Un altro giorno nasce,
il cielo risveglia col suo primo sole una città
che ha narrato nella notte le sue storie
su muri imbrattati di singole verità.
Con rabbia e nostalgia
si condividono storie
di desideri finiti già,
di amori e dolori in vite sospese
su pagine scritte solo a metà.
Momenti da ricordare, attimi da dimenticare,
abbandonati su panchine
racconti fermi
in attesa di un lieto fine.
Storie di gente comune
che si trascina con fatica
in giorni dove l’orologio del tempo
sembra fermo da una eternità,
che s’innamora con niente
con grandi sogni nascosti in mente.
Tra questa gente che mi guarda
con indifferenza
io scrivo la storia mia
su pagine ricche di fantasia.
Storie di notte trascorse a farmi male,
fogli di un passato tempestoso, irrequieto,
ma non li getto via
perché sono pur sempre la vita mia.
Così non scordo ciò che ho dato,
così rammento ciò che ho perso,
così non dimentico chi mi ha amato,
così ricordo chi mi ha tradito e ho perdonato.
Un giorno in più
che se ne va
tra i frastuoni della città.
Io donna,
che nessuno forse ascolterà,
urlerò che niente è cambiato,
ma tutto cambierà.
Domenica andremo sul lago Maggiore,
della settimana allevieremo un po' l'ardore,
Stresa è una bella cittadina,
partiremo presto la mattina.
I bambini sono contenti dell'idea mia,
prima un giro in barca e poi in funivia,
il lago ha un fascino particolare,
ci torno spesso quando mi voglio rilassare.
Scarpe comode e a camminare dedizione,
oggi saliremo in cima al Mottarone,
prima però l'ultima passeggiata,
e poi con la cabinovia inizieremo la scalata.
Tutti a bordo saliamo finalmente,
con noi c'è tanta altra gente,
appaiono tutti sereni e divertiti,
fanno selfie per nulla intimoriti.
La cabina il suo percorso ha già iniziato,
il panorama è davvero mozzafiato,
ad un certo punto un rumore non ben identificato,
son tranquillo qui sarà tutto certificato.
No aspetta, questo non faceva parte del programma,
stringiti forte ora tra me e la mamma!
Pensavo fossi una regina rara,
una di quelle elette dall’amore,
che girano di notte sopra i cuori
per farli innamorare uno alla volta.
Invece, cara decantata luna,
tu sei capace di frustrar le attese
‘sì che in odore d’una fresca amata
a me non dai il segno della svolta.
Eppure vibra dentro me l’idea
di dare lungo sfogo all’impazienza,
di correr per il cielo e per la terra
con la più rossa rosa rossa in mano.
Coraggio dai agli accaniti amanti,
racconti a loro i miti degli eroi,
le metamorfosi regali a iosa
e palla o falce, allora sì, diventi.
E invece, troppo decantata luna,
sempr’io ti vedo pallida e stanca,
una comare pronta al voltafaccia
che ad arte sceglie a chi offrir la ciancia.
Se tu mi dessi finalmente ascolto,
di un nuovo oceano ti parlerei
su cui la nave “Mille e una volta”
ricalca scie per lei che non le vede.
Dovrò cavarmela da solo, insomma,
magari chiedere assistenza al mare
ma non è il mago della situazione.
È come me, vestito d’acqua e sale...
Inaspettata
ho udito la tua voce
risuonar lontano.
Come canto
di sirena
mi ha attirato a sé.
Incantata
ho visto
negli occhi tuoi
i riflessi del mare
richiamare l’anima mia
smarrita.
Come foglia
sospinta dalla brezza
sono entrata
nell’anima tua.
In segreti angoli
nascosti
si son stretti e protetti
i cuori nostri.
Poi,
uno zefiro vento
lo spirito m’ha scosso.
Invano ho serrato
porte e sbarre.
Luce marina s’era tramutata
in buio fondale,
seducente canto di sirena
era divenuto
sciabordio assordante.
Di soppiatto
t’avevo invaso,
per crear radiosa isola
ove piantar radici
di passionale amore.
