Stacco un petalo all'ombra
che scivola come velluto
oltre il mio corpo.
È come parlare con un sussurro
alla parte più intima dell'essere.
Che non ferisca gli occhi
una lama aliena di luce
mentre mi cullo
nella soffusa sera del cuore.
Questa pace che mi ricrea bambina
e mi accarezza con la dolcezza
di affusolate mani materne.
Un limbo che profuma di fiori.
E il mio accovacciarsi morbido
nell'utero del sogno.
Al fluttuare leggero
le membra vuote di peso,
piene di improbabile infinito.
inizia subito la danza.
Vado in montagna
e scrivo tutto su una lavagna.
Devo fare la valigia,
anche se sono pigra.
Portare un bel vestito,
stando attenta
che non sia scucito.
Poi anche un rossetto,
da togliere prima
di andare a letto.
Mutande e canottiere,
da vendere anche alle fiere.
Se il sole si vede dal mattino,
lo urlerò anche al vicino!
che una volta livida
s'è ribellata agli eventi.
Processo di una rosa
che sboccia al sole.
Ramo, foglie, spine...
e poi la sua bellezza.
Seta bianca è il mio cuore,
che una volta dolente
ha superato gli ostacoli.
Processo di un giglio
che da una lacrima Santa
nacque il suo splendore.
e ti ritrovi distante
con la mente dove
stanca si riposa
a fissare il cielo
che musica splendida
questo quadretto
intonato da una canzone
alla quale volentieri pensi
senti di scioglierti
immersa nei sogni
volando. Ogni parola
si perde, la respingi
sola insieme a lui
che ti abbraccia
Chissà cosa si chiede
ma non importa
perchè felice sei
in quel mondo
incantato ove
ci sono splendide
leggerezze
che comunicano
splendidamente
Ridere ti fanno
sentendo aromi
profumati
di lavanda saporita
… appaiono agli occhi
insulse, ripetitive
- parole vuote -
gettate alla rinfusa
a garantirsi l’esistenza
E’ il delirio del matto: parlarsi, scriversi, rispondersi, in un piatto soliloquio
Entrare, uscire, riapparire, sbrodolare osceni rosari, mentire, recitare… ma
vuota è la platea per questa - falsa - senza attori - Titolo: l’Ipocrita senza Oscar
Non basterebbe un mazzo di carte per cambiarti la faccia
che oggi è donna, domani uomo, ieri giovane, da morto cenere, o
preferibilmente mo no co lo re… MascherApatica, priva di personalità!
- forse fa meno male che ammettere lo stato maniacale -
Il pannello di sughero è pieno di puntine, forato come il tuo stato e… ci sono carte,
doppioni, foto, appunti odiosi, diari raccapriccianti di un’esistenza subdola
vittime, dei, giudici… vittime dei giudici
C’è di tutto - ovunque sparso - come un bazar senza rispetto
e chiodi, per sostenere la vacuità
Borderline… sarebbe troppo onore ma
al bordo della linea di confine
dove la carta cambia
ma il succo non cambia
traspira veleno, aspira veleni, spira
- lentafonia -
(singulti biblici al cospetto
per te che vai in chiesa
e poi bestemmi)
S'annuncia il Giorno
All’indirizzo del silenzio
conobbi spiccioli di giglio
ed un gomitolo di stelle
rimbalzò sul cuor
come rime di un futuro
imbrigliate in nettare di neve.
Ed i tuoi sguardi
erano poesie d’anima
inchiodate ad un tramonto
ed il cielo delle mie labbra
fatica d’una mareggiata lunare
ed io carezzo questo capoverso del tempo,
son arpa dell’esistenza
colorata da un battito d’essenzaTra il fruscio di rami
si riflette un pensiero,
dolce e malinconico
e di riflesso io mi perdo
come in uno specchio.
Nella vasta distesa colorata,
d'acqua quiete,
danza una piuma,
completando l'immagine
della pace... interna,
appagata, assopita.
Stanca dopo il volo,
s'adagia e fa cerchi,
tagliando il silenzio
s'appoggia alla corrente
e si lascia trasportare
come prima col vento.
Piccole nuvole sorvolano...
vanno via e nulla resta
in un azzurro variopinto
che spinge nell'infinito,
un istante eterno
che racchiude l'immensità.
un suono dolce
chiaro,
una ninna nanna nuova
una melodia scaccia via tutto il resto.
Resta con noi
la dolce attesa
del pianto di quella bambina,
resta il profumo
che sembrava sparito,
dimenticato,
resta il suono
dei violini in attesa
di questo pianto...
Ed ecco che riecheggia
una felicità mai provata,
una vita che si affaccia sul mondo.
Ed ecco che arriva
quel pianto di felicità.
quelle che si morsicano nell'attenuar di fame
Cilindriche
ruotano come lingua fra denti
su labbra che prudono
su zigomi orfani di porpora
Viaggiano al ritmo dei quattro quarti
anch'esso tondo
ancora sposo dello stesso letto
e di sposa corona ad abbracciarne il gambo
Di là dal mare,
nell'oltre martoriato dalle fantasie,
nella regione dell’ultima ragione che rimane,
di là dal mare il cielo si abbassa.
Si china, prostrato e consenziente,
a dare in prestito un po’ di blu che abbonda
per riversarlo appena sotto l’orizzonte.
Noi poeti siamo piccoli,
noi che in un verso reclamiamo verità,
siamo una goccia della nostra riva.
Le prime luci che accendono la baia
spengono di già il nostro ardire
e rimaniamo qua, a raccontarci i fatti della terra.
Non mi alzerò quando l’alba schiuderà
piano i tuoi occhi, e con loro i pensieri
ma piano resterò lì ad abbracciarti
mentre mi appari così piccola.
Quando ti sentirai pronta per traslocare
dove i sogni tuoi incontrano i miei,
mi troverai ad aspettarti da sempre
in un cantuccio, dentro a una scatola.
Tramonti rossi, albe, aurore
e notti fitte di stelle da dimenticare.
Porto con me bagagli gremiti
di delusioni e di perché.
Piove, ma non mi fermo!
Anche se il carico da portare,
ha il sapore amaro di baci falliti,
insinuati tra labbra e freddo.
Ci penso e avanzo senza voltarmi,
col vento a favore, che mi spinge
dove i taciti desideri, ancora confusi,
vengono esaminati tuttora dal cuore.
Un cuore privo di pulsazioni,
un cuore perso tra lividi ancora vivi,
un cuore... che non sa più tacere.
Cercherò un posto sconosciuto,
dove posso lasciarlo gridare,
dove potrà maledirti tra i deliri.
Vago finché la memoria cancelli
ogni immagine, ogni ricordo,
di tutto il gelo calato tra vestiti e pelle.
Il cielo è in tempesta, ma non mi fermo!
Narratemi dell'Italia l'eroe
Che greve furor contro i nemici
Seppe più che la ragione
L'orgoglio di Roma; che di beltà
Abbacinante, come solo l'italiano puote;
Che d'infamia rivestito
Nel ricordo commuover suole:
(E di altre cose ben note)
Combattendo, vinse!
Amando l'Italia, lei lo cinse!
Come lui, o Muse son d'amor per voi,
Così nella misura che conoscete
Sappiate quanto poco sono
E se d'un verso solo getto a crogiolo:
<Viva l'Italia fascista finché non muoio!>












