messi insieme posso esser fraintesi,
che cosa mai entrambi racchiude,
che dentro una cernier non si chiude.
Duro e liscio può esser un martello,
o anche il ruotino di un carrello,
duro e liscio può esser un bicchiere,
o l'elmetto di un bersagliere.
Duro e liscio può esser anche un igloo,
o il bastone di un anziano di Cantu,
duro e liscio può esser un appendino,
o del pane acquistato lo scorso mattino.
La differenza con ciò che pensi tu,
te la svelerò appena proprio qui giù:
tutti rimangon tali da sera a mattino,
tranne uno che dopo un pò diventa piccolino.
- Lo stesso che disegnò la poesia -
Infatti augusta beltade
se fontana vivace e poesia
sorgente che ristora e da pace.
File di fragole selvatiche
attraversavano la brughiera,
cercando posto tra i viola della lavanda.
Un sentiero e un portone in ferro,
percorrenze senza ritorni
mi accompagnavano per poi abbandonarmi.
Avevo vestiti nuovi e fissavo
un cielo plumbeo striato da grigi nembi,
nel cuore e nella mente l’insensibile
suo tocco,
la sua voce oramai eterea e lontana.
Questo ricordo.
E d’esso avrei voluto raccogliere uno stralcio d’erba
e portarlo con me in quel giorno d’aprile.
Era tempo nel pendolo che non scorre mai e io...
Come sempre ero lì
e come sempre incontrai un viandante.
«Posso amico lasciarti un pensiero?»
«Qual pensiero vuoi dunque abbandonare a me?»
Era cosi quel vento bizzarro
che incontravo nel campo dei miei silenzi.
L'aquila nera volava alta
e fra le mani incrociate
stringevo il freddo.
Decisi di non incontrare più il vento,
ma non potevo sottrarmi.
Avrei voluto confidare l'anima a Emy Swonson.
Provai a sussurrare
senza parola, senza conoscere lingua.
Era un giugno dal profumo di malva
e lei riposava davanti a me.
«Ti prego vento amico,
tu che vai fra lapidi di pietra.
Vedi? Emy è sepolta lì...
Portale questo cuore,
non posso spostare il mio peso di morte,
fallo tu che ogni giorno
sei così gentile da fermarti sulla mia tomba».
Mia amata da te spero
Come un saluto ad un amico
Come la pioggia dopo l'arsura
Come una brezza verso sera
E se mi darai di queste
Son convinto sarò felice
Ora e come per sempre
Quasi fosse il mondo
Senza nessuna stagione -
Dietro la maschera di quiete estiva
che accompagnava il mio percorso
avevo paura di perdere i miei passi
nel suono delle cicale amico dei miei pensieri
nei quali tu difficilmente ti orientavi
c’erano solo gli alberi di un viale
ai lati della nostra iniziazione
nata dall’ispirazione di un paesaggio
apparentemente sempre uguale
in realtà coltivato con i piccoli semi
del cambiamento
sparsi dappertutto
notati solo dagli occhi più acuti
e gentili.
mi avrebbe prescritto di sicuro un prelievo,
un controllo del valori è sempre consigliato,
anche se un ago in vena mi rende agitato.
Ogni tanto una visita e' da fare,
in ospedale mi devo per forza recare,
la piacevolezza del posto è opinabile,
l'attesa all'accettazione interminabile.
Un contenitore di urine mi sta vicino,
sembro in compagnia di un bicchier di vino,
lo daro' all'infermiera con la frangetta,
lei in cambio mi darà qualche provetta.
Si apre una tendina che mi fa poco contento,
non è quella di un negozio di abbigliamento,
mi siedo e inizio ad intraveder strani arnesi,
due minuti a occhi chiusi saran ben spesi.
