Non voglio scrivere di te
con la mia pochezza.
Voglio che sia il tuono
e il magma che dall’Etna esplode,
a raccontare di quando ti alzavi in volo
per poi lanciarti in fondo a quel cratere
ad osservare la terra dal suo centro.
Alla corte di Efesto tu
-forgiata da lui stesso
dal fuoco e dalla pietra-
dimoravi, al tempo
ch'era prima d’ogni tempo.
Quale metamorfosi
ti trasformò in fanciulla
Ovidio non lo dice.
Certo fu, che appesa alla folgore
toccasti il cielo.
E poi, prima che occhi celesti
ti potessero ammaliare
la terra ti pretese e fosti sua.
Con quale forza sei vissuta!
Calpestando miriadi di fiori
senza mai bruciarne uno.
Ti fu dato un tempo per tornare
alla fucina del forgiare.
Ora sei lì: fiocco incandescente
tra incudine e martello
nel supplizio primordiale.
Ti conosco indomita ribelle!
Di sicuro ancora e ancora fuggirai.
E sarai sembianza nuova
per nuovi mondi da esplorare.
Io ai tuoi luoghi non ho accesso
nemmeno nel sognare.
Madre! Perché
ti congiungesti ad un mortale?
Non ti dissero i tuoi numi
che la materia di noi umani
non si lega al fuoco, all'acqua
all'aria per creare cose nuove.
Quando morirò sarà per sempre!
Tu mia Dea, lo so, farai piangere
il cielo e la montagna
e l’universo per me
che mai più potrò tornare.
Mentre io -per te- da sola piango.
la lunga attesa estate
sudando avidamente
liquide file di formiche al sole
sminuzzando le ali
roteando le piume
evitando con cura
di passare su sabbie arroventate.
Sogni di bagni
alghe e meduse
cappelli di paglia
ed esotici foulard
pronti a rincorrere
i venti delle Hawaii
sulle acque stantie
delle morte coscienze.

A volte fuggo, a volte mi rintano,
fuggo stressato, fuggo assai lontano,
ma non so da chi, perché, da cosa,
forse da giornata un po’ noiosa.
A volte penso, mi chiudo in casa,
rimugino la mente, la sento invasa,
mi da fastidio un piccolo rumore,
ogni spavento è un gran tremore.
Sono sensazioni che sento dentro,
inevitabili che fan sempre centro,
l’anima mia li trasmette al cuore,
sono per me come un gran dolore.
Vita mia inquieta, sempre agitata,
segui la strada che Dio ha illuminata,
vuoi solo la pace ed infinito amore,
tutto quello che ti fa sempre onore.
Vedo dentro
il giardino del mio cuore
il fior della mia giovinezza
sfiorire.
Vedo anche che
nel giardino del mio cuore
c'è un uccello che
non vola.
È primavera,
cosa aspetta questo uccello
ad aprire le ali e...
volare?
Cosa aspetto io
ad annaffiare questo fiore
perché rifiorisca
in tutto il suo splendore?
Ho bruciato il mio cassetto dei sogni.
L'ho lanciato nel rogo degli anni,
quelli passati a dire "domani"...
Non è stato semplice.
Ho trascinato la mia sedia di rimpianti
e mi sono seduto lì, a guardare bestemmiando,
le fiamme dei giorni bruciati
come fossero pagine di un libro mai scritto.
Che rabbia non essere stato felice...
Essere scivolato distratto sulla linea del tempo
sentendosi soli anche in mezzo alla gente,
mentre i capelli iniziavano a cambiare colore.
Oggi ho bruciato il mio cassetto dei sogni.
L'ho fatto perché era vuoto, da tempo,
ed ora non resta che cenere da buttare...
No, non è stato semplice.
fiato a volare
nastro a stringere vergogne
viscere d'un "dunque" mai proteso
Vergine di capo
figlia d'anima rossa
atteso annunzio di mani a corolla
Illuminano seni un manto
a coprir di pastori gregge
offerto in sonetto arcaico
entr'ora di luna offesa
Palliativo quel sos
reazione di sesso
a qualunque intrigo,
trama
che scriteriata ordisce
coprendo quel vizio
che timido
giostra in castigo
spingendosi a fondo
nascosto alla vista
e sempre più giù
dove anche al pensiero
si perde
il ricordo sbiadisce
e indelebile ...
traccia profondo
ben altro sentiero,
sbrigativa
e insensata risposta
alla voglia di turno
di chi compra
al prezzo dettato da fame
e chi vende.
