… e poi sei arrivata tu
che hai riempito i miei occhi con la tua bellezza
che hai dato un motivo alle mie mani di esistere
prima di toccarti credevo servissero anche ad altro.
E poi sei arrivata tu
che con i tuoi passi tracci il cammino nel mondo
semplicemente
impronta dopo impronta
così che io possa seguirti
mentre strappi dal mio petto sorrisi
senza volerlo, senza che ce se ne accorga.
E poi sei arrivata tu e per la prima volta mi sono domandato
quanti battiti del cuore abbiamo a disposizione?
Sarebbe bello se potesse fare -lui, il cuore-
andata e ritorno
come quando si carica manualmente un orologio
all’andata si riempie la vita di giorni
e al ritorno si riempiono di vita i giorni.
E poi sei arrivata tu…!
Ora fammi tua...
e lasciami tremare
in ogni tuo respiro.
Lascia che io muoia
nel intenso sapore di un bacio
che percuote l'intimo...
provocando ansimanti
sensazioni indelebili.
Toccami... toccami dove
nessuno ha mai toccato,
dove nulla sa di timore.
Suadente, invitante
il tuo sudore.
Ammaliante veleno
il mio desiderio di te.
si spezzan nell'aria
M'intingo in un mare
di nero di china
Ascolto fragori
di scatole vuote
seduto su sassi
corrotti dal muschio
Mi perdo in un bosco
tra foglie ammucchiate
sudate e seccate
che virano al ruggine
Sciorino i pensieri
su fili ideali
raccolti in rosari
sgranati nel tempo
Rumori felpati
concludono il giorno
e nel buio che incede
raccolgo i miei cocci
richiudo il mio guscio
ed aspetto il domani
Se abbandonassimo l’idea di credere
che il diavolo sta nella breve pausa
di una virgola, le idee smetterebbero
forse di indugiare negli interrogativi.
I pensieri in sosta, o solo nell’intervallo
di un’esclamazione entrerebbero, forse
anche se titubanti, tra le caporali…
sognando un punto fermo dove riposare.
Di star lì fino a che lui muore?
Sol perché il testamento te lo impone?
Di star ferma rossa come un lampone?
Di unirti alla congrega delle suore?
Per non farti più rubar il cuore?
E da lampone passi alle more?
E scordar l'amato per esser migliore?
Ma diventi coniglio più che leone?
E i santini non si pregano dalle icone?
Non riesci a scusarti col Signore?
E vorresti esser sostituita da un clone?
Pensi perciò che questo mondo sia dolore?
Con furore?
E nemmeno la più dolce canzone?
Ti potrà mettere in discussione, ciò che pensi sia amore?
dentro i miei occhi
sul mio volto.
Parole viaggiano
raggiungono
sogni morti all'alba
di un giorno qualunque
dove la malinconia
magari riconquista la felicità.
L'ombra della paura
di perderti frena il coraggio.
Scopri il conforto
di chi ti sta accanto,
di chi ti fa sentire viva
anche solo con un abbraccio.
Ritrovi la grinta senza sofferenza.
L'unione del cuore risplende
prosegue consapevole
che gli ostacoli si possono superare.
Ribelle all'acidità del tempo
in cui dovrò specchiarmi ancora,
continuo imperterrito a sognare
e non per questo chiamatemi vigliacco.
Chiamatemi vigliacco quelle volte
che mi vedrete impallidito e muto
senza la forza di reagire un po’
alla richiesta che d’affetto preme.
Continuo a sognare
scordando performance dell’oggi
mentre i respiri vorrei sentire
nascosti nel cuore della baldoria.
Non si può dire, che avesse
conoscenze.
Forse erano passaggi
labirinti muti dove riflettere un buongiorno
una coincidenza di vedute.
Più volte sentirsi pronunciare il nome
dall’anonimato di ombre discorsive.
Scherzare pure, solo per scherzo
avendo malinconia da tagliare con una lama.
L’hanno visto su una bicicletta
andare incontro all’autunno
con la barba più chiara e lunga di sempre.
Forse il vecchio e il cielo erano in sintonia
esclusiva, nel clima inquieto delle chiese vuote.
