non parlare con i palmi delle mani rivolte verso il cielo
che tanto, non dicono nulla, di quel che si sa già
Non dialogare solamente per ferire
Esser scrontrosi credendo che utile sia
un atteggiamento
che porta al suicidio
e nulla salva rimanendo soli
Nessuno si preoccupa di te ma ti odia
mettendosi a parlare quando giri la schiena
parla con amore e non con disprezzo
Forse ti guadagneresti il rispetto
scordando quello che ti han detto
e gioia proveresti
Il pensiero ti porterebbe a pensare
ad insegnamenti saggi, letti ed apprezzati
ritrovandoti qualcuno ad aspettarti
sulla soglia di casa a braccia aperte
che tantissimo vale, per la tua esistenza
lungo il sentiero della vita
sulla striscia dell'infinito
la fine del percorso
in un appartamento borghese a Tor di Valle
analizzando il comunismo,
Battisti e Lucio Dalla.
Quando il fruscio delle lucertole
Tra le frattaglie accanto al marciapiede bollente bisbiglia,
Fuori e dentro di me un tormento comincia.
Io, perso a Piazza Navona accanto un N3 dalle luci spente;
l'Altare della Patria sorveglia sugli ubriachi
e io cammino senza meta.
A Cristoforo Colombo un controllore sgrida i clauchad,
passano la notte su un sedile ammaccato;
ed io tra le margherite bianche
sento una paura forte.
Non so amare per più di una stagione,
io son lo stesso che avrebbe bisogno di carezze ad amore
ma non saprei da dove iniziare.
A Termini sotto il tetto spiovente io cerco
un uomo gentile, qualcuno che sorrida, un accendino , un' università, un cane dal volto simpatico, un biglietto perso solo andata, mille petali rosa su cui poggiare la guancia, cento parole sui muri che mi guidino, un seno che mi ospiti, l'amore della mia vita, un figlio a cui dare un nome, le fondamenta di una casa dove tra ottant'anni ergerà un centro commerciale, una bambina vestita di fiori che soffia bolle di sapone, una notte di sesso da portare dentro, duemila segreti sospirati all'orecchio, qualcuno che apra questa birra per me, qualcuno che mi porti a casa e mi offra un caffe (per parlare di loro e di me), un appiglio perfetto per continuare a vivere fino all'Inverno...
L’unica pecca
bianconera
in un prolificare di colori.
Peccato eterna …
come il donato riposo
che giustamente ti spetta.
Diritto
acquisito da tempo
già dal primo conflitto
quello spezzare
di vita ad un figlio.
Nella scelta, il prezzo.
Cercato
e meritato successo
per una vita
dedicata al mondo
in attimi di ristoro
pastiglie di benessere
in pillole serali
o, comunque, programmate.
In questo mondo cala
il tuo sipario, solo s’alza
dalla parte opposta. Ora
da gratificare ci sono quelli
dell’altro mondo
- altroché riposo
per l‘anima in sorte
gioca ironica, la morte -
Ancora ci penso
chissà tu sia stata
… solo italiana!
Tu che hai fatto clamore
in tutto il mondo
per un nudo ombelico,
per la mise d’una minigonna
iniziando con classe
una notevole rivoluzione
con la tua ecclettica personalità
ora sei andata via
senza alcun rumore
da questo stesso mondo
che ti piange
tra sorrisi e ricordanze
di una continua festa
con balli da capogiro.
Dall’Italia alla Spagna
dall’Europa all’America
ogni dove ti decantava
ogni età era rapita
dalla tua elegante grazia
che mutava il bianco e il nero
in colori ad arricchir la vita.
Da un capo all’altro della Terra
risuonava la tua risata,
contagio per ogni animo
connubio di allegria e professionalità
simbolo di semplicità e gioia
nel rallegrare chi ti ammirava
senza mai porti al di sopra di nessuno
donando amore d’una madre
ad ogni bimbo fortunato nell’incontrarti.
Cirri fanno adesso da scale
verso nuovi palcoscenici
a te che per noi
sarai sempre la Raffa Nazionale
che con un casqué e una giravolta,
una canzone e un developpè
rendeva ogni giorno gioviale,
a te che ora farai festa
volteggiando con gli angeli
dico addio con occhi umidi
ma pur sempre con la vitalità
che tu sola sapevi esprimere.
Giorni d'estate,in un sole accecante
così cocente nel ribollir dell' acqua nello stagno.
Piccole gracidanti rane giocano tra i rami a rimpiattino,
e stormiscono lente le verdi foglie nel mite sottobosco.
Giorni di sole dardeggiante,
e di frescura,
sotto gli alberi di frutta giù nell'orto.
Riposa quieto il cucciolo di cane acciambellato vicino al vecchio gatto.
Un cinguettio allegro e tintinnante ravviva l'aria,
e fa da ninna nanna a te,
che nella culla
da un solo giorno ti sei affacciato al mondo.
In questa estate calda che ti ha abbracciato e accolto.
Fiore tra i fiori sei tu
piccolo bocciolo odoroso,
e nell'azzurro degli occhi tuoi splende il sole di questa calda estate.
su di un letto di piume
con la notte che,
alla fine di ogni giorno,
ti è accanto
in qualità di amica
pronta a darti sollievo.
Ma non è così.
Invece di accendere
le stelle dei tuoi sogni,
fomenta i più tormentati
battiti del cuore,
affliggendo l'anima.

S'addensano oscure nubi
ed un vuoto incolmabile riempie il cielo.
Addio o arrivederci Raffaella Carrà!
Monumento d'attrazione ed
ironica saggezza,
donna dinamica, effervescente,
guerriera della libertà umana.
