di strade bianche
e lenzuola stese.
Di corse nei prati
a perdifiato
accarezzando i fiori.
Ricordo quel tempo
di quando il Mare
mi sembrava immenso.
Strano quel tempo
che passando
mi sfiorava, lento.
Tutto è cambiato
eppure il Mare...
Sembra ancora immenso!
Ho un sogno
ricorrente
reiterar quel sì
nel respiro di ogni giorno
per la poesia
di cui s’impregna
tattile ed etereo terreno
coro di angeli in trasferta
gioia per l’anima
a dissetar la fame
che la terra insegue
e singolare sguardo
che percorre il mondo
- due conti nel volere
contenitore del potere -
È un sogno
minore o maggiore
risiede solo nel tempo
e nel punto di vista.
Piccolo di sicuro
nella pista sociale
anche se
granello sereno
si trasmette al mare intero.
Ho visto un riflesso, pallido
come smagrito,
innanzi al sagrato e
nei silenzi della gente.
L’ho incontrato anch’io…
Serpeggia nelle mie crepe, ora,
come il fiume tra la roccia.
Si accartoccia sulle spalle
e, negli occhi bui,
due cerini di speranza.
Mi sfiora la sua voce,
sibilo freddo dal profondo.
Ma dice: passerà!…
Silenzioso è il mio respiro
sto guardando la mia paura…
Sono rimasto celibe
mamma come volevi tu,
un ramo secco al vento
per amore di una donna,
mamma innamorata sei tu.
All'alba sogno il grano
del color oro i suoi capelli,
una ragazza desiderata
che miro sempre dal balcone
con la finestra socchiusa
per il dolore della separazione.
Un bacio non è quello della mamma.
Or la fiaba si racconta e la voglio raccontar tu Adonella nascesti in un bel bosco
fra gli alberi parlanti che estasiati ti vollero adottare,
e di vocio in vocii annunciarono al bosco che era nata una bambina.
Era piccola e carina di bellezza sopraffina
e per coccolarla ed ammirarla gli alberi aprirono le braccia
e la deposero dolcemente fra i rami e ramoscelli e
felici la strinsero per farla riscaldare e
per addormentarla adottarono tanti canarini a cantar la ninna nanna.
Gentil erano le loro mani un far di naturale cuore ad abbracciar la bimba
e con lo scricchiolio dei ramoscelli gentilmente le accarezzavano il tenero visino..
Nacque a fil di voce Adonella e di quel bosco prese le sembianze
fu ad un giunco somigliante, per capelli avea foglie verdi, rosse e gialle e
per occhi avea due giuggiole mature, piedi e mani erano radici attecchite nella terra.
Bimba Bimba che fortuna la tua essenza e la clorofilla e l’ albero del fico del suo latte
ti nutrì e ci fu l’ ape baldanzosa col suo miele ti addolcì.
Gli uccellini orchestrali ti eseguirono concerti e tu bimba crescesti a dismisura,
ma un dì senza preavviso passò in quel bosco un cacciatore di cinghiale
e di te s’ innamorò e rubandoti agli alberi e all’ allegria ti portò via da lì
e del suo regno principessa ti coronò ma non si accorse che a te qualcosa mancò..
Lui non capì!
Gli alberi parlanti piangenti e
straziati dal dolore si misero adululare ed innalzando la voce oltre le cime
facevano un gran vociferare e il vento che passò di lì udì
quel pianto e lo rubò, portandolo con sé e ovunque lo sparpagliò.
Ad un trato Adonella dal suo castello da principessa udì quel straziante pianto
che gli alberi espandevano all’ orizzonte e riconobbe quel pianto addolorato e
corse verso il bosco e mentre correva un pensiero la martellava,
e lì che voglio essere e lì son le mie radici..
Per dormire ho il soffice manto delle foglie e per cullarmi ho i loro rami
le mie radici son con gli alberi e non esiste luogo che ami più di questo.Qui è il mio Paradiso e
caddè fra le braccia degli alberi e
serena s’ addormentò!
filtrano da persiane,
una nuova alba
su noi, ancora
dormienti.
