Proprio come volevi tu
Adesso non mi nascondo più,
tanto si presenta sempre il conto,
vieni ora sono pronto!
Comincio a scendere ti aspetto giù,
sarò come volevi tu,
senza limiti e privo di orgoglio,
infondo anche io ti voglio!
Le nostre liti sono imbrogli,
facciamo pace mentre ti spogli,
in quel letto tra le lenzuola di seta blù
finalmente hai vinto proprio come volevi tu.

Auguri, papà!
Auguri a tutti i papà del mondo!
Auguri ai papà che sono amati dai figli
ma soprattutto ai papà che sono odiati!
Auguri ai papà compresi dai figli
ma soprattutto ai papà sempre incompresi,
ai papà che hanno consumata la vita per i figli
ma che sono stati sputati in faccia e cacciati da casa!
Auguri anche ai papà che, senza volerlo, hanno sbagliato,
ma soprattutto ai papà che sono sempre pronti a rimediare!
Auguri ai papà che hanno dato tutto pur non avendo niente
ma soprattutto ai papà che, malgrado tutto, sono sempre papà!

mettendo in risalto quelle linee del viso
che colorano il giorno.
Vorrei che la vista di un tramonto
ti baciasse con le luci della sera.
E poi vorrei che tu camminassi
tra le strade del mondo con in tasca
una felicità nascosta che si apre
alla vista di un incanto
che toglie il respiro.
Vorrei che ti accorgessi di quanto
le bellezza di quei paesaggi
possa riempire di gioia immensa.
E ancora senza esitare vorrei
che un giorno quelle stelle nel cielo
che stanno a guardare
illuminassero la tua vita
e nella felicità tuffarsi a capofitto.
Vorrei il meglio che c'è
tra le pieghe del cuore.
bella come il primo raggio di sole al mattino,
bella come la brezza che ci accarezzava mentre le bocche dipingevano un bacio ed il mare guardava,
bella come il profumo dell'olio sulla pasta quando con la mente già facciamo l'amore,
bella come quel campo in fiori che ci accoglieva tra risa e "stai fermo".
Sei bella e dietro questo complimento c'è la profondità dello sguardo di un uomo che ti ama.
“Riviere, bastano pochi stocchi d'erbaspada, penduli da un ciglione, sul delirio del mare.”
(Eugenio Montale)
L’ammaliante pace
che si intravede appena,
fra una stazione e la prossima,
è anche lei, purtroppo, cosa illusoria.
Mi resta la percezione del respiro del mare,
il circuito chiuso di un incomprensibile ed inutile
patrimonio genetico, ed un innato bisogno di creare.
Poi ci sei tu, la condizione di equilibrio, sempre in bilico
fra lo yin e lo yang, mai completamente l’uno
e mai completamente l’altro.
Viviamo riflessi
nelle forme
con cui
ci pensiamo,
abbindolati dai meccanismi
della vita sociale, e da un inappagabile
pulsione a comunicarci ancora amore.
Quando il giorno sta per farsi notte
o la notte sta per farsi giorno,
siamo noi lo spazio vuoto
lasciato dalle cento
milioni di cose.
Siamo noi
la chiave
armonica
della mutevolezza:
sempre diversi ma sempre uguali,
due segni opposti che non annichiliscono,
due lampi di genio leggermente asimmetrici,
due esseri che è impossibile che non siano.
“Codesto solo oggi possiamo dirti: ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.”
(Eugenio Montale)
Volerti è come tenere
fra le mani un filo di vento.
Fili di fumo mi avvolgono
e penetrano la mia carne
che sa ormai di te.
Come una morsa allo stomaco
rimescoli la mia inquietudine
e ne fai
una squisita
ebrezza.
Vertigine
mi porta altrove.
Dove tu sei.
Posto per tutti
In questa società italiana
Marcia e degradata,
non ti accettano mai
per quello che sei,
specie se sei di idee
e abitudini contrarie
alle mode imperanti,
specie se sei ribelle,
sovversivo
e anticonforme alle regole;
non ti accettano mai
e vogliono dimostrare che sei
sporco,
che sei colpevole di qualcosa,
che hai del fango addosso,
o delle colpe nascoste;
questo è il sistema marcio,
in cui viviamo,
nel bene e nel male;
la massa è cieca e stupida,
e non capisce,
che c’è posto per tutti,
posto anche per le posizioni
e le idee altrui,
diverse dalle nostre
anche per chi ha principi e valori etici diversi
dai nostri;
la gente erige un muro di omertà,
di rifiuto,
di intolleranza isterica e da caccia
alle streghe,
e sa dire ,solo no.
Quando arriva la notte faccio i conti col dolore,
mi assale il rimpianto di quel perduto amore,
il prezzo più alto che pago in questa vita,
provo a scappare ma non c’è via di uscita,
privo di difese annego nel pianto,
solo di notte puoi avermi accanto,
mi manca il respiro ed ho poca voce,
sei un tatuaggio nell’anima,una ferita atroce,
un sentimento che del peccato resta ostaggio,
non puo vivere se manca il coraggio,
parole sterili che offendono il cuore,
la paura vince e uccide l’amore,
questa dannata notte mi spinge ad affrontarti,
mi vesto di silenzio perché non so odiarti,
soffro in questa indelebile agonia,
forte il desiderio di concedermi una pazzia,
oltre il giudizio calpestando la ragione,
aprirei le porte di questa amara prigione,
la notte scrive la sua verità senza imbroglio,
perché sa che mi manchi,sa che ti voglio.
mi dividono dalla felicità:
un solo passo e potrei sfiorarla.
Una decisione mi separa
dal controllo totale.
Vorrei prendermi una sbronza
come quelle dei miei sedici anni,
non come quelle di adesso
che sembra una Parigi baudelairiana
anche la più accesa strada.
Ridere di cuore del male sulla pelle,
del male sopra il cuore.
Piangere di gioia per le cose nocive,
scansando così l’esistenziale per un po’.
Ai miei coetanei piace il Sabato sera
e alla mia famiglia il pranzo della Domenica.
Io, un timido Mercoledì.
Ogni giorno sto morendo.
si rincorrono l’essenza e la tua assenza
un pensiero irreale eppur corposo
fragile come un sogno
fragrante come un nuovo amore.
Feroce la forza che ci attrae
quando incrocio il velluto della lingua
e bevo il tuo sapore, e dico t’amo
mentre respiro la tua bocca schiusa.
Inarchi il dorso, getti gli occhi al cielo,
centellinando ogni goccia di piacere.
Graffiami l’anima, non sentirò dolore
se coi tuoi baci curerai ferite
trasformandole in gioia.
Regalami ogni giorno questo gioco,
regalami un inferno di passione,
un pensiero concreto, corporeo, anche malato,
senza chiedere s’è sogno o s’è realtà.

