Te ne sei andata
lasciandomi solo,
senza dirmi una parola,
restando nei tuoi silenzi
che, come muri,
non lasciavano vedere
la sofferenza
che c’era nel tuo cuore.
Ora che sono qui, da solo,
cerco di abbattere
quei muri che avevi eretto
e che nascondevano a me
il tuo dolore.
Solo adesso, senza di te ,
sto imparando,
nella solitudine
e nel silenzio, a guardare dentro di me
e a vedere cosa c'è nel mio cuore.
Ora che sono solo, capisco i tuoi silenzi,
mi hanno insegnato a capire me stesso.
lasciandomi solo,
senza dirmi una parola,
restando nei tuoi silenzi
che, come muri,
non lasciavano vedere
la sofferenza
che c’era nel tuo cuore.
Ora che sono qui, da solo,
cerco di abbattere
quei muri che avevi eretto
e che nascondevano a me
il tuo dolore.
Solo adesso, senza di te ,
sto imparando,
nella solitudine
e nel silenzio, a guardare dentro di me
e a vedere cosa c'è nel mio cuore.
Ora che sono solo, capisco i tuoi silenzi,
mi hanno insegnato a capire me stesso.
Magica felicità sta sorgendo
come luminoso sole al mattino
di bene,il mio cuore,sta nutrendo
guarendolo dal male mastino
Varie emozioni stanno riemergendo
stilose come stoffe di lino
nell'animo pian piano stan salendo
mutandolo in un fiume cristallino
come luminoso sole al mattino
di bene,il mio cuore,sta nutrendo
guarendolo dal male mastino
Varie emozioni stanno riemergendo
stilose come stoffe di lino
nell'animo pian piano stan salendo
mutandolo in un fiume cristallino
A dire al cappello delle lampade accese,
di ogni ordine e rango, della mia stanza, o del teatro,
che non è proprio così la vita dell'aria fresca,
non è in questo rosso di ciclamino in vendita,
labbra vecchie che sorreggono sigarette
E il giorno trattiene a sè più che può
la propria unica sera
e la sera pensa al giorno di cui è stata figlia -
disegnò forse fin dal principio sagome cinesi che aspettano
da brune allodole
un bacio
Criminale ogni uomo che uccide una gallina
maledetto il macellaio che scuoia gli agnellini
che farsene del gracile pellame?
cosa dei teneri ossicini?
E perchè no?
perchè non c'è pietà verso le ortiche?
falcidiate come ad Auschwitz
da macchine tagliatrici e tagliagole
tutto quel sangue verde che cola nelle strade
io li conosco i suoi pulcini -dei cordoli porto memoria-
pulcini verdi che pigolano per me
s'arrampicano dove possono a mani nude fino al cielo
figli di Dio o no?
Ed è sacra la vita del DNA
ovunque il seme che promette
un giorno contro la morte
Sai?
Io non credo che ci siano tre regni ma uno solo
d' inganno e distruzione
e la vita è una battaglia
senza via di scampo
nemmeno una finestra tra luna e stelle
un conforto da qualche parte
Il gallo canta perchè chiama alla battaglia
Ovunque vedo alzarsi i figli d'erba
ovunque c'è un esercito di greci e persiani
in ogni angolo l' ailanto combatte guerre perse
persino la zanzara è figlia del suo Dio
-che succhi sangue gli fu detto
e perchè no?
Anche il ratto è figlio del padreterno
concepito nella stessa stanza
gli son fratelli blatte e sanguisughe
vipere e maiali, vermi e pidocchi
Che fai arretri dal disgusto?
Non vuoi allo stesso tavolo
chi grugnisce invece di osannare
Non ha un bell' aspetto
nè angeli in paradiso
sai cos'è?
E' vita questa e dentro al fico scorre sangue greco
Bianco e puro nella battaglia è l'eroe del marciapiede
sulla faccia del tagliatore lo sguardo bieco di Efialte
dietro ogni ordinanza una volontà di morte.
Che il gallo canti dunque e annunci la battaglia
morire con dignità è sempre un grande onore
-come mangiare senza disprezzo e per necessità-
Piccoli Leonida sono i fili d'erba
tutti ci accomuna la stessa sorte
soltanto gli uomini si credono immortali
molti si arrogano padroni
i peggiori li rimpingua il fanatismo
maledetto il macellaio che scuoia gli agnellini
che farsene del gracile pellame?
cosa dei teneri ossicini?
E perchè no?
perchè non c'è pietà verso le ortiche?
falcidiate come ad Auschwitz
da macchine tagliatrici e tagliagole
tutto quel sangue verde che cola nelle strade
io li conosco i suoi pulcini -dei cordoli porto memoria-
pulcini verdi che pigolano per me
s'arrampicano dove possono a mani nude fino al cielo
figli di Dio o no?