Il primo sguardo
è per te, che sei a rischio,
dopo che il tuo cuore
ha ceduto una volta.
Prego in silenzio
tra strisce rosa,
una nuova alba
ancora insieme,
tra discussioni e
tenerezza,
amore mio.
Guardami negli occhi te lo dico sul serio
Questo tuo amore è deleterio,
da te devo stare lontano
toglimi dal tuo cuore malsano,
accendo la ragione vado via in un lampo
se resto per me davvero non c’è scampo,
non cercarmi lasciami stare
senza te riesco a respirare,
cerca aiuto facendoti curare
nemmeno lo capisci il male che puoi fare,
dentro di te domina un mostro spregevole
non dare colpe a nessuno sei tu il colpevole,
metto la parola fine a questa agonia infinita
tu sei dolore e morte io scelgo la vita.
Io prima di te
forse non ero più niente
e vagavo senza le coordinate del cuore
Io prima di te
mi perdevo nel vuoto delle parole
e nelle notti tutte uguali
Non serve che ti dica quello che sento
lo puoi trovare negli occhi del gatto
quando si accoccola su di te
Quanto vorrei parlare come lui
sempre coi soliti gesti
e un semplice miao
di virtù e di speranza .
il suo profumo che il vento non manda via e rimane qui con me,
le sue parole che come musica vorrei ascoltare interrottamente,
quel suo sapore che se fosse cibo gusterei lentamente, senza sentirmi sazio,
la luce dei suoi occhi che come un faro mi facciano da guida, per entrare dentro lei e unirmi alla sua anima...
Il mattino sveglia
d’arruffati suoni
pelli di tamburi battenti
lontani tuoni
Fuori misura
Fuori stagione
Qui ogni cosa ogni momento
non raccontano se stessi
Solo menzogne e pugni
lasciando il tormento
Ai posteri l’ardua sentenza
se vivere comunque
se vivere senza
quelle briciole tanto sudate
speranze abusate
servite per andare avanti
liberi da crociate
o spremere tutto
finanche i sassi
raccogliere le polveri avvelenate
far diventare oro tutte le giornate
Ai posteri parole di conforto
di pena da tutti bandita
dire che non basta viverla
la vita
E’ già sera dopo tanta luce
E’ sempre buio
per chi sul petto un cuore di pezza
ci si cuce
mi stacco in corsa dal carro della vita
e barcollando al centro della strada
mi infilo ignaro in dedali cortesi.
Sentite cosa m’è accaduto oggi.
Andando per la Via della Speranza,
in un mattino sera e notte insieme,
giunto ch’ero al chilometro duemila,
a destra un folto bosco di scintille,
a manca il lido degli amori azzurri,
mi sono ritrovato steso a riva.
Da naufrago che tal vuol rimanere,
ho avuto in dono dalla buona sorte
la condizione di parlar con Dio
e immaginate quindi tutto il resto.
Da lì a qualche secolo di pace,
son stato circondato all’improvviso
da stelle e primavere incuriosite
e a loro ho raccontato i sogni miei.
Poi, imbambolato e tutto a un tratto
mi son trovato tonto al bel cospetto
del mare contenuto in una goccia,
che mi ha ospitato a lungo nei fondali.
Tornato alla mia sponda sbalordito,
ammesso non bastasse l’accaduto,
ho avuto regalata l’emozione
di riabbracciare, come fosse viva, mia madre...
*
P.S.
L'ho scritta nel 2007. Ovviamente, 35 Agosto 2007, è un giorno inventato, un giorno impossibile nel quale si libera il gusto della libertà interiore e del sogno...
Penso che di domenica...
sì di domenica legge
e spunta le parole
col taglio dei denti,
sbava e risucchia
le sillabe molli
armeggia con le r
come ruota di mulino
urla a denti stretti
l'odio d'esser nulla.
Non disprezzare
chi non ti crede
che è trista cosa
il tuo biasimo
fasciato d'alterigia.








