Vagando va il pensiero
tra nembi oscuri del passato.
A risvegliar ricordi mai sepolti,
riportando in luce affanni
per mai scordar quei giorni,
impressi nel profondo del mio cuore.
Un cammino lungo di dolore,
ha temprato il fisico e la mente
per ritrovarmi ciò che sono oggi,
fuscello che si piega al rigor del tempo
che avanza inesorabile silente,
carpendomi ricordi e giorni andati.
Eppur nei lunghi giorni del dolore,
una luminosa luce d’amore
accompagnava speranze e
piccoli frammenti di gioie
a confortar le pene,
allontanando il buio del momento.
Potessi sol cambiare il fato,
riscriverei un passato senza affanni,
allontanerei il malanno dal mio mondo,
risplenderebbe il giorno sol di gioie.
Assaporerei ogni istante.
M’accompagnerebbe fino al riposo
che m’attenderà alla fine del percorso.
Vaga l’anima mia nel buio infinito,
tenta di nascondersi, fingere di non esistere.
Cerca di negare quell’amore che fa male,
che brucia senza consumare,
ma che non può essere manifestato.
Vaga l’anima mia con la mano sul cuore,
a proteggere quella fiamma così dolce
che da sempre porta il tuo nome.
Versa lacrime mai mostrate,
coprendo silente le ferite più profonde.
Paga solo di un tuo sorriso,
della luce ardente dei tuoi occhi.
Conforto è la tua gioia per il mio cuore dolente,
ché la tua felicità dà un senso alle mie ferite
Ora, che tutto tace, e che i poeti sono appagati nei sensi, in ogni senso
Ora, che con passione hanno decantato ogni verso, in ogni verso
in ogni piccola fessura, in ogni dove, di là dal mare aperto
che finalmente calmo, sbriluccica di luce di Luna
ed avido di stelle cadenti
le ingoia una ad una
O… R… A…
Ora, che sono qui ad osservare la quiete, dopo ogni tempesta terrena
dopo i bagordi e le risate; ora, al di là di ogni siero
al di là di ogni pretesa o furto che sia
io proprio non posso concludere l’Atto
Io, che di un filtro di lunga vita me ne sbatto
Io, che qui, ho tutto ciò che la vita mi ha strappato dalle mani troppo presto
Io, che vi guardo dormire e sorrido, dai miei orizzonti celesti
Io, che provo pena e tenerezza insieme, e vi amo a prescindere
lascio che siate voi a decidere se
sia meglio vivere un giorno
o in eterno, senza mai invecchiare
- Quanto è cara la vita ad ognuno di voi se bramate di viverla in eterno? -
Delira il mio cuore affannato
nelle corse folli di inutili giornate
altalenando i sentimenti
fra incubi di cartapesta
e predestinati destini
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il tuo fluttuante pensiero
a sconquassare la mente.
Nel buio della sera
avverto soffio di vento
emozione vera.
La voglia tua di me
si intrufola come piuma
di una anima angelica.
Caldo turbinio
ci innanza in volo
infuocato di brio.
Versi dedicati a Massimo Reggiani, deceduto in questi giorni, ideatore e conduttore di un sito letterario. Perdo un grande amico, una persona speciale, un amante della bellezza, della poesia e della convivenza civile.
La vita di molti uomini è un rozzo frullato
con dentro errori, inganni e sciatti sogni
sedimentati senza alcun controllo
lungo tutta la curva irregolare del tempo.
La vita di certi uomini è una soluzione trasparente
di sani respiri, sorrisi, mani tese e veri sogni
lasciati riposar nei più giusti ambienti
lungo tutto l’arco del tempo ben vissuto.
Di questi uomini rimangono le orme scolpite a fuoco
sulle perenni certezze di coloro che li hanno amati.
*
Ti voglio bene!
Aurelio
Sono sornione sul mio davanzale,
il colore attorno non è normale,
il verde acceso del passato agosto,
ad altri colori sembra lasciare il posto.
Mi guardo attorno fiducioso,
cercando un albero più baldanzoso,
i miei occhi attorno invano a scrutare,
prendendo atto che il tempo non si può fermare.
Una stagione tira l’altra come in un’altalena,
dove l’uomo spera di non trovare pena,
a breve un soffio di vento anche discreto,
di tutte queste foglie farà tappeto.
L’albero della sua veste si sta per spogliare,
una nuova chioma si prepara ad ospitare,
la sua linfa darà ancora la vita,
soppiantando quella foglia ormai ingiallita.
il giorno appena iniziato
intento agli oneri, ai doveri
gente che viene, gente che va.
Sguardo attento al serio lavoro
in una apparenza che mette in ombra
uno sguardo ligio a non far
trapelare la verità…
quella degli occhi dell’anima
che imperterriti guardano altrove
all’amore che ancora c’è…
lì fermo immagine, sospeso
tra sogno e realtà.