Fiumi di lacrime
per un eterno addio
la consapevolezza della fine che matura ogni giorno
ma si rifiuta di ammettere una verità troppo dura
troppo amara da digerire
troppo triste da sopportare
e muori ogni notte, ogni volta che ci pensi
ogni volta che rimani da solo con te stesso
a riflettere con la testa stretta tra le mani
ogni volta che cerchi di scoprire cos'hai di sbagliato
stringendo tra le dita una vecchia foto,
ogni volta che cerchi di capire dove hai mancato
cosa potevi fare e non hai osato,
non ci sono parole adatte, ne consigli corretti
sono lame affilate i ricordi che tagliano il cuore
braci ardenti le emozioni vissute
che lacerano lo stomaco chiuso e vacante
i sogni diventano incubi irreali
cerchi una protesi per l'anima sofferente
per andare avanti, sopravvivere ancora un istante
cerchi un rifugio sicuro dove nasconderti
e vivere in silenzio il tuo tormento
ma non c'è luogo dove poter fuggire da te stesso
non c'è balsamo che possa lenire il tuo dolore
la vita non ha più nessun valore
non vale più la pena di lottare
un'esistenza vuota non ha senso
meglio morire
mettere finalmente la parola fine.
Ma resta ancora forse una speranza
un'illusione stupida, assurda, irrazionale
una piccola fiammella nella notte
che ti trattiene ancora e ti mantiene in vita
e allora scopri lentamente e con stupore
che a confortarti è proprio il tuo dolore
proprio quelle pene che hai patito
quelle sofferenze che ti hanno consumato
diventano un bisogno bieco, confortante
il motivo più importante per lottare
e provare così ad andare avanti.
dei tuoi delicati baci sulle labbra?
delle tue carezze da settimo figlio ?
- quello più lontano dal primogenito.
Sai tu che le ninfe salutano
i baci con altrettanti sapori
di turbini nell'acqua leggera del gusto
il fresco ghiacciaio delle nevi
che rinfresca nel torrente quel ventre
verginale ma fecondo
il saluto impossibile di quell'incontro.
carezza d'estate
di seta a fiori variopinti
di sussulti e bisbigli d'amore
sulla mia rosea bocca
orfana di rugiada
del tuo ardore,
orfana di alacrità
nelle tue movenze,
orfana di quei fondali
nei tuoi occhi colmi
di buriana tinta di porpora,
vento caldo che incendia
il dolce miele
sulla pallida pelle mia
arsa di candore!
Ma il rancore
è un sandolino acredine
che mi porta in alto mare
come vogatore vagabondo,
e possiedo un solo remo
disuso arrugginito
di salsedine lacrime,
di quei sentimenti crisoberilli
da disperdere
nell'infinito azzurro
dove non puoi sentire
le urla disperate
dei miei lamenti,
non puoi percepire
quanto soffro la tua assenza,
non puoi immaginare
quanto mi manchi ancora,
oltre la tetra fine
di un tramonto dipinto
col guanto senza indulgenza
sul cencio insensato
del nostro fato!
Oh no, caro amor
che il seno del mio livore
ho coperto di timide illusioni
tra le frecce ammorbate d'ira.
Oh no caro amore mio
non te lo dirò mai più
che ti amo ancor più del sole
quando illumina
tutte le sue stelle
per farle sfavillare
al suo sguardo,
come le mie rosse gote
al tuo tenero sguardo
di predilezione!
E mi lascio perdere così,
tra scontrosi fluttui
e forse un'altra onda
mi travolgerà inghiottendomi
nelle sue viscere
per assaporare la consistenza
del mio essere
come hai fatto tu,
dopo aver rubato lene
a corde di arpa
e canto di musa
le perle della mia gioia
di cui mi cibavo per amarti!
Oltremodo, oltretutto, oltremondo.
il tuo compleanno è finalmente arrivato,
messaggi superiori alla media giornaliera,
così si va avanti ringraziando fino a sera.
Poi un giro alla solita pasticceria,
una torta da pagare e portar via,
una foto con candela sul tuo telefonino,
qualche risata e un bicchier di vino.
Trascorrre così una giornata diversa,
l'aere di festa sembra tersa,
poi la torta rimasta nel frigo finisce,
e lì ti accorgi che tutto svanisce.
Ognuno torna al proprio posto,
qualche regalo nel cassetto riposto,
la tua carta d'identità appar più sbiadita,
la maneggi perplesso tra le tue dita.
L'indomani ti svegli con un anno in più,
il solito caffè ti aspettta davanti la TV,
ma ecco la coda della della festosa giornata,
far colazione con la torta avanzata.
che gioca a nascondino.










