Intorno a me deteriora il cibo
Imputridisce l'acqua
Le vespe aspettano di banchettare
La paura, è lei che si diffonde
Come voci nel cielo
Come rifiuti nelle onde del mare
Che abbiamo costruito con la cura delle api
Eccoli, gli estranei mi guardano dormire
Mi scrutano come una bestia allo zoo
E io in gabbia penso
Ancora celato dalle vecchie serrande
Senza sentire scricchiolare intorno
e mi lascio andare...
tra la terra secca
dal sole riarso
e quel l'adombra
con le acque tiepide
del mio negro ricordo.
Ed è il tempo
una variabile impazzita
come quel rivo
taglia e aguzze le pietre
così le mie pieghe
tra le mani che scrivono...
di quei vaghi ricordi,
che fanno altrettanti loro simili
- ricordi -
ed è vanità questo ricordo
ed il tutto l'accompagna
ed è - di sera - un desiderio di stelle.
Ho vagato nella notte
cercando di comprendere
dove giacciono i miei desideri
assopiti da tanto
in luoghi che non so.
Ho indossato ali
per volare nel cielo
e vedo te, sorridere felice,
un alone di luce diamantata
incornicia la tua persona.
Una carezza il tuo sguardo,
mi tendi le mani ed io
non riesco a raggiungerti
o sfiorarti un solo attimo.
Qualcosa che non comprendo
mi trattiene e mi attrae,
una forza misteriosa
mi fa cadere giù,
in un tunnel senza fine
e la luce che ti avvolge
sempre più è lontana.
Il mio viaggio si interrompe,
mi ritrovo sola senza te,
le stelle dal firmamento
sono scomparse.
Ho compreso...
Non è ancora maturo
il tempo per raggiungerti.
Vedrai,
riuscirò a sorprenderti.
son le nove e fra un po' andro' a letto,
domani ahime' è un giorno lavorativo,
nello svegliarmi non potro' esser tardivo.
La quiete del tramonto voglio prima assaporare,
il rosso con il blu gli occhi mi fa brillare,
i raggi del sole sono anche lor stanchi,
seppur il suo calore estivo non mi manchi.
Cerco di scrutar una nuvola di passaggio,
qui intorno sempre uguale è il paesaggio,
il cielo rapisce però la mia attenzione,
ha il colore tipico della bella stagione.
D' improvviso un aereo lo divide piano,
come una retta fa con un piano cartesiano,
poi la sua scia pian piano svanisce,
proprio come un altro giorno che finisce.
infiammi il mio animo
mi porti alle tue labbra
un bacio fatale
Logorante è il tuo soffio
avvinti nell'errare
L'ultimo mio rantolo
palpitante
L'ultimo tuo tiro
sicuro
Tra le volute fosche del fumo
sei già svanito
E io muoio nel consumarsi
di una sigaretta
gorgheggia
la terra e riarsa
ed il sole abbacina
sembra la terra
bagnata ma è deserta
sembra la terra
nuova ma s'inchina...
Il nuovo sol discende
al meriggio
verso nuove terre
e sembra la sera
anch'essa leggera
e vicina ...
con essa sembra
nuova la notte
e più prossima
l'alba
a cui l'alma
s'inchina.
Ogni luogo pare deserto.
Le parole mute parlano,
poco si deve all'altro.
S'erige muro
in ogni dove.
Basterebbe un soffio,
Uno solo
per capire le meraviglie.
E ancora tace
quel tiglio giallo
che spande ridondanti profumi.
Ancora nell'istinto dell'io
ama morire quella mano
che non sa aprirsi.
E tacciono persino i gesti
defessi da idiozie d'egoismo.
E taccio io
che nulla sono
se non un bruscolo
di vecchia malinconia.
Quel magone che ti prende
improvviso e inesorabile
e quelle lacrime copiose,
non comprendi, o forse si.
A niente servono le cose
che ti circondano,
ciò che vorresti non c'è,
è allora che il silenzio
si fa pesante e le spalle
si curvano rassegnate
nelle pieghe dei perché.
di potersi inventare una storia
ma l'inchiostro manca
le idee si esauriscono
i minuti anche, cercati altrove
dove, non si sa, può darsi dietro l'angolo
magari in un punto invisibile
ove ci si specchia
mentre osservi il viso sciupato
addolorato, simile ad un addio
che scorda, testi precedenti
scritti di getto, il cuore voleva
ne sentiva la necessità
nelle orme di cascate
scendono a fiumi
Per un pò non entrerò in questo sito e comunque continuerò a seguirlo lo stesso
Brulli paesaggi stillanti campi
Sempreverdi e bianchi di soli scottanti
Muto passeggio dove il giorno mi conduce
Sull'opaco meriggiare, un mare stanco
Di prato bruciato, cavalli senza sella
Case invase da erbacce devastanti
E anonime stazioni mi scivolano a fianco
Solcate dalla soffocante stella
Il Sole che scaglia scogli di nuvole pesanti
Una favola di femmina
dove gli occhi non si fermano
e la bocca non si stanca
di gustare il suo sapore.
Una donna un incanto
con le storie senza regole
ogni cuore fa un sobbalzo
quando un alito di vento
fa sentire il suo profumo.
Una femmina, e che femmina!
Fa girare la testa anche al mondo
ed il sole fa scintille
col sapore dei suoi baci
e non senti nemmeno la pioggia
troppo preso dal suo sguardo non ti bagna.
Una femmina così
la vorresti notte e dì
dentro il letto e un fazzoletto profumato
che vasolo assaporato.
Una femmina e che femmina!
Un bel fiore prelibato
ed è semplicemente donna.