E laggiù in fondo - in apparenza fondo
c’è da sempre un arenile di perle;
hanno detto
si è finalmente disteso
dove i fuochi dei pianeti, ricominciano.
ce l'han quasi sempre in mano,
mentre quelli di Torino
ce l'han tutti piccolino.
Ci son anche i Bergamaschi che
le palle han come fiaschi;
vengon dopo i Genovesi
che lo usan sol tre mesi
mentre quelli di Livorno
voglion metterlo nel forno.
Carraresi e Fiorentini
non ce l'hanno proprio mini
Milanesi e Mantovani
poi si lavano le mani.
Quelli poi di Castrocaro
ce l'han tutti molto amaro
Sia a Pisa che ad Arezzo non
s'intendono sul prezzo
ma a Venezia e Mondovì
se lo menan tutto il di'
Ahi ahi ahi, comunque sia
qui la vita è un poco agra
...quasi corro in farmacia
e mi compro un po' di Viagra
restano su carta...
nelle menti, nei cuori.
Il nuovo, il bianco
ed i palpiti in balia
di sorrisi e gioie.
Bouquet di fiori
dall'odor d'arancio,
dolce profumo che
accompagna la sposa
su quell'altare magico
dove un "Si, lo voglio"
le ha cambiato la vita.
Per i vicoli
In piazza
Ai giardini
Sol per veder
Una palla che rimbalza
Ancora, ancora,
Ancora e ancora
E non finisce mai
Tra i piè lor
Di tonfar per terra
E di volar nelle nuvole
Basse, ai palazzi
Alti, sin a piano terra
Per quella bella
Gioventù che,
Eccitata,
Va a vedere
Una palla che rimbalza
Ai giardini
In piazza
Per i vicoli
Per le strade.
Nell'amore che manca
annega la vita.
Fiducia
è la prima che affoga
nell'acqua alla gola.
Glielo si legge in viso
il doppio del tempo
pel tempio chiuso
e reti
sempre nella porta sbagliata.
E più di qualcuno gode
a vederli nascosti
tra le gole della terra
... figli di un altro dio
quell'occhio
che non vede, il resto
conscio e indifferente
passa pilato su golette
a prendere il sole steso.
Candide e profumate mani
di tintarelle che costano vite
però, di altro portafoglio
per un rossore che
sprofonda nel marrone.
Nel fare la nostra casa
avrei voluto un caminetto
perché da piccolo le famiglie felici
le immaginavo sedute intorno a un caffè
caldo con il fuoco che scoppietta,
mentre fuori un vento gelido taglia l’aria.
Non ne so molto sull’amore… ma credo
abbia a che fare con un camino acceso
che ti aspetta a casa, Vecchioni, i bimbi
dentro le diapositive e tu che commossa
mi sorridi come un buon libro da leggere.
Come un fuoco caldo, e le cose belle
che ti devi guadagnare.
E soprattutto di cui ti devi prendere cura.
Delle vostre esili ombre
miseramente arrese ad una finestra aperta.
La lampadina zampilla luce,
presto un ultimo getto fatale.
I grandi, intanto,
dondolano di sotto in cigolii perversi
di poltrone storte e sbiancate.
Sono piranha che incattiviti
mangiano l'aria intorno e il loro mare sporco
solo perché da salmoni
sono morti controcorrente.
Ed io sono vostro, finché notte sarà.
Porgo le mie braccia disossate
come nastri al vento di ragazze a Pasquetta
lungo il terrazzo
di un mare non ancora pronto
per fare mezzanotte.
I piccoli giocano anche loro,
sotto al cuscino collanine di denti
che si sogneranno per vent'anni;
davanti serie televisioni
di angoscianti Platinette
da sentire in dormiveglia.
Eppure ridono come noi si russava.
Un respiro profondo
è la setticemia nel corpo della malattia.
Un sangue avvelenato
che non può più avvelenare.
Un respiro profondo è il sollievo
dell'eviscerato.
Vedo un macello, non più il macellaio.
Sono vostro mentre tremate
e lasciate che cadano i quadri.
Una festa, seria, mi segue
e mostra un sorriso raccolto.
La sto sudando questa ansia da fotogrammi.
L'occhio è un pendolo senza ipnosi.
Sono vostro. E non lo sono più.








