l'omelia tende a farmi addormentare,
ma per ragioni imputabili alla bambina,
vado a messa invece di andar in piscina.
Il suon dell'organo ci accoglie da lontano,
la bambina stringe forte la mia mano,
porta con sé una certa agitazione,
oggi farà di nuovo la comunione.
Troviam la panca con la vista migliore,
fin quando non arriva un alto signore,
davanti a me il deretan gli vedo poggiare,
ahimè già non vedo più l'altare.
Capisco il significato di 'religioso silenzio',
mi mordo la lingua e non lo sentenzio,
alla spicciolata si rimpie mezza chiesa,
in attesa che quest'ora venga spesa.
Ci si siede e ci si alza in maniera cadenzata,
tutti lo fanno in maniera programmata,
io non conosco bene i vari momenti,
osservo i più e imitandoli stringo i denti.
Ad un certo punto mi si chiede denaro,
di soldi non son stato mai avaro,
colei che il mio cognome porta,
qualche moneta dalla mia tasca asporta.
Delicatamente la adagia in un cestino,
a me non arriva neanche lo scontrino,
penso che fa niente tutto ciò,
tanto l'8 per mille alla Chiesa non do.
Finalmente arriva il momento tanto atteso,
lei di fronte al parroco con braccio proteso,
avvicina in bocca l'ostia consacrata,
ritorna a sedersi tutta emozionata.
Come un'adulta mastica pensierosa,
che peccati avra' mai fatto dolce mia rosa!,
la osservo però con tanta ammirazione,
per quanto sia composta la sua educazione
Sai...
“Il vento
porta via
i sogni tuoi.
Quei sogni che
erano anche i suoi.”
Il tempo
è inclemente ormai,
non aspetta,
ha tanta fretta.
Bianchi sono
i capelli ed il cuore
non ride più.
Piange a dirotto.
Ascolta il vento,
lui è contento
ha portato via
il tormento.
Ora sussurra…
La vita è un attimo,
vivi l’ intenso
poiché il tempo
lo spazza via.
Sai...
Ascolta il vento
Il fuoco ormai
ha spento.
Lascialo cheto
a riposare,
è solo cenere
si dissolverà
come polvere
in una folata del mattino.
Asciugherà il pianto
e l'incanto
troverài.
La notte disfa architetture
Inganna e deforma
nature oscure in curva
E' diluvio di parole
Accesi brusii albergano
il fondo della corteccia
Lenti risalgono in superficie
Agiscono sotto pelle
Potessi sfuggire al pensiero!
Ma sono solo corsa e inciampi
mentre svanisco
L'alba è un incendio.
in versi, che son luminosi
e necessari a volte
apparire diversi dentro il tempo
dell'universo sottilissimo pensiero
divino
Un libro da aprire e sfogliare è lui
con tinte dai sapori caldi
di un padre presente
e costantemente impegnato
nei diari delle vite consacrate
in passi azzardati
dietro amici del dolore che macabro è
ma ammiratori ne ha
distruttori, delle anime perbene
nelle ombre, divenute silenzi
la parola la quale è ormai inaridita
sembra tutto un difficile suono ferreo
da ascoltare in silenzio argenteo
mentre tutto intorno - uomini albero -
sembra un martello che smuove
antiche ruote d'acciaio in tanti istanti
come in un museo di treni a vapore
poi tutto d'un tratto come subitamente
dopo spari, apparì (e come?) d'un tratto
il silenzioso suono delle posate:
una tavola imbandita a festa.
Ed il sole brillava come prima:
era di nuovo giorno. Il primo dell'eternità.
vissute delle mani
sono passati
i giorni più disumani
Sulle tue pieghe
vissute dei piedi
sono calpestati
i più lunghi marciapiedi
Sulle loro pieghe
vissute della faccia
sono scolpite
le fatiche delle braccia
Sulle mie pieghe
vissute del buon cuor
sono marcati
solo i segni del dolor.
con la tua storia e la tua arte,
io ti penso e lo faccio spesso,
lo sto facendo anche adesso.
