Ora posso sentirlo,
L'amore che mi avete dato,
Il calore del vostro abbraccio.
Mamma, papà,
Ora posso sentirle,
Le carezze del vento
Tra le mie ali.
Mamma, papà,
Ora posso volare
Sopra colline e monti,
Giocare con quei orizzonti
Di sogni e desideri.
Mamma,
Ora posso sentirla,
La dolcezza del tuo canto,
Di quando mi cullavi
E di quando mi dicevi:
"Non aver paura dell'oscurità,
Un giorno volerai su quella luce. "
Papà,
E non ti preoccupare
Di quel tuono assordante,
Del dolore della terra,
Di quelle macchie scarlatte
Dipinger quei grigi campi.
Mamma, papà,
Poi ci ritroveremo
E continueremo a volare
Tra le gemme del cielo,
Sfiorare con una piuma
Il candore d'una vita.
Mamma,
Ora posso vedere
La bellezza del tuo viso,
La gioia del tuo sorriso
Riscaldare il mio cuore,
Ora a riposo,
Lì con voi.
Il vostro piccolo.
la passerella
del cuore e
non indugi
ad affondar di lama
l'inquietudine dettata
dagli eventi
spesso dimora
di oscuro male.
Proteggi l'anima
mia arrendevole
ora alla fragilità
del sentimento
tuo
che appare
raccolto umilmente
tra i brividi
delle membra.
T' attendo
nel desiderio
di viverti
come tempesta
che irrompe
nei miei giorni
di sole.
Templare
custode d'amore.
e questo strano frutto ho comprato,
quando sul tavolo l'ho posato,
un geometra avrei chiamato.
Ma mi sono armato di pazienza,
con lame in mano meglio non rimanere senza,
ho preso un paio di piatti,
e con il diavolo son sceso a patti.
Il taglio ho da solo impostato,
e dapprima il ciuffo le ho tagliato,
la sua forma in fondo mi piace,
di buttarlo quasi mi dispiace.
Ma non mi faccio impietosire,
e nel mio secchio va a finire,
entro nel vivo di questo esotico frutto,
mi fermerò non prima di averlo distrutto.
Il mio enigma è totale,
procedo verticale o orizzontale?
ai posteri l'ardua sentenza,
è finita la mia pazienza.
Chiedo supporto alla regia,
in fondo la spesa non è solo mia,
al mio cospetto una lama da mattatoio,
lunga quasi come il mio corridoio.
Nell'infierire ce la mettiamo tutta,
sul piano sembra versato un succo di frutta,
si materializza ormai un Carnevale,
coriandoli gialli fin sul davanzale.
Ci guardiamo negli occhi come due macellai,
riconoscenti al destino di non vivere alle Hawaii,
poi ci vien da dire qualche altra fandonia,
e con l'ananas decidiamo di fare una macedonia.
come fosse il primo giorno?
Semplicemente ricordando
ripensando,
rivivendo…
i primi istanti
in cui si è stati travolti
da un uragano inarrestabile
di emozioni che
minuto dopo minuto
ha sconquassato la mente,
il cuore, l’anima
coinvolgendo ogni senso,
stravolgendo inesorabilmente
la vita, la notte, tra sogno e realtà
di una classica quotidianità.
Poi perdersi in sensazioni
mai provate prima…
ritrovarsi amati, amanti,
in una mascherata
per paura d’esser feriti
da un amore nuovo.
E poi…
poi rivelarsi e mutare
quei “Ti voglio tanto bene”,
nel più sincero spudorato
“Ti amo”.
Nell'albero più alto
intrecciando erbette
con pazienza e amore
un nido costruii.
Per sfuggire alla sventura
lo abbandonai.
Volai lontano
dove fichi fiorivano
viti davano frutti
campi non erano aridi
come quelli che lasciai
senza voltarmi.
Avidità dell'uomo
rese sterile e spoglio quel luogo,
calpestò valori e provai timore.
Da profugo
cibo e valori ritrovai,
nuovo nido ricostruii
al riparo da gelo e tirannia.
Penso spesso
al vecchio nido lontano,
abbandonato all'incuria,
ma... dove una lacrima cade
una spiga germoglia.
Due zingari coi denti gialli
si scambiano radiografie
ammirandole in controluce al sole,
un elettrocardiogramma bradicardico
che partorisce rifrangenze,
capaci di donare alle cose
colori disparati e ingiudicabili.
Intanto il mio piede freme
anticipando la frequenza
dei miei rari stati di coscienza.
Ma domani pioverà argilla
che vi incollerà al suolo
ricoprendo per intero i vostri corpi
sempre più fiacchi
sempre meno importanti.
il tuo essere emblematico,
bramare e fluire
in quelle inclinazioni
intrise di passione
verso l'arte
che sol il tuo cuore
sa effigere,
e si cinge
in quelle nitide
e fluvie idee
che sol la tua essenza
focalizza ebbra
in un'utopica manifestazione
sulla tela della vita
e il tuo animo
ne firma l'opera.
