impedisce a volti di scurirsi
penetrare in muri oscuri
ove ci son ragnatele
che imprigionano i giorni
destinati ad esser tramonti infiniti
di immense praterie e cavalli
al galoppo che sfuggono
ai pericoli del cielo infinito
predatore dell'universo
all'apparire del sole smagliante
con luci ed ombre nascoste
Non si fan vedere ma incuriosiscono
attirando tanta curiosità e ammirazione
Affascinano, tanto, da volerle realizzare
come racconti, in vestiti gialli
e per questo
ho pianto…
Non ho paura di dirlo perché
ogni lacrima versata
si è tramutata poi
in fiume ricco
di sogni e speranze
che mi hanno condotta
a te.
Te che sei stato
l’inaspettato
che cambia
ogni mia giornata…
la sorpresa
che riesce
a lasciarmi
senza parole…
l’amore
che ogni volta
mi migliora la vita.
Ho creduto in te
ho ricreduto in me
credo in Noi…
Ora
e per sempre.
feriti e morti,
vicino ad una scuola:
non esiste più pietà
per colpire giovani vite
e civili.
Tutti siamo colpevoli,
anche solo per indifferenza...
Oltre la strada,
i confini si fanno nebulosi,
tanto sono Paesi lontani,
ma il dolore non ha
né colore né patria...
Ho sentito la pioggia stamattina
Ho rivisto i suoi suoni
Scendeva dal cielo, il suo canto
Spoglio di emozioni
Arie grigie in foreste di salici
Da cui madri e loro figli stanno fuori
Se a restarci fossi tu
Sentiresti quelle voci
I canti delle foglie
Nella danza autunnale
I ruscelli e i fiumi pieni
Come usciti da quadri
Montagne brune e spoglie
Oltre quali il vento sale
Radici di querce che invadono il terreno
Di campagne a settembre
Profumo di legno
Di fuoco, di fango
Sapori di rosso vino e fungo
Fiumi di luce e cieli di grano
Gracili lune e gelide mani
Orizzonti con quel sole
Morto sempre troppo presto
Bimbi soli con le suole
Già straziate a suon di giochi
Cosa c'è oltre quel sole?
Tra le ombre delle querce
e i venti sulla pelle?
C'è quel nido di una pernice ora vecchia e ormai passata
C'è quel fuoco, vini e bacche
per un vecchio creatore
Di bambole scolpite
A fatica in botteghe
Ricorda solo odori di legnami
Ed ora gli occhi sono stanchi
Il vecchio solo sogna il suo canto del cigno
Addio alle streghe
E a chi di morte attende segni
Lui ora è oltre il cielo
E lì di pioggia non ce n'è
per sentirsi amati.
Mi bastano le buone maniere:
eredità di cavalieri trapassati.
Mi basta il seme di Artemisia
che un uccello sconosciuto
nel mio vaso ha piantato.
Mi basta la visita di uno spettro,
la protezione di un angelo randagio.
Mi basta questo tormento,
questa certezza di essere diverso:
un essere incantato.
Mi sento una molecola del cielo adesso.
Questo prato mi ha rapito.
Mi ha portato nel cespuglio.
Mi ha vestito di Papaveri e Nigelle,
e con una puntura di Biancospino
mi ha riconsegnato alla vita.
Il suo bacio chiaro e appuntito,
mi ha salvato.
Breve ode anacreontica in quattro quartine di settenari (tre piani e uno, l'ultimo, tronco e con rima identica nelle quattro quartine). Schema ABBC (il quarto verso sempre C). Il ritmo è cadenzato come quello di una nenia.
Tu sei Madre gentile
Tu sei di quel tuo figlio
Che del carmelo soave
Forza!!!
Quando vorresti
restare solo;
quando senti
che la gente
a due passi da te
è sempre più lontano;
quando non hai
più voglia di giocare
con l’amico che è in te...
Gradatamente,
si sta spegnendo
il tuo sorriso.
Non permettere ciò!!!
Resisti!!!
Hai ancora
tanto da dare
e ricevere
dalla vita...
Pensa al domani.
Forza!!!
è il tuo bramarmi
come diabetico
in cerca di dolce
avido del mio corpo
brividi ai miei sensi.
Discendi
senza alcun freno
verso la fonte della vita
attirato dal fior mio
colmo di dolce polline.