Scusa
se l’inevitabile mio approdo
s’è mostrato ostile barriera
al nostro viaggio
anziché audace valle
per inarrestabili
rapsodie di caliente
impetuoso ardore.
Ora
che le vele son spiegate,
nessun ostacolo si contrappone
tra noi e l'orizzonte di vita
da esplorare e assaporare.
Stringimi al tuo petto, musa mia, e mostrami i tuoi occhi
inebriami dei tuoi pulsari soffici
Dissetami con la salubre, sacra acqua tua chiara
Che stilla dalle labbra dei tuoi dolci umidi baci
Mostrami il tuo viso ancora
O ancora mia salda, nei miei mari feroci
E canta per me il tuo giovane riso
Finché vista non ti avrò tra i cori in paradiso
Chi sa la fine che fa
La luna al suo calare
È forse nel tuo sguardo che trova soggiorno?
Nel tuo scaltro occhio acqueo
Di latteo fantasma
Che emana più calore del sole di giorno
Mostrami i tuoi occhi
Finché io sono vivo
E finché ho chi sempre ho voluto
Ossia solo te e quei cieli che hai nel volto
Perché senza te sono solo
E sono solo vuoto
Portami al tuo grembo, alla fine dei miei spiri
Al letto che le tombe per noi hanno preparato
Adagia il mio spirito tra i salici del prato
E prima che la morte fredda mi tocchi
Per favore, mostrami i tuoi occhi
terra di passaggio,
marchio inconfondibile
di millenari scenari
ancora visibili di battaglie,
per conquista o libertà.
Inesorabile popolo sottomesso
veemente da nobili casati,
s'abbandona al baronato.
Pervasi da sentimenti servili,
scossi segretamente
da spirito ribelle,
sanguigno e coraggioso,
intenso affondar di lama
in sottil pensiero,
parole che han paura di uscire:
"Progredire".
Lasciatevi trasportare
dal vento caldo di libeccio
che soffia su antica
giovane Trinacria.
Imbrattatevi
della mia terra che brucia
sotto il vostro passo
par coglierne la radice
degli onesti che urlano
sul sangue, la libertà.
il tentativo di urlare
quelle parole vere
spinte dal cuore a
cercare l'ascolto
sì, anche il più lontano.
Non siete forse stanchi
di vivere in un gregge
senza più idee alcune,
forgiare le vostre parole
come spade infuocate, pronte
a colpire su spalle deboli
di uomini umili e fiduciosi!
Non vi basta guardare
lo sterminio per le vie
di sguardi sempre più
smarriti e frustrati...
direi sì, traumatizzati,
quasi spenti, mantenuti
in vita solo dall'ultimo
respiro di quella candela
che dal suo steppo
emana ancora l'ultima
speranzosa fiamma!
Non vi bastano le morti
di donne che han creduto
nel sacrificio dell'Amore,
perché eran sole, abbandonate
soprattutto dalla legge!
Io ho giurato, sì l’ho fatto
davanti a un Murales in uno stanzone:
La legge è uguale per tutti!
Per rispetto verso la storia
di quella frase non sono esploso
in sonora risata,
perché se fosse stato per chi penoso,
si gonfiava su quella poltrona
guardandomi come fossi un burattino
l'avrei sputato in un occhio
perché, il suo guadagno
spropositato, è dinanzi
all'ingiustizia a cui dona libertà!
Non siete stanchi di ripetere
nei i vostri silenzi quel grosso
Vaffanculo vita?
Non siete stanchi di vedere
poveri uomini, amici parenti
o anche solo conoscenti
tuffarsi nel vuoto dei loro
bui silenziosi, schiantandosi
su quella terra dove non
germoglierà più il suo
fiore più bello di vita!
La fiammella di quella candela
è l'ultima forma di speranza
per tornare a goderci
la nostra vita vera.
Fermiamoci tutti insieme,
un solo giorno, e urliamo basta!
Un giorno basta a fare crollare
il potere corrotto...
Niente serrande alzate…
Niente auto…
Niente viaggi…
Ricordarlo come il giorno
della dormita del popolo.
Ah...dimenticavo.
Sono anche un italiano,
non definitemi involuto.