Giorno dopo giorno...
“L’amore è quel brivido taciturno che
Ti sorride ogni volta,
Senza un perché.
L’amore è l’odore della vita che vive solo di cuore pulito.
Un cuore bianco, disadorno dal pallido splendore che
Danza nel tempo infinito, tra i fiori d’arancio e gli aquiloni del cielo!
L’amore è quella vergine emozione,
Quella madre che veste il suo pupillo che
Lo guarda, lo bacia,
Lo bacia e lo guarda...
E lui, tra i tulipani e le rose,
Come un tenero amante
Gli sorride, con disarmante grazia,
In cerca delle sue coccole primitive,
come un lieve luccichio, un tintinnio,
che freme da quel desiderio palpitante.
Quando apri la porta, accoglilo sempre,
Perché lui sa, di cosa hai bisogno,
Conosce i sapori della vita, i sentieri del tempo.
Quando apri la porta, accoglilo sempre,
Perché prima o poi dopo la tempesta,
Le lacrime saranno ginestre, vestite di tulipani, che
Sbocceranno come tanti petali di rosa
di qua, di là, laggiù, lassù... oltre il confine...
quando ti accorgerai che le tue impronte
avranno vissuto quel sogno tanto atteso
trovando il vero nome ad ogni cosa!
per afferrare
la differenza tra
sogni e illusioni,
per contare
lividi e cicatrici
sul mio corpo.
Ho l’età
per mostrare
le spalle
a chi ha tradito
la mia fiducia,
per camminare
mano nella mano
di chi ho scelto
di amare.
Ho l’età
della chioma
ribelle e libera
della guerriera
che abita in me,
dei silenzi
dei bisbigli d’amore
delle parole taglienti.
Ho l’età
per sorridere
al sorgere del sole
che dissipa ogni ombra,
per emozionarmi
al comparir della luna
che illumina passi
nel buio della notte.
Piango, sorrido, rido
col cuor di bimba;
sogno, amo, lotto
col cuor di donna.
Mi emoziono e vivo
ora come allora
col cuor di bimba
in anima di donna.
Farò in fretta perché ho da fare!
Chi è costui? Ne ho sentito parlare!
Non è importante, ha finito di campare!
Voi che rimanete state tranquilli!
Qui siete solo dei birilli!
Quando sarà il vostro turno!
Arrivo io sia in notturno sia in diurno!
E tu che piangi a fare?
Questo non è mica un malaffare!
Prima o poi tutti dovrete andare,
Sia che siate in montagna sia che siate al mare.
Capisco che vi sembra una fregatura,
Ma questa è la mia natura,
Quando busso alla vostra porta,
Non c'è mai una soluzione di scorta.
e di bestiame, del mare trasparente
e di pranzi fuori porta.
che di ostacoli e canali di scolo
invade ogni strada percorsa.
La tristezza la riconosci al volo,
se anche te ha toccato,
con quel suo tocco improvviso
e greve.
Come una coltre, gelida, ti avvolge
e ti protegge, dalla felicità.
La tristezza la incontri
negli occhi cerchiati e stanchi,
di chi senza vedere guarda avanti.
In quegli occhi, dove lacrime
antiche, come un mare in risacca,
trascinano parole attese, carezze mai provate, baci perduti, come gusci di conchiglie vuote, e non c'è spiaggia dove approdare.
La tristezza, quando la riconosci,
è schiva e sfugge, perché non sa farsi
consolare.
E quasi si vergogna d'essersi fatta vedere.
Cade goccia dopo goccia nel cuore
unico luogo dove si lascia andare.
I bar sono sgabuzzini pieni di speranza,
quelli che puzzano di piscio,
soprattutto.
Le notti sono stracolme di parole,
futili come un sasso volante
in una finestra sfondata.
L’anima è come una perdita d’acqua,
quella singola goccia cadenzata,
fa la differenza,
per sempre
innumerevoli meraviglie vi ho trovato
che son state subito degne di gioia
rispetto e ammirazione.
Dalla Gallura alla Baia di Chia
mi hai abbracciato senza esitare
col verde della tua pianura
con lo scintillio del tuo mare.
La tua criniera di madreperla
il tuo maestrale sciabordio
gli alberi del violaceo mirto
un corale saluto mi hanno rivolto.
Son passati anni da quei viaggi,
da lontano ti vedo bruciare
per la crudeltà dell’uomo
e una lacrima sega il mio viso.
Ricordi del tuo splendore riaffiorano,
la mente amareggiata non può che scrivere
pagine di avventure nel libro della memoria
in attesa di assistere alla tua rinascita.