Non so bene cosa mi manca di te,
è un qualcosa che un po' strano lo e',
se dopo un pò che son tra le tue vie,
subito spariscono le mie nostalgie.
Quello che conserva la mia memoria,
oggi ha cambiato ahime' la sua storia,
dove prima sorgeva la mia sala biliardo,
ora c 'e' un negozio che par un azzardo.
Intorno non si respira l'aria di prima,
gente nuova affolla quella panchina,
cerco invano segni del mio passato,
ma è tempo investito in modo sbagliato.
Intento a trovare ciò che è rimasto uguale,
ecco che mi appar la maestosa Cattedrale,
lei indenne attraversa gli innumerevoli anni,
tra funerali matrimoni natali e capodanni.
Qui un giorno ci sarà il mio commiato,
dalla navata centrale uscirò coricato,
spero che ciò avvenga in modo tardo,
almeno che riapra di nuovo la sala biliardo.
Senza alcuna pietà
Dalle catene sguscia via
Vorrei essere ciò che cercavi
E con un segreto dalle labbra sfuggito
E tu mai più sei tornato
Non era estate
né inverno
o primavera
nemmeno, potrei dire,
fosse autunno.
Un punto fissato
in un tempo fuori
da ogni tempo.
Stavano lì,
mani nelle mani
labbra socchiuse
nell'intreccio di sorrisi.
Intorno a loro, la campagna
colma d'indistinti fiori.
Poi, improvviso, un boato
un frantumarsi di cristalli
nella pioggia di colori.
Caddero leggeri
come foglie senza storia.
Erano mai stati vivi?
Nessun parente lì ha perduti
tranne, forse, gli occhi di un poeta.
che la mia infanzia ha voluto segnare,
quest'uomo che con il cavallo sfrecciava,
e con una Zeta i suoi nemici firmava.
Nella quotidianeità era un uomo distinto,
da camerieri e servi sempre era cinto,
poi si travestiva e partiva all'occorrenza,
di sangue freddo non rimaneva mai senza.
Spadiccino molto abile e veloce,
di tanti malviventi era la croce,
a tutti la sua identità era ignota,
dal più intelligente al più idiota.
Mi chiedevo io con un po' di rabbia e d' ira:
'Ma possibile che nessun ben l'ammira?,
una minuta e nera maschera posta sul viso,
e nessuno che lo riconosce dal suo sorriso?'
l'incompreso apre voragini
nei silenzi colmi d'nquietudine,
i tuoi sguardi ramificano ricordi antichi sul davanzale
della vita scritta
nelle mie pagine
ancora vergini
timide da svelare
al mio cuore,
riflesso nel tuo così sincero
che ancor di reminiscenze nutre speranze scalze
in vie di non estinzioni. Danzano è incalzano
lente parole e parole
che rincorrono aliti
di momenti sospesi
nel mio braccio amico
che raccoglie stasi
incastonando lacrime assetate d'amore,
ne bacio una dolcemente
sul tuo bel roseo viso
assaporando il candore
della sua melanconia
cullata non per me!
Ti sorrido spento
lasciandomi insabbiare
nel mio errore inconfessato nell'amarti all'ombra
ancora e ancora,
e come un fuggiasco evito
di entrarti dentro
nei tuoi occhi d'ebano
ciechi e profondi
come galassie inesplorate.
Olezzo di brugmansia disegna stupore
sul tuo lamento
pregno di nostalgia slegandoti dai suoi nastri
che trattengono
le tue bigie rime.
Or sorridi sospirando
coi tuoi prediletti fiori
quei tromboni d'angelo
che assomigliano
ai tuoi umori
di parole peduncole tramontate sul selciato
della nuda realtà ripudiata,
ma tra di essi
scorgo il fiore più bello
più splendente e imponente
incolta beltà innocente
che raccolta tra le mie mani
sei sempre tu a dare
sfavillanti emozioni
di autentiche certezze
in quella rara unicità che rende vita
al tuo sguardo d'amore,
che tutto per me
avrei voluto fosse
per sorridere con te d'amore.