Inferno, Purgatorio e Paradiso,
primavera, estate, autunno e inverno,
materia, amore, anima e spirito,
aria, cielo, gas e liquidi.
Tutte cose che ci ha donato Dio,
cose perfette, funzionanti e resistenti,
cose che durano per sempre, cose eterne,
senza rotture e senza incrinature.
E tutto questo è base della vita,
tutto ciò che serve all’esistenza,
tutto questo è quello che ci muove,
senza spinta, senza alcun motore.
Il tempo è però un grande tiranno,
a volte mostra anche unghia e denti,
può cambiare, uccidere o migliorare,
ma può agire solo sulla materia.
Case, tunnel, ponti e cattedrali,
città, paesi, case e monumenti,
musei archi, colonne e ville,
tutte grandi opere di illustre firme.
Progetti e calcoli di grande invidia
ed ogni Stato ne vanta più di una,
tutto perfetto e grande maestria,
tutti fanno a gara quale è bella.
Ferro, cemento, legno, marmo e tela,
tutto resistente e di grande qualità,
ogni progetto calcola le dimensioni,
partendo da durata e sollecitazioni.
Qualcosa però crolla prima del previsto,
senza preavviso e senza pietà alcuna,
le cause quasi sempre ci stupiscono
perché al progetto non ci sono errori.
Unici imputati, a mio modesto avviso,
sono i carichi ripetuti senza tregua,
diventano il doppio dei previsti
e la durata è sempre dimezzata.
Fenomeno tecnico che tutti conosciamo,
fenomeno strano, anomalo ed imprevedibile,
si dice che la rottura avviene per fatica,
monitoraggio e cura, son le sue medicine!

chi giurava di amarmi,
da chi mi abbracciava
per poi pugnalarmi,
mi chiamano angelo
ma mi hanno tolto le ali,
Sono stato colpito troppi pugnali,
mi spaventano anche le carezze,
solo nella fede ci sono certezze,
dopo troppe volte che ci ho creduto,
l'amore adesso non lo voglio ,lo rifiuto,
il male le spezza le catene,
io so di appartenere al bene,
non smetterò mai di pregare,
anche se sono un angelo che non può più volare.
sotto colpi di cuore l'anima si rapprende
e leggera battaglia ricomincia.
Notte senza luna,
così buia e tempestosa,
copri tranquilla ogni rosa
che dorme tra le foglie.
Potente è il sentire
e attinge e anela il dormire,
solitario il letto giace
e non porta odore di pace.
Quale voce potrà dire la sua,
e non gioire, perché il tempo del sereno venire
e forse non verrà.
Ma i fiori della speranza più azzurra
non sono ancora sbocciati con il sole.
Nel giorno che nasce
sotto il roseo mattino
ci saranno e ancora sorrideranno,
tra le labbra carnose.

Sei partito per un lungo viaggio
biglietto sola andata.
Pochi spiccioli in tasca
muso duro
tanta fantasia,
meta
un'utopia.
Guardi indietro
non era importante
eppure il pensiero
torna da lei.
Nostalgia assale
non puoi tornare
prosegui viaggio
verso un miraggio
lo scoprirai
se giungerai a destinazione.
Viaggio infinito
meta lontana
non demordere
qualcosa troverai,
ma...
Potresti
non giungere mai
all'isola della felicità
se prima
pace non farai
con te stesso.