Tornado sei
preda di vento
di passione
che si placa
cibandosi
nella mia terra.
di un passato assente
si mette in moto il vento che reagisce
ma come, in che modo
Non è certo con la confusione
cattiveria, invidia, che si può andare avanti
portare rancore, nei confronti di qualcuno
rinunciando a visite essenziali. Mai farsi male, per nessuno, non bisogna
Accettiamo la situazione in cui siamo, se vogliamo che rimanga la stessa
evitando di arrabbiarci spesso, tanto così, le cose non vanno
l'arroganza, la superbia, l'indifferenza ed il vuoto incessante
colmo di odio, provocano fratture profonde
senza più guarire, peggiorando di giorno in giorno
Gli altri hanno il loro da fare, per badare a noi
preoccupandosi di vedere se ci siamo offesi
se poco ci hanno considerato e quindi preoccupati
Il non saper stare soli o non potere
per quelli che vivono in continua tensione
è pericolosissimo, distruggendo la salute
Dovremmo provarci tutti, a creare una vita adatta
al proprio carattere, per morire vecchi
prova costume fatta...
Perfetto, allora suvvia
si va sul palco!!!
E tu sei andata...
In silenzio te ne sei andata...
Ma il sipario non è calato,
chiuso sì, però non serrato;
pronto a riaprirsi per raccontare
ancora la storia
della nostra bizzarra amicizia
tra poesia e prosa
risa e gioia.
Noi personaggi narranti
di persone raggianti
nell'incontro d'ogni giorno
per confidarsi, confrontarsi,
legarsi...
Epoche diverse le nostre,
ma unite da passione
per il divertirsi e il divertire
in originale ilarità,
rara particolarità
in un periodo buio.
Pubblico in delirio
per due pazzarelle come noi
sempre pronte a far
l'una da spalla all'altra
in siparietti simpatici
ad ogni passante...
Te ne sei andata
e senza avvisare,
senza salutare il nostro...
il tuo pubblico.
Te ne sei andata
portando con te
un pezzo di me.
Però anche adesso
che so che non ti rivedrò
ti saluto non con un addio,
ma come ho sempre fatto...
A domani Annarè e non far tardi
così racconto prima a te
cosa la vita ha tenuto
in serbo per me...
Ciao Annarè!
tra le stelle dell'universo invento il tuo destino
disegnandolo con il respiro di chi ti ha preso
mettendoti in salvo.
Ti ha portato con sè
ne sentiva il bisogno pensando
che tu potessi liberarla
da quelle dicerie strampalate
quante dette per ferire
mentre tu, già soffrivi
Il suo modo di parlare
di fare non ti piaceva
pensava di essere al centro
del mondo, quel mondo
dentro sogni sognati
facendoli diventare reali
Si accaniva se non lo diventavano
e ti portavano a dubitare
che forse non era quello che disse
in un tempo remoto
tutto suo dai vestiti lavati e stirati
sfuggendo da un involucro di carta
pesta, che avvolgeva misteri
non sapeva chi era, fingendo di sapere
dov'era la casa, dove era nato
quando le voci assenti, meditavano
proseguendo il cammino
Ed ancora si chiude in crisalidi di schiuma
Che la luce che la abbaglia non la vuole più vedere
Quella conchiglia che ti misi nella chioma
Ma che cade e si richiude inghiottita dall'oceano
Quella stessa terra crespa che si spacca nell'estate
E le fronde come chiome che arricchiscono i sentieri
I suoi fiori, rosso cremisi
Su strade martoriate
Che già da bambino faticavo a attraversare
Che n'è stato di quel fiume
In quello stato senza nome
Che era il nostro amore?
Così limpido e abbondante
Ma ora secco e prosciugato
E di quel blu sopra di noi?
Non sembra più lo stesso cielo
Delle sere vuote che esondavo di lacrime
Formanti fiumi fruscianti di scemenze e fantasie
Ove tu apparivi
E sussurravi: scivola
Ed è subito lì che varcavo nei miei sogni
E sì, sognavo
E sì, scivolavo
Scivolavo su quel sadico argine seccato
Che graffiava la mia pelle e mi faceva martoriato
Prendi la mia mano, fluttua tra le stelle
Corriamo nella valle, coglierò un tulipano
Non sarai più sola, ti accompagnerò alla meta
Non sarò più solo, tu sarai la mia vita
E allora saliremo
E da lì vedremo il cielo
Ti stringerò a me
E sarò completo
E poi mi sveglierò
Dal sogno in cui ero
E tra le lacrime dipingerò un sorriso