Nella coppia tutto cambia
anche il nome
... amore
dove lo scambio di piacere
mai ... per la gola prende.
saltelli sprofondano.
Cancelli chiusi
nel deserto rovente.
Finestre semiaperte
sbattono,
frantumando vetri
appannati.
Impronte di piedi nudi
stampate sul ghiaccio
La neve candida,
sigilla la nebbia
coperta di polvere.
Il calore,
il calore evapora
senza preavviso.
Un pianto,
un sorriso,
dove si trova
il confine,
di un mondo
sconosciuto,
sconvolto, naufragato.
Guardando lontano
stelle si sgretolano
in galassie confuse.
Costruiscono strade
sbarrate dal tempo.
C è solo vento.
se resta immobile è per avaria
qual il destino che sempre s'opprime
non cerca rivalsa nello scolo della via.
A capire resta solo fango, forma informe
un bisogno irresistibile ad accovacciarsi.
E non sempre lamenta soddisfazione.

Amor Essenziale Amor!
Amor in gaudio canto in gesto quotidiano porgo,
amor senza pretese, umile e sincero,
amor d'amor il cuor nutre,
ed immancabilmente amor nasce e cresce.
Amor Famigliare!
T'amai e amor siamo.
Afflitti e vincitori della nostra storia
d'amor che tutto vince e tutto predilige,
amor impertinente, amor prezioso,
fra nubi e ciel sereno.
Amor perdura se amor perdona!
Amor ad union di bene e male
amor in scia naturale.
Giglio nei giardini in fiori
e famigliari unioni ad
essenza d'elisir d'amore..
Adele Vincenti
Maggio 2019
Oh mia padella rugginosa
che te ebbi fin da giovine sposa
conforto per uova in tegamino
aspettando quel cornutazzo del maritino
Mia compagna spelacchiata
che cocevi 'sì bene la frittata
perché sei tu in tal ghisa rovinata?
Non usai forse sempre acqua di giornata?
Or giaci di molto invereconda
dentro una madia poco gioconda
rifiuto dimenticato
come acqua di bucato
Di te ricordo ancora profumo inebriante
d'una bistecca sugosa e invitante
e di quel pezzo di lonza
ne farei volentieri ancor sbronza
Per non parlar di patate e carote
che giammai furon bocche vuote
con fritti e panzerotti
per palati fini e ghiotti
Te veggo lì in cantuccio
che mi tieni alto il cruccio
No, non finirai nella pattumiera,
di questo te lo giuro,
che di tutti fosti l'unica amica mia sincera.
Sul molo… caffè tra le mani,
nell'albore
che si presenta con cipiglio
un uomo
col paltò e un sorriso
da dividere
tra il mare
color sbadiglio
e le persone che di primo mattino
passeggiano.
Da dietro i petali di un giglio
una donna foriera del giorno affida
i suoi pensieri allo scontrino del bar.
L’artista come in una cornice
accompagna la matita,
nel privato di un bavero vermiglio.
ora e sempre.
Lo sento il tuo profumo,
non solo sulla pelle,
lo sento dentro
e come scintilla
mi fa esplodere.
Mi perdo in un tuo bacio,
dove danzo felice,
con magiche scarpette.
I miei occhi si specchiano nei tuoi,
dove non servono parole.
Sono rondine che viaggia,
attraverso i tuoi sogni.
Tigre affamata delle tue labbra.
Ciliegia che lascia addosso
un dolce sapore,
l'amore.
ed invece si è mossa spedita
rotolando nei vicoli del cielo
per fare d’un malessere la spia.
Una stella ben disposta l’ha sentita
e, di sogno travestita, m’ha raggiunto
scagliando con la luce del prosieguo
l’ossigeno prestato ai quasi eterni.
…………………………...................……...Respiro.












