Sono le parole che respirano
che danno fiato alle emozioni,
che restano indelebili nei ricordi,
che illudono cuore e mente,
che infrangono barriere,
che si sussurrano nel mare.
Sono le parole che respirano
che si urlano contro un cuscino,
che si imbattono tra i denti,
che si scontrano nell'inchiostro.
che mancano di tatto,
che sconvolgono la vita.
Sono le parole che respirano
che accomodano i fatti,
che aggrovigliano le storie,
che posseggono i concetti,
che giudicano con preconcetti,
che tra i sospiri si afferrano.
Sono le parole che respirano
che indelebili marchiano a fuoco,
che inaspettate uccidono speranze,
che delinquenti ti rubano l'anima,
che nel tempo si disperdono,
che se tacciono... valgono di più.
del discepolo
voi merce convalescente
di liberti e padroni
Sia pura luce
a diventare vanto
la cenere che il cieco
vi offre
e di ogni sacramento
abbellite il sangue
che divora il rancore
nel ringraziarvi
gli avanzi di un cane
che diserta
la mitezza
di ogni consiglio !
il suo velo nero stende
il silenzio cala;
ed io soavemente
da esso mi lascio trasportare
come il mare
che trasporta le sue onde,
da lei mi lascio ispirare
per scrivere una dolce poesia.
La notte mi piace.
Mi piace quando
è trapuntata di stelle,
mi piace quando
è dolce e fresca
come l'estate e la primavera,
mi piace perché è misteriosa.
La notte
ci dice buonanotte.Amore,
siam battito di rime spezzate
sulle scrivanie d’un concerto lunare,
sensi scuciti in un passeportout di storie,
neve lacrimale d’un vezzo di gerani.
E scrivono il tuo nome nella notte
appunti di stelle al nostro appuntamento,
indizi di cuore abbandonati
nell’eterno abbraccio degli amanti.
Ho il silenzio del tuo mar in tasca
e t’aspetto, come l’onda una conchiglia
assieme al mio romanzo d’anima
e sazierò d’aurore gli occhi tuoi
per cancellar l’ipotenusa labiale
d’un furto d’inutili parole
e tu abitami pure il resto del cuore:
t’amo, matematica del mio dolore.
Che meraviglia la sensazione
che dà l’aria sulla faccia…
chiudendo gli occhi riesco a sentire
la leggerezza di un palloncino, calco
col piede la pula e allargo le braccia.
Ripenso a stanotte, e alla paura del buio
che mi è rimasta finchè con te per mano
non ci abbiamo fatto l’amore dentro.
E penso ai tetti di tegole, al mare
quand’è mattino, ai campi di grano
maturo… gli unici confidenti del sole
sulle tue mani di riso tra i fasci di spighe.
Rientrando i miei sensi si rotoleranno tra
quelle mani bianche di farina sulla madia,
e ricomincerò a baciarti sulle falsarighe
delle labbra della notte scorsa sulla pelle.
E dopo l’amore mi piacerai più di prima.
Il sole tra i covoni ti accarezzerà i capelli e mentre
geloso ti sfioro, tornerà tra i tetti sul mare a rivelar
di aver preso il caffè insieme a due anime in rima.
mi rimetto in cammino a levigare i sassi
dimmi che sei naufrago assetato di sabbia
un albatros che volava alto e si è arenato
poi aggomitati col volto sperso sulla via
a spiare i corpi che vanno e non si arrestano
non sanno dove vanno e si confondono
tra i ciottoli e le pozze d'acqua piovana
anche tu sei una luce prossima al tramonto
un cane che si lecca le ferite e uggiola
dimmi che fai fatica a vivere per crederti davvero.
mi mancherai mi mancherà ogni centimetro che mentre dormi sto percorrendo.
Mi mancherà il tuo respiro I tuoi baci la tua pelle,
ma non sarà mai tenebra.
Sarà dolore illuminato dalla certezza che io e te siamo sempre.
Sarà solo attesa di tornare al mio posto.
Le tenebre non sono per noi,
noi siamo luce,
noi siamo amore
Si accarezzano le gole graffiate
di due amanti sacrificali.
Un istante... per queste impavidi mani
che, bramose tremano, cercano, amano.
Un momento... aspetta solo un momento.
Dammi il tempo di morire nei tuoi occhi,
dammi la lacrima che per me s'emoziona,
dammi il palpito trafitto da questa porta chiusa,
dammi un attimo per perderci in noi,
tagliando il respiro ancora una volta.
Un ultimo abbraccio ti prego.
Un ultimo bacio, ti supplico.
Un ultimo sospiro, ti imploro.
Un primo addio, ti obbligo!
Chiudi gli occhi: il mare è qui.
E la sua voce liscia,
Di donna, fragile,
Il suo discorso lento
Che leviga la roccia
Pregna di sale,
L’avvolge, e consola
La sua ingiusta tortura,
Un cuore di pietra
Per sempre vivo.
Apri gli occhi: il mare
Che pressa, la sua lagna,
E non c’è accordo
E la pietra annega;
Dietro di lei le tenebre negano
Anche la luce.
'E suonne
'E suonne so' fatte 'e zucchero filato,
so' 'e suspire d' 'e core nnammurate.
Mme parene ricame fatte a mmano,
addò se po' ammescà 'a seta cu 'a lana.
Nun stanno né ncielo, né nterra,
songhe sciure nzerrate 'int'â serra
So' nnuvole janche comme 'o llatte,
parene tanta casarelle fatte 'e ovatta.
