Nell'ignoranza del suo stringere
illuminiamoci del nostro immenso,
non andremo mai oltre, solo rinchiusi
nell'eventuale obbligo di riparare i danni
retaggio, che i nostri panni impregna
- eredità passiva di patrimoni appesi -
di quattro soldi per svenduti ideali
bustarelle e compresse per cefalee
spinte incomprese di complessati
bullizzati distratti confinati
in se stessi e, di cultura, arroganza
rincorsa dalla sua stessa carenza, obesi
dal proprio peso offesi, e invidie
riposte in errati cassetti o al galoppo
sull'asfissiante indifferenza
dettata dal mercato e le sue leggi
con diritti e doveri sempre in lotta
sui banchi di prova e tribunali,
perché naufraga l'esteriore bellezza
ancor prima del suo tempo
se non rivestita
dal peculiare suo interno.
tra canneti inestricati
si infrangono
su dune soporifere
di pianure catatoniche.
L'astro siderale
trascende l'interstizio
subcorneale dell'elzeviro
virtuale per connettersi
alla linea diaframmatica
della sinapsi piroclastica.
Quindi l'archetipo
polisaccarosico si
sprofonda nel magma
pantomimico di una
fluorescenza graminacea
antelucana non scevra
di fratture sovrapelviche.
di scale a destra
dove la fluorescenza
non ha colto il sorriso
dei piattini per terra
Avvolto il tendone
nella riva getto d'inchiostro
il nulla che scricchiola
e non saprei dire
se il sonno sembra essere
la voce dell'anno
che non scrive
L'uniforme dei Who
intanto
si dipinge di ombretto
e di'acqua indisciplinata
il rinnovamento si trasfigura
nel suo compimento
Dal nostro secolo impaurito
lontani da ogni distanza
ci attende quel viola
fuggendo da salici
di pioggia svaniti !
abbassando il mio,
da immagini che fanno male,
di istanti passati e presenti.
Resterai per sempre
nell'angolo più lontano
dei pensieri e del cuore.
Nulla ti resterà di me,
ma nulla sarà seppellito,
affinché ogni ricordo mio
ti distruggerà l'anima.
Ti lascerò in un giorno di pioggia.
Ogni goccia... un emozione,
dove anche tu, come me,
sentirai addosso la sensazione
di aver perso la parte
più importante di te.
Abbandonerò l'assurdo
delle impavidi braccia
che mi hanno stretta
fino a frantumarmi le ossa.
Così conoscerai anche tu
la desolazione che in me lascerai.
Va' la plebe ai locali
Ghisa pesa sulle spalle
Le signore col lo scialle
Ove Eolo soffia.
Pei campi divini
I bimbi coi cestini
Bombe di mirtilli scendono
Proiettili di fragole crescono
Ove Giove innaffia.
Pei campi bui
Si ruban mazzi altrui
Briscola per anziani
Denaro per villani
Ove Ermes graffia.
Pei campi lacrimati
Dormon scomposti gl'amati,
Le signore, gli anziani,
I bimbi e i villani,
Ove Febo battisoffia.
A rifocillar suol di terra
la pioggia si diffonde
ad inondare ogni dove.
Svenevole mistura di acqua e
miele in seduzione d'anima.
Consueto memorial a
scendere dal cielo e bagnar il mondo,
piove e siedono le famiglie intorno al
focolare ad union di anime.
Piove a dissetar radici di alberi
e sulle foglie scivolar leggiadra
pioggia amica delle grigie nuvole.
Balsamo per fiori in mistura antica,
secoli nei secoli ad abbeverar terreno...
Oh da che nacqui hai bagnato
abiti, scarpe e ombrelli.
Pioggia a cadar lieve ed
esondar fra terra e cielo.
E' autunno e piove su tappeti a macerar le foglie.
le tue rughe ho imparato,
un cammino senza intoppi
ma montagne abbiam scalato.
Sempre calda, Sempre al sicuro
con là fuori la tempesta,
scavalcato ogni muro,
con la mano di Dio sulla testa.
Le tue braccia mi riscaldano,
la tua calma mi rapisce,
punto fermo sempre accanto,
il tuo cuore mi capisce.
Sai scrostare ogni dolore
o almeno mi sostieni
sempre pronto ad ascoltatare,
con te i giorni sono pieni.
In un grande momento di crisi
non lo dimenticherò mai,
rimanevi sveglio a guardarmi
sul mio sonno tu vegliavi.
Ed ho perso perché non ero te.
ed ho vinto perché ero li con te.
come quando il cielo è cupo
e la pioggia è incessante.
E' come l'autunno che spoglia
dei suoi vestiti la natura.
L'addio fa paura
perché quando dovrò morire
alla mia vita devo dire addio,
come quando la foglia
cade dal suo ramo.
che oltre la guancia
porta a mordere altro
E pensando, pensando per ore
invecchiava dondolando
un tempo annoiato
dalla barba incenerita
La testa divenne un accessorio sfinito
e le spalle una coppia litigiosa
con il vizio della gravità
Con il muso contro la finestra
si chiedeva se un mimo
avrebbe potuto risolverle il mistero dei vetri
e delle gocce a sporcarsi solo sui bordi
Un tic toc di grigiume
era un'aria di serra già respirata
a nausearle la bocca
Un tic toc di suoni irritanti
e voci in falsetto
ed erano crepe sul vetro e sulla fronte
Un ticchettio di cambiamenti epocali
si appiattivano nei loro anniversari
e nei concerti di violoncello
respirare i deodoranti vagabondi
ed i mobili scintillanti
voleva dire una bocca impastata
ed il disegno dell'ugula rauca
Erano le 6, un sussurro maledetto
e quindi voglia d'andar via
dai tiranni silenziosi
e lo sciabordare del basilico
Prese il suo libro per incenerirlo
Prese un foglio
solo per sentire il sollievo del bianco
E solo così venne la sera
vicini a sorrisi importanti.
Prendersi cura delle stelle
colore le nuvole
lasciandosi cullare
ogni notte.
Spingere legarsi
ad una sintonia,
forse ad una risata
forse a una parola
Iniziare a scoprire
quello che il cuore nasconde.
Accade alle anime
che si ascoltano.








