Tremo, in questo letto amico di lacrime silenziose, accolgo senza neanche difendermi l'oblio dell'anima e le pene dei deboli.
E voi signori, siete solo illusi immortali, prigionieri bramosi di denaro e di pregiati tessuti, prigionieri del sentito dire, prigionieri di finte perfezioni virtuali e di pensieri raccolti di aforismi senza autore.
Cullatevi l'un l'altro nel vostro tedio, nell'attesa che il tempo divori le vostre ultime ridicole atee convinzioni; La vostra casa è il deserto, continuate pure, schiavi di led, sceneggiatori falliti, tiranni da lounge bar ad esprimere i vostri sentimenti in imbarazzanti faccine emozionali.
Ed io che nei finiti mari ho colto infinite risposte, adesso colgo solo venti avidi di incomprensione. Ma la passione eterna dov'è?
Luce, mostrami sentieri compassionevoli e abbracci che siano mongolfiere di calore, mostrami altri venti ed altre menti che possano colmare queste voglie selvagge di umane emozioni.
Aldilà di questa porta, là fuori, dove il silenzio non ha più valore, non riesco più a parlare, ed avvilito, umiliato, ascolto con pietà le vostre arringhe teatrali in cui trionfa facile il nome " io".
Il mio battito è ancora tremante, in questa casa, in questo letto, amico di lacrime perlate, spengo i pensieri e vado altrove, dove il mio " io" e' una cascata d' acqua sorgiva che scorre inesorabile sulla pelle degli "altri".
soffocato nel petto col silenzio...
e mi nascondo tra foschie e ombre.
M'immergo nella corsa a perdifiato
di un sogno profondo e mai perso,
mi accascio con le emozioni al massacro,
ed il boia col suo fiato sul collo.
Tutto gira. Tutto è angoscia pura,
è inferno fin dentro alle ossa,
dalle narici... dai miei pori.
Interminabile corsa tra fango e lacrime.
Mani rotte, gambe dolenti,
piedi sanguinanti e cuore trafitto.
liberare vorrei, un’orma
d’ossa che odori ancora
dal peristilio
di terra rinverdita
e sottocute un tempo celestiale
nettare d’ogni cellula.
che spreco non ci affligga
né ristagni sussurro
alla bocca del sonno
-la vena irragionevole
sorda, straborda
anche all’elice piatta
del lago.
Respirerò amabili e fragili sentimenti, debole, mi lascerò condurre in questo mare di tormenti, e le maschere non avranno più carnevali da festeggiare, e avrò canti da intonare, orizzonti da scoprire e cuori da riempire.
Ormai spoglio sarò il sigillo dei tuoi segreti, noi due rari spiriti affini, immersi nelle acque pure dell'amore, e inventeremo nuove parole, parole silenti che anche le foglie potranno capire, parole senza spine, parole senza fine, parabole divine.
Sai amore? E' notte fonda, e solo una lucerna accende i nostri corpi mescolati a questo paesaggio rupestre, e ninfee, lecci e orchidee sono le nostre fedi nuziali, e la luna, le stelle e il chiarore delle tua pelle sembrano allinearsi perfettamente.
Giacché vado a raccogliere un po' d'acqua dalla sorgente, colmo di perfezione, e al ritorno , chissà perché non ci sei più, urlo disperato il tuo nome, il mio amore, e nello strazio tutto mi torna in mente:
Sei stata solo un'illusione, e nel mio inquieto vivere, sono scappato da questa vile e disumana realtà e mi sono ritrovato in questa valle, ma presto la sera si accingeva a diventare e solo mi sono disteso sulle sponde di questa sorgente, e da qui che ho perso il controllo dell a mia mente.
Ma sai?
Ti ho vissuto lo stesso intensamente, e non importa se sei stata effimera illusione, e quegli attimi silenziosi e immaginari e preziose perfezioni irreali mi hanno risvegliato dal torpore mentale; Adesso, tutta la natura intorno sembra abbracciarmi, sono stanco, la notte è stata lunga, mi distendo e con gli occhi stanchi e socchiusi vedo apparire te, che mi accarezzi i capelli... Chissà se stavolta è la mia mente... ma ti voglio vivere ugualmente!
Dentro, il disordine imperava.
Tanti tasselli da recuperare,
i soliti perché d’una serata no
mentre la vita insisteva a dire,
ad ascoltare, a fare, a respirare…
Di che parlare quando si è soli
e come agire nel silenzio doppio?
Cosa udire se non la chiara eco
di mille voci a dirti mi dispiace?
Ma respiravo…
Vidi i segni di perfette curve
che lingua d’onda abbozzava
nel pigro suo venir alla battigia
e poi nette, nette le disegnava
nel pigro suo arretrar dalla battigia.