Sguardo dell’anima
che mai si è spento…
occhi d’un verde prato
che si tuffano in occhi
d’un azzurro mare
coperti da un drappo di stelle
calato dalla notte complice
di questo nostro ardire,
azzardo che all’alba sparirà
per poi ricomparire
al sorgere della luna…
Bisogna prenderla con filosofia questa strana vita
Bisogna costruirsi un armatura o mutare cosi da possedere una pelle su cui tutto scivoli via.
E niente ,
NIENTE lasci traccia.
Bisogna prenderla con filosofia
questa vita,
ma quale vita e quale filosofia?
Un vuoto pneumatico privo di cuore
dove i pensieri sono bottiglie rotte
e nessun coccio corrisponde a un altro.
Contorte e distorte visioni
arrivano da ieri.
Distorte contorte e indecifrabili
giungono ad intaccare i sogni,
e lasciano segni che come gocce
acide corrodono questi occhi
che nessun Dio più vedono arrivare.
Morto è ogni principio
e ogni domanda muore, ormai,
senza risposta.
Amen.
Pianure d’erbe verdi, del colore di girasole
aiuole di mandrie, di greggi con prole,
ogni anno cercano di cambiarti colore.
Il male che fai alla mia amata Terra
attraversa il mio cuore,
scavando dolore nella mia anima.
Che tristezza il mio muscolo di carne
la ricerca di armonia che ripongo in te Madre,
oggi si muta in rabbia.
Paradiso di cenere deserto, fiume rosso di sangue
la mia cara Terra!
Quelli che disprezzano non provano Amore
quelli odio e rancore hanno nel cuore
Quelli che non son degni di metter piede
nella mia amata Terra.
non hanno rispetto, non hanno riguardo.
Tu infiammato criminale di fuoco
meriti di bruciare il tuo corpo,
la tua anima all’Inferno!
Nessuno deve avere compassione
sei un essere immondo, vivi col tuo rimorso
che ti insegue giorno dopo giorno,
fantasma della tua stessa ombra.
Figli della mia cara Terra
neanche una casa per piangere
il vostro dolore,
con le vostre lacrime intingere
le ultime foglie,
fare dono d’acqua
a ogni nuova fronda
mentre io mi piego e asciugo
il mio sudore di lacrime amare!
di natal paludoso lupanare dislocati
Simil a orda di inferociti buoi
dal volgar vezzo già condannati.
Oh turpi soliloqui d’alma clandestina
che de l’inferi ‘nvocasti alti pelaghi
ca niun in terra fe repellente intestina
e nel finir dei giorni poscia te vaghi.
Or succhi come dolce acino
l’osso ch’al midollo arriva
e dicendo male nomini sol asino
chi non ha nome nella cruda deriva.
Sì, turpe imago di mellifluo puzzo
in te soggiorna alitato da infimi demoni
e sine causa petita giù fonno fe ruzzo
che diritto alcuno grida ne i polmoni.
E lentula pelle scinne da le carni
ìmputridendosi al contatto de i fochi
ca eterni son e colmi di lingue scarni
penetranti vanno per terga pur fiochi.
E poscia verba scoppiettanti
per intestini e bisogni impellenti
son del cul frasi odorose e mal parlanti
ca rimango mpligliate fra i denti.
A quanto fu sanata male coscienza
in tal individuo amorfo e illuso
che nemmanco potente flautolenza
mette il pensare a nuovo uso.
Poni allora sol figlio d’ostracismo
passo stanco e a mal pena zoppante
strada secca e brulla nel cinismo
e pur senza montatura al suol galoppante.
Chi sie tu dunque di puzzo lercio
in bragatura intinta e gocciolante
dal viso alitoso e guercio
che sputante va come nudo viandante.
Chi potria mai te vezzar di baci
e mulieri proposte fare di sollazzi
che a vederti ognun dice taci
e pur scansa le orme tue di frallazzi.
Vienci allor a pie congiunto
a inferi donato nel trapasso
serem ben soddisfatti del tuo unto
che a tal ingresso metterem grosso masso.
E non far prece d’aver terga salda
al traghettator tuo pel fiume Lete
che di tua esistenza bieca e maramalda
di legger a niun verrà mai sete.
A volte i sentieri della mente
odorano di quel talco ammuffito
che sfoca i ricordi sulla pelle
o anche d’un falò in riva al mare
che avrei voluto non spegnere mai.
Mi preme, adesso, stringer tra le mani
un tempo che mi vuol meno distratto.
Almeno fino a quando dureranno,
mi chiama ad alta voce ad annusare
profumi d’una vita da serbare.
mi offri il tuo nudo petto…
Odo il rimbombare del tuo cuore
a far da eco al tambureggiare del mio,
ritmo incalzante non dà tregua
né impedimento alle nostre menti
non vi è alcun intralcio
all’intreccio dei nostri corpi
prive di ogni ostacolo
le nostre anime infuocate
si uniscono in un sol bacio
sigillo d’amore senza fine.










