bimbi e fiori di arancio
e per quelle che piangono
per consolarle
sgranavo il mio organo da chiesa
per la gente in lacrime
per coloro che non hanno nulla
per gli affamati
e Dio dall'alto dei mondi
divino infinito immortale
da lassù ci vuole cercare.
come il pericolo,
che se lo ammiri incorniciando con le dita gli occhi sembra un quadro che Natura ha dipinto.
Potrei farne un infuso e berlo,
ma se cadessi a terra
come un lenzuolo tremante
allora di te
non mi resterebbe nemmeno il ricordo.
Allora di me
non resterebbe nemmeno il desiderio
di poterti raggiungere.
cosa lasciar fuori sul giardino?
a breve passerà il lercio camioncino,
portando gli avanzi del mio cestino.
Ogni giorno a qualcosa è dedicato,
plastica ,vetro umido e indifferenziato,
non è facile tutto poter ricordare,
sul muro un appunto vado ad attaccare.
Certo che l'estetica grida vendetta,
la mia dolce metà vedo interdetta,
ma il rischio che si cada in errore,
la rimette in sesto con il suo umore.
Finalmente tutto ora è più chiaro,
il mattino di informazioni non sarà più avaro,
e mentre programmo il futuro con maestria,
odo il camion della nettezza a mani vuote andar via.
i temporali tuoneggiano
illuminano d'aspetto
la forma spessa e legano
il clima sereno
a quel felice contado
in cui menano
poesia e canti
in tanti
come cauterio ameno.
Vivo giornate effimere,
al limite della soppravivenza
come chi non ha e brama avere
catarsi
e ci pensa
infatti lascia alla forma il suo aspetto
e lancia lenza
nel profondo per cercare una forma ideale:
nel suo ideale è donna
e decenza.
Così questo noto
ammira la sua amata
è infatuarsi e chiedersi:
"cosa può cambiare?"
Scrivo ed accetto
sia giusto per essere
ma non toglietemi la profondità
altrimenti non avrei materia
con cui perforare questa amata
e sentirla infinita e mia:
come l'ostro,
che biancheggia le nubi notturne
di lampi che fanno apparire al cielo
forme poco note
ed è la mia donna simile
- sempre nuova -
un chiaror vespertino
che viene e va
appare e sparisce
d'un tratto
e mi lascia
e mi lascia
parlare al silenzio
ed amar qualcosa di altro:
senz'altro fuoco e Ginevra.
l'orizzonte
si nota una lontana linea invisibile all'occhio umano
io, schiava dell'abitudine e dei negativi pensieri
guardo l'infinito,
ripensando i percorsi del mio cammino.
Ci sono buchi oscuri davanti ai miei occhi
oscillano come mosche in estate in cerca di cibo
poi si fermano come aver trovato il nido ben fatto.
Un colpo di luce piacevolmente, arriva senza preavviso
entra senza bussare,
sa che può farlo in quell'istante
tu notte,
compagna dei miei viaggi,
in silenzio te ne stai
e nel tuo silenzio,
hai acceso la luce della vita.
canta il poeta in chiosa
e saluta del bel viso la sposa
quel candido giglio che verrà
Quel giorno è l'arcobaleno
Il nunzio sa e prepara
nel suo ufficio sereno
la lotta e la croce amara...
Ed è amor fati e destino
di più: pathos e pietà
che destina il bambino
il suo pianto e tutto quel che sarà
Quel tuo amor mio per me abbacinante
sei quel: il mio più bel petalo del fiore
di quel sovrano istinto e candore
che è quel canto abbacinante.
il motivo non è solo andare al mare,
ma le tue vie son sempre piu' straniere,
dentro esse mi muovo senza più mestiere.
Ma questi asfalti mi parlano lo stesso,
Il mio animo dentro vi vedo riflesso,
quando scorrazzavo a destra e a manca,
e la mia corsa non era mai stanca.
Di quel bambino non rimane più niente,
solo il nome pronunciato da anziana gente,
che osservi incredulo e spaesato,
mentre il lor destino avanza a perdifiato.
Oh Signore che governi questa vita,
dove ognun perderà la sua partita,
così disegnasti il nostro passaggio terreno,
senza porre alla malinconia alcun freno.
prende un libro e sfogliando
ritrova se stesso
camminando scalzo sui prati
nella mente scorrono ricordi sbiaditi
oltre le porte del paradiso
naufrago lo abbraccia riconoscente
gli dice grazie, di avermi ospitato
mio salvatore mio protettore
qui vivo, nulla mi manca
La terra è arida, irriconoscente
ed io bene non ci sto
scalfisce la memoria
sicura di essere ricordata
ma risponde il paradiso:
ogni memoria ha una sua storia
e se è vuota, cancellata
dalla sabbia verrà
gli scritti restano, il fumo no
Alla sera quando il cielo si tinge di rosso
e il sole troneggia nel suo imminente declino,
ombre invadenti s'apprestano a occupare spazi.
Tracciando netti confini tra cielo e mare
disegnano varchi che non si possono cancellare
e l'animo mio si fa piccolo, innanzi a sì tanta bellezza
creata appositamente per chi sa osservare
senza gettare ombre del giudizio, disseminandole come reti
nell'oceano dell'ipocrisia che alberga nell'animo dei vili.
E immortalo l'attimo, con l'emozione del momento,
facendolo mio, con sfumature di nuove fantasie.
Sempre ne ho avuto bisogno
sempre me le hai concesse
anche quando non te le ho chieste
bastava il tuo sguardo
per comprendere
che sarebbe stato un si
anche tu ne avevi bisogno
anche tu cercavi una qualche
possibilità in più
te le avrei concesse
te le concederei
ma le lettere sono ingiallite
sulla carta
il vento si è seccato
non porterà più le mie parole
a pizzicare le corde dei tuoi sentimenti
le mie labbra
non sfioreranno più
le tue.
una coda abbacinante
con gelosissima emissione
Lasciamo dietro se un sapore
Mentre eri tra i banchi di scuola.
nel mio cuore scende il gelo,
mi arrendo piuttosto velocemente,
so già che non vedrò niente.
Ogni anno è sempre la stessa storia,
si è persa ormai anche la memoria,
di stelle cadenti negli anni avvistate,
unitamente a speranze mai realizzate.
Ormai l' occhio la notte non scrutera',
di veder stelle muoversi non c 'e' volonta',
peccato perché di un tempo c'è nostalgia,
quando di un astro cercavo la scia.
Oggi una ferma luna mi fa compagnia,
anch'essa solitaria a farti da spia,
anche lei par di aspettare insieme a te,
una stella cadente che più non c'è







