tuoi capelli,
Dalle cellule morse alle mie unghie.
Essere piú della somma di ogni nostro bacio
È un compito arduo da quando non ci baciamo.
Non ho piú misura di cosa veramente siamo,
Di cosa veramente esista in un mondo dove labbra non s'incontrino,
Un mondo dove triste siedo ad attendere il ritorno di più di una sola persona che amo,
Un mondo a cui appartengo solo quando credo piú in me stesso,
Dove sono allontanato se riesco finalmente ad essere fragile.
feriranno la mia vitalità
ma mai permetterò di privarmi
della mia libertà.
Sarò risoluto
e non ci sarà speranza di piegarmi.
Rimarrò fermo nei miei valori
che ho rispettato per tutta la vita
e che ho cercato di inculcare ai miei figli.
Ed il cielo sarà splendente
perché ho visto sempre oltre le nuvole.
sulle pareti della mia stanza,
Mi ricordano che a deluderti sono sempre
le persone a cui hai dato più importanza,
bisogna vivere godendoci il presente
perchè oggi siamo tutto e domani saremo niente,
un abbraccio, una carezza,
una parola e tutto ciò che è importante,
può durare una vita o solo un istante,
un giorno saremo tutti solo anime
ci saranno solo sorrisi senza lacrime,
anche dopo anni può finire un sentimento
finchè è vivo nel cuore godetevi ogni momento.
ti sottrai al tatto:
non schiusa come guscio aperto,
ma ritratta.
Il vento sinuoso e morbido ti confuse:
ti carezzò e tu fidandoti t'apristi.
Lasciasti che ti carezzasse il volto
e ti scompigliasse i lunghi capelli.
Ascoltavi il mare nelle conchiglie
e ti beavi.
Non avevi fretta: verde era la tua età.
Fu il vento che percuotendoti
ti strappò la folta chioma,
ti lacerò le vesti
e come un violento uragano...
ti penetrò.
Rosso porpora son ora le tue labbra,
come vellutata pesca le tue gote.
Ma la sofferenza ti indurì
e per difesa affilasti le unghie.
Ora sei di spine cosparsa:
coi tuoi graffi rilasci
stille sanguinanti.
Bella, profumata e intoccabile.
Fu il vento che schiaffeggiandoti
tinse di rosso il tuo viso.
Fu la luna che ti sbiancò il viso.
Fu la pioggia che ti lavò
gli ignudi seni
e i morbidi fianchi
sporchi di fango.
Ora non ti lasci toccare:
rilasci odio misto ad amore.
Eppur sei sempre rosa bella...
con tante spine...tanto dolore.
pesarmi senza vestiti non mi scoccia,
guadagnerò senz'altro qualcosa,
misurandomi nudo in vertical posa.
Con le piante dei piedi salgo a bordo,
vedremo se sono stato un incauto ingordo,
Oh perbacco! sono aumentato!
sarà stata colpa del bis di gelato?
Non è possibile questa cosa,
scendo e risalgo cambiando posa,
ma implacabile è la misura dello strumento,
non gli è bastato il mio timido pentimento.
Accetto il verdetto con mestezza,
ed elaboro pensiero con misurata compostezza:
la colpa non è ne' mia e ne' della bilancia,
ma dipende solo dalla capiente pancia.
l'annusavo nell'aria, e complice
del vento puntualmente arrivava.
Ed io alla finestra guardavo.
Scorrevano le gocce, lavavano
tutto, anche i miei piccoli sogni,
diventavano puliti.
Da bambina guardavo le stelle,
cercavo le costellazioni, e sorridevo
perché mi sentivo come loro luminosa,
bella e solenne.
Amavo i temporali, violenti e pieni di
fulmini accecanti, i tuoni potenti che
mi facevo rabbrividire ma non avevo
paura, ero in loro e loro in me.
Forte era il mio cuore, e la vita diramava
i suoi rami, rendendomi la donna
che ora possiede nell'anima il sapore del vento.
La linea dolce del tuo viso
mi ha smarrito.
Sei bella come una citta perduta.
Tesoro di fondali marini,
scoperta di naviganti folli.
Quest’anima divampa,
s’agita senza poter fuoriuscire
a donarti l’abbraccio ed il bacio,
dell’amore sognato.
Sei il paradiso di chi non conosce cielo.
Sei il martirio più dolce,
per chi ti guarda e ti sfiora solo con il pensiero.
Tenera donna che pellegrina vai
per le strade del mio cuore,
portami in un abbraccio.
Il tuo abbraccio senza fine.
al suo cospetto incompreso,
immobile dalla mattina alla sera,
proprio come una banale bomboniera,
Lontano mi appare quel Natale,
quando scaldare i cuori era normale,
rimango in compagnia di un umidificatore,
privo di acqua e anche di amore.
Mi ci vorrebbe proprio una vacanza,
sarebbe sufficiente cambiare stanza,
ma di me nessuno se ne accorge,
e passando neanche mi si scorge.
Arriverà di nuovo la fredda stagione,
quando mi ritroverò sulle terga del mio padrone,
ma allora servirò la mia fredda vendetta,
che egli si ritroverà nella sua bolletta.
che la bellezza sia nel suono
ma a volte le lacrime racchiudono
un Silenzio che non sappiamo descrivere
- nel silenzio c'è qualcosa di profondo -
un sospetto che vive
un elisir che abbandona
una donna che è solo mia.
Quante volte piangiamo
e il tenue usignolo fuor canta
ed il poeta è come tale che canta
quanti bambini hanno lacrime
e quanti sono i cieli?
e chi ha contato le stelle?