Scampoli di luce offrì la notte,
chiesti a una luna indifferente.
Non protestai contro nessuno,
non chiesi spiegazioni al fato.
In quelle curve placai le ire.
Ho filmato tutto nella mente...
la voce, il viso, le tue mani.
Tremando... ho stretto forte al petto
le emozioni di ogni tuo movimento.
La sensazione di ogni tuo sguardo,
mi accarezzava come fossi stata
una rosa nera dal gambo lungo
che trattiene a se spine aguzze.
Come fossi una regina di cuori
che stringe a se il suo amato scettro,
mi sei rimasto incastrato nell'anima
nel cuore, negli occhi e nei miei ricordi.
certo contraddirti non posso
a negarti questa gioia infinita.
Il tempo di una vita è breve,
breve di più per gli idolatri,
per chi di fiele si nutre,
per chi si avvelena da solo.
Il tempo è compiuto, taci,
ché prima della fine s'abbrevia,
la speranza è certezza sacra,
possa al fine sentire il conforto
di una anonima pur piccola fossa.
La preghiera è ferma, fissa,uguale.
Non domani né ieri,ma oggi all'istante.
In questa estrema pausa tra i solstizi
io l’ho perso, le parole sono già finite,
in cerca di un obbiettivo di un calamaio
con cui scrivere febbrile le mie emozioni.
Ma sotto sforzo taciuto da queste imbracature
sto sospeso tra infiniti fili
sopra ad un abisso la cui paura genera cordoglio
profonda tale da rabbrividire le tante forze.
ci si distingue
dalla massa.
La bocca di mamma,
il naso di papà,
un'appartenenza
che ognuno ha.
Salta all'occhio
un dolce sorriso,
una piccola ruga
che segna il viso.
Che noia le labbra
gonfie fotocopia,
oppure zigomi
sporgenti senza storia.
O gli occhi tirati su
come orientali.
una serie di
immagini tutte uguali.
Ti guardi allo specchio
non sei più tu.
La fossetta del nonno
non c'è più.
che ci riporta indietro
c'è sempre poi
il modo
di vivere dimenticando
tutto quanto
ci ha ferito
denti appuntiti
si avventano
il sangue scorre
ma tu lo cancelli
con quello che hai
una vita risponde
per te ti apre
un varco
e dopo inizi ad assaporare
l'odore pulito che ti circonda
subito non lo senti
quando lo desideri tanto
ma poi pian piano si fa sentire
e riprendi ad ossigenare
i tuoi polmoni
come le vele trasportate
dalle onde che saltano
e dimentichi ogni cosa
con la radio che suona
cioè io... va bene dai, niente.
voglio prendermi un caffè con te.
Ma un solo caffè, diviso in due
e voglio berlo da dove lo bevi tu...
perché io... voglio... o vorrei che tu...
anzi che io... anzi no...
ogni tuo frammento di pensiero,
e voglio scoprire la tua pelle,
e dissetarmi e risvegliare i sensi,
perché mi sei necessaria, per vivere.
E poi, voglio altri caffè con te,
ogni mattino, ogni sera, dopo cena,
e ridere con te e vivere con te,
da ora, cioè oggi... per sempre,
se ti va.
Mi son fermato a guardare
le tue spalle, le mostrine
quel cappello messo diritto
dove il saluto sa finire
Mi son fermato alla paletta
al tuo buonasera di fretta
è il tuo lavoro, i miei documenti
ed ho guardato la pistola
nella fondina che si riposa
ed ho pensato, avrà sparato
avrà colpito oppur dormito
Poi hai nella mano i documenti
arrivederci e vada piano
E quante volte ho forse riso
del tuo operato e quante volte
avrò sbuffato per l’attesa
ed avrò generalizzato
Ma oggi ho capito
che il valore non è sul petto
o nel tuo grado
ma in ciò che ti hanno insegnato
ad esser uomo ad avere un cuore
per aiutare e difendere le persone
dai frutti acerbi
colma il vuoto
appare fittizia...sempre.
- profonda e riflessiva-
La parola non è che fango
misto alle subdole scorie
un becco lungo e affilato
qual dell'averla s'infigge
nella lingua arrotata.
- magica e riflessiva-
La stagione è morta
soffre la mente
ch'è rivale del nulla
la mela marcia si disfa
tra gli spazi dei denti.
Si finge timida e casta
la stagione non ha sipario
ché gli attori sono indecenti.
-magica e riflessiva-
Leccornie di sbavature
saliva sgocciolante
bocche slargate aperte.
Non c'è fama dove c'è fame.