Stanne ncielo nchiuse int'â na stella,
preferiscene 'a notte p'arrapì 'e ccancelle.
Nun songhe maje senza sustanza,
pecché tenene 'o sapore d' 'a speranza.
So' bbolle fatte cu ll'acqua e ssapone,
se culorene a ssiconda e ll'occasione.
Nascene 'int'â mente 'e chi suspira,
nun abbadene si tu sì ghianco o niro.
'E suonne se fanno spisso 'int'â nuttata;
però se ponno fa' pure 'a scetate.
C'accumpagnene senza fa' na sosta,
fanno sempe 'a stessa strada nosta.
Nisciuno 'e nuje ne po' ffa' a mmeno,
specie si staje sotto a na luna chiena.
'E suonne songhe mbarcazione 'e furtuna,
ca te portene diritto ncopp'â luna.
'Int'ê suonne se piglia 'o cielo cu è mmane,
'o sole, 'e stelle nun te parene luntane.
Quando me dicene: "chisto è nu suonno"
e suonno rimmane: "nun se po' avverà..."
a mme nun me mporta: si sunnanno so' felice,
pecché m'aggi' 'a scetà...è accussì bello sunnà!
Traduzione
I sogni
I sogni sono fatti di zucchero filato.
Sono i sospiri dei cuori innamorati.
Mi sembrano ricami fatti a mano,
dove la seta si mischia con la lana.
Non stanno né in cielo, né in terra;
sono fiori chiusi in una serra.
Sono nuvole bianche come il latte,
sembrano casette fatte con l'ovatta.
Stanno in cielo chiusi in una stella,
preferiscono la notte per aprire i cancelli.
Non sono mai senza sostanza,
perché hanno il sapore della speranza.
Sono bolle fatte con l'acqua e il sapone,
si colorano a seconda dell'occasione.
Nascono nella mente di chi sospira.
Non si importano sei tu sei bianco o nero.
I sogni si fanno spesso di notte,
però si possono fare pure da svegli.
Ci accompagnano senza fare sosta,
fanno sempre la nostra stessa strada.
Nessuno di noi può farne a meno,
specialmente se c'è la luna piena.
I sogni sono imbarcazioni di fortuna,
che ti portano dritto sulla luna.
Se sogni prendi il cielo con le mani,
il sole e la luna non sembrano lontani.
Quando mi dicono: "questo è un sogno"
sogno rimane e non si può avverare.
A me non importa: se sognando son felice,
perché devo svegliarmi...è così bello sognare!
Non avrei potuto incontrarti
non avrei potuto sentire
il silenzio che ci unisce
se non ti avessi sognata
all'estremita della notte
del buio. Un filo sottile
di nuvole che aprono confini
lontanissimi ma è come se fossero
vicini. Nell'ombra ti scorgo
vedo un malinconico sorriso
una velata delusione
con lo sfondo del mare
una foto nasconde
movimentati venti
mossi da un tramontabile
tramonto, tu sei
Anime dietro di te
si sono azzittite
ed hanno sconfinato
esuli sentieri
La domenica che rivide Ajsha,
non volle farsi leggere la mano.
La vide assorta, chiusa come una i,
e che guardava soprattutto il cielo.
Le domandò allora cosa avesse,
dov'è ch'era finito l’estro suo,
la parlantina solita di sempre
ai piedi dei gradini della chiesa.
Rispose lei ed anche a malapena
di non avere voglia della vita.
Nessuna quotidiana profezia,
Ajsha chiese al signor Rossi
notizie fresche della primavera
mentre cascate di capelli neri
smorzavan flussi dell’antico ardire
e in rossi lobi gli ori erano rame.
Sbuccio anagrammi di cuore
in un crepuscolo d’anima
naufragato sui petali labiali
degli intimi silenzi tuoi
e spendo nevicate di sguardi
in questo apostrofo di battiti
che bussa ad un anonimo
romanzo di luna.
Amore, scuciti in mille colori
sui respiri accesi dei miei fianchi
come un raggio di dolci parole
rubate al mercato degli inverni,
sii acrobata sul mio petto di cristallo
come brina di un romantico infinito
taciuto agli spiccioli del nostro vivere.
Ho smarrito un portafoglio di parole,
giace sul palcoscenico degli occhi tuoi
in uno sfavillar d’abecedari celesti
e fioriremo ad ogni latitudine,
giocheremo coi violini della solitudine:
siam carezza dei nostri nomi
posata in grembo alle illusioni.
che da quando non c'è più,
son diventata il niente.
E non so se ha l'anima trafitta
come la mia, da quelle spine
che la fanno sanguinare.
Vorrei sapere dov'è
quell'amore che ci univa...
che ha saldato il mio cuore al suo,
quello stesso che ci separa.
Vorrei che non fosse cosi...
maledettamente e insopportabilmente
difficile, tanto da non saper più
come andare avanti.
Vorrei sapere...
cosa mi resta ancora da fare,
oltre a cantare la malinconia,
che invadente mi assale
danneggiando ogni mio sospiro.
Si apre lo sguardo su agonie di verdi e d’azzurri,
fuggono gli occhi a seguire stormi oltre le nubi.
Non è il mio, questo mondo che vedo
eppure, ci resto attaccato come un vecchio carrubo.
Onde di terra già muovono confini,
sarò presto straniero nel tutto che muta.
Mi bagnano i piedi nuove gocce di rugiada;
non dire che sono lacrime di fate scacciate dal regno.
Mi voglio nutrire di questa frescura!
Poi, i boschi saranno i ricordi più cari
nel domani che ci vedrà tornare umani.