Addio anima in volo,
prato verde e campi di tulipani,
showgirl ed innovatrice ballerina,
conteso ed innato talento ad
opera sensuale, sorriso
sorprendente e contagioso..
Addio o Arrivederci Raffaella!
Estese e nere nuvole,
invadono anime addolorate
per il tuo abbandono,
ma, il ciel rasserena,
stai camminando verso il Paradiso.
Addio, arrivederci Raffaella Carrà!
Adele Vincenti
Morta il 5 Luglio 2021
incontrarsi,
pensarsi,
sentirsi,
provarsi,
ascoltarsi,
adirarsi,
stordirsi,
evitarsi,
prendersi,
beccarsi,
parlarsi,
maledirsi,
perdonarsi,
cercarsi,
benedirsi e amarsi,
amarsi come pazzi,
no non si può!
Poiché è troppo,
troppo grande,
immenso,
profondo,
scostante,
roccioso,
spinoso,
doloroso,
melodioso,
mieloso,
strepitoso,
dolcissimo,
bellissimo,
no non si può,
non si può,
non si può sopportare
tutto questo!
Il cuore quando
ama
immensamente,
perdutamente, sconsideratamente,
ponderatamente,
veramente,
profondamente,
impulsivamente,
veracemente,
perdutamente,
unicamente
solamente te!
Proprio no.
Non si può!
le gialle colline si rintanano ad ovest,
la città nuova si avvolge in un foulard
ed io rimango felicemente solo.
Solo, con l’azzurro che mai stinge,
dentro ventri di colorate barche,
lungo il molo della prima preda,
nella sabbia di quel lido preferito.
Tra le pieghe dell’età che avanza,
metto a posto mediterraneo e basta
come quando, diciottenne, mi curavo,
diligente, di peccati e sogni a iosa.
Chissà per quanto tempo ancora
dovrò aspettare il giusto tempo
per ritrovarmi nelle onde basse
e nei sorrisi larghi d’una volta.
Dispersi nell’afa benedetta
di lunghe attese e corti pomeriggi,
le voci, le chitarre e i ricordi tutti
illudono le ore che oggi conto una a una.
Le vergini polveri di sabbia e sale
vorrebbero distrarmi come allora
e come allora accecarmi nuovamente
ma i miei occhi sono forti, oggi.
Dimmi, mare perso, cosa devo fare
perché io possa finalmente
sigillare il cassetto dei ricordi
in attesa che il futuro giunga.
Dammi, mare ritrovato, la tua miglior fortuna
perché io tocchi come la tua acqua
i grattacieli, i display e i nuovi asfalti
nel cambio rotta che comando.
S'accascia sul pendulo ramo,
nel prato d'anemoni,
nutrendosi di nude membra.
Vento tu sei,
per me solo.
Il restante colto pensiero
oramai lontano appare.
S'ode del mare il frastuono.
Fumi di sabbia vicino,
striano il viso d'improvvisa vecchiezza.
Lascio il bastone sul viale,
sfioro il colore delle labbra.
I capelli si chinano sulle mani.
Tace il silente tiglio.
Parla il ridente giglio.
Amo d'amor infuso,
di castagno scuro miele
di bellezza perduto fiele.
Appari spoglia
da bianche vesti avvolta.
Di te assaporo quello che non c'è.
Concedi l'umido tuo pulsare
al mio crescente ansimare.
Lascia impronta
tu che nella brughiera svanisci,
come l'orizzonte ghermisce
l'ultimo gabbiano
prima della tempesta.
trascina detriti a valle sotterrandoli in posti nascosti
e quelli il sole non li vede, troppo invisibili restano
nessuno si accorge della loro presenza
Non rimane che perdonarli e guardarli in modo distaccato
fartene una ragione di tutto e andare avanti
vivere come chi cambia pelle, che si indurisce stendendola
Mentre si asciuga cancella parole offensive
quelle che segnano ma se superate, anche tardi, puoi comunque salvarti
prima o poi scrutando il cielo, con squarci di sereno
piccola e indifesa
che urla odio e amore.
Schiacciata
sul campo di guerra
della vita.
Rischia.
Combatte.
Perde.
La rabbia
la racchiude sempre più
nella sua botte di ferro.
Tornerà,
inutilmente
con occhi diversi.
S'illuderà
di aver vinto
la sua più importante battaglia.
Chissà
se mai accetterà
la sua più grande sconfitta!
Il mondo è volontà e rappresentazione
volontà di decomporre il rovere e azione
Simulacro di vanità e poi di vanità di se stessa
un tentativo di ricapitolazione della natura stessa
una chiave interpretativa è il sistema
che permette di definire la scena
come un tentativo di ricapitolazione della natura
nella definizione naturale della struttura
che definisce le stesse parti del sistema
in una molecola astrolaboide piena
senza finitezze e deficienze organiche
la riduzione vuole rime giambiche
Però la riduzione toglie specie all’ambiente
fino a lasciare l’unica specie nel vero virente
incapace di cogliere la differenza in verità
così da rinnegare sé nella necessaria alterità
Per poter definire più compiutamente il risvolto
cioè il rinnegamento del rinnegamento – tolto
questo resta la indefinitezza delle specie materiali
che ognuna secondo il suo divenire concettuale
lascia alla mente la possibilità del silenzio
e della contemplazione dell’immenso
in un bianco favoleggiar di stormi in volo
sul noumeno del teatro onniveggente che solo
in modo assurdo apre la vista alla cose belle
che prepara la preghiera verso il seminatore di stelle