Purtroppo non ho fatto
in tempo per mia sfortuna
a imparare tutto ciò
che anni di storia di
Letteratura italiana
avrebbero voluto insegnarmi,
che m'inserite nei vocaboli
tra la dolcezza e l'eleganza
della mia lingua,
parole anglosassone
fredde, dure e disturbanti
per il mio udito.
Se credete nell'evoluzione
fondetevi con la vostra anima
e mandate a fanculo
codesto penoso andare.
Assumete quella responsabilità
di diffondere l’Amore
e chiedo scusa, se lo scrivo
con l’iniziale in maiuscolo.
Ho finito e scusate se per qualche
secondo ho urlato.
M'inchino dinanzi a tutti voi
sempre e comunque, umilmente…
Vostro servo della parola.
ti cibi del buio d’ogni anima persa
nelle tenebre di giorni avversi.
Senza indugio logori
brillanti menti decadute
in desolati pozzi di miseria.
Amico di vile omertà
viscido ti insinui in nobili cuori
promettendo aiuto e salvezza.
Avido come ingorda piovra
ti nutri di altrui paura,
distruggendo muri di sicurezza.
Spietato Kraken affondi navi di speranza,
senza scrupoli getti i tuoi tentacoli
con baldanza all’arrembaggio di chiunque
a muso duro mostra coraggio nel combatterti.
Tanti i nomi, molti i simboli
a distinguerti di luogo in luogo;
appellativi per incutere timori,
icone per firmare atroci dolori.
Cieli limpidi offuscati da nubi di fumo,
strade infuocate da auto in fiamme;
vite spezzate da chi vanta codice d’onore,
ma in realtà è solo un infame senza cuore.
Con perseveranza e fatica
l’omertà spesso cadrà, con forza estrema
si metterà fine, ad una ad una, alle tue battaglie
confinandoti nelle più infime profondità.
se il tempo che scorre
e gli eventi avversi
ci fanno sentire
inadeguati e avviliti;
ma forgiamo il diamante
grezzo che è in noi.
Dei nostri capelli bianchi.
facciamone fili d'argento,
da adagiare di notte
sul mare.
Delle nostre rughe
facciamone piccole
piegoline di bronzo;
in cui conservare
i ricordi più belli.
Dai nostri momenti
di gioia,
facciamone rubini
e pietre preziose;
per inanellare abbracci.
Delle nostre lacrime,
facciamone avorio
per creare sorrisi.
Delle altrui imprecazioni,
facciamone lance d'oro
da lanciare nel vento.
Siamo scrigni:
dei nostri forzieri pieni
di oro e pietre preziose...
facciamone tesori.
Dopo aver forgiato
il diamante che è in noi...
illuminiamoci....
...e splendiamo.
eccoci qua, ancora una volta
davanti allo specchio.
Io guardo te e tu guardi me.
E che sguardo!
Occhi intensi e profondi,
di quel verde dei prati
a confondersi col giallo
di spighe di grano.
Mi guardi, sospiri,
e io credo di sapere
cosa stai guardando adesso.
Vedi ancora quella ragazzina insicura,
timida, indecisa, con la paura del futuro,
intenta a non offendere nessuno,
a non recar danni ad altri,
a non voler ferir nessuno…
ma che viene ferita…
una volta…
ed un’altra ancora.
Fissi quegli occhi fino a penetrarli
spogliandoli dell’armatura
costruita in difesa a sogni e speranze
che pesa da tanto ormai.
E ti si mostra come mai finora
quella ragazzina, divenuta ora donna,
impulsiva, passionale, pur sempre sognatrice
china a raccogliere di nuovo
i cocci di una vita martoriata,
ma consapevole che rimessi insieme
saranno più forti e combattenti.
Era una possibile
possibilità di svolta
verso un epilogo diverso
invece paure nascoste
hanno giocato con noi
usandoci come burattini
facendoci scontrare
violentando così il nostro
desiderio d’incontro
per tenerci divisi
senza accorgerci che non lo eravamo
l’apparenza dell’inganno
aveva reso la nostra vista ingannevole
così da non mostrarci
la verità ignorata ogni giorno
da cui poteva iniziare un nuovo vivere.