Ed è sacra la vita del DNA
ovunque il seme che promette
un giorno contro la morte
Sai?
Io non credo che ci siano tre regni ma uno solo
d' inganno e distruzione
e la vita è una battaglia
senza via di scampo
nemmeno una finestra tra luna e stelle
un conforto da qualche parte
Il gallo canta perchè chiama alla battaglia
Ovunque vedo alzarsi i figli d'erba
ovunque c'è un esercito di greci e persiani
in ogni angolo l' ailanto combatte guerre perse
persino la zanzara è figlia del suo Dio
-che succhi sangue gli fu detto
e perchè no?
Anche il ratto è figlio del padreterno
concepito nella stessa stanza
gli son fratelli blatte e sanguisughe
vipere e maiali, vermi e pidocchi
Che fai arretri dal disgusto?
Non vuoi allo stesso tavolo
chi grugnisce invece di osannare
Non ha un bell' aspetto
nè angeli in paradiso
sai cos'è?
E' vita questa e dentro al fico scorre sangue greco
Bianco e puro nella battaglia è l'eroe del marciapiede
sulla faccia del tagliatore lo sguardo bieco di Efialte
dietro ogni ordinanza una volontà di morte.
Che il gallo canti dunque e annunci la battaglia
morire con dignità è sempre un grande onore
-come mangiare senza disprezzo e per necessità-
Piccoli Leonida sono i fili d'erba
tutti ci accomuna la stessa sorte
soltanto gli uomini si credono immortali
molti si arrogano padroni
i peggiori li rimpingua il fanatismo
Bambini in cerca d’amore
Abbandonati in spogli internati
Mostrano negli occhi tanto dolore
Bambini tristi impauriti travagliati.
Ignudo il loro animo ferito
Non un sorriso sui loro volti
Intrisi d’angoscia logoro il vestito
Una vita segnata dal destino travolti.
Come alberi mossi dal vento impazzito
Restano a guardare il prato e il giardino
Ammirano il cielo e il pero fiorito
Intorno lo sciabordìo del fiume vicino.
Nell’androne buio lo sguardo smarrito
Intenso penetra lo spazio infinito.
Abbandonati in spogli internati
Mostrano negli occhi tanto dolore
Bambini tristi impauriti travagliati.
Ignudo il loro animo ferito
Non un sorriso sui loro volti
Intrisi d’angoscia logoro il vestito
Una vita segnata dal destino travolti.
Come alberi mossi dal vento impazzito
Restano a guardare il prato e il giardino
Ammirano il cielo e il pero fiorito
Intorno lo sciabordìo del fiume vicino.
Nell’androne buio lo sguardo smarrito
Intenso penetra lo spazio infinito.
Lacrime sparse
Tra cuori tachicardici
Mi rimandano a vuoti
Di memoria
Di stelle mai cadute .
E se il cielo potesse parlare
Grandinerebbe desideri
Di inconsci irrisolti
E dimentico del passato
Suonerebbe un racconto di vita ,
Fatta di scorie di cielo e terra
E di echi di profondi perdoni
Gravitanti in un cuore
Salato come il mare .
Tra cuori tachicardici
Mi rimandano a vuoti
Di memoria
Di stelle mai cadute .
E se il cielo potesse parlare
Grandinerebbe desideri
Di inconsci irrisolti
E dimentico del passato
Suonerebbe un racconto di vita ,
Fatta di scorie di cielo e terra
E di echi di profondi perdoni
Gravitanti in un cuore
Salato come il mare .
Sordo,
piccolo ritaglio di mondo,
piccolo ritaglio di mondo,
ingorgo di luci, spesso senza senza cuore.
Strana fiera vivente
di passanti stanchi,
sfuggenti,
come fossero strani migranti,
distanti.
Nei quartieri soli, si ritrovano
assottigliati, rarefatti,
come fossero strani migranti,
distanti.
Nei quartieri soli, si ritrovano
assottigliati, rarefatti,
quasi estinti.
Dentro fiumi lunari, vagano
senza trovare;
senza trovare;
senza semi da trapiantare.
La Pioggia amniotica piove,
piove sulla testa,
piove sulle spalle,
scivola sull’arcano
che vorrebbe volentieri ritornare
un ultimo volo d'amore, spiccare.
Ricordo di Me...
Ero, davvero!
Poi mi sono perso
dentro un selfie veloce e prodigioso.
Meglio,
Meglio il panico che nutre l’attesa!
L’Apocalisse?
Cosa?
Forse il mare perirà
le stelle non avranno più prati da guardare;
annegheranno anche i pesci
nell’onda minimale del disgusto.
Meglio ancora un'altro selfie,
un soffio,
come un solo attimo senza capirsi
cioè…
–Sparirsi-
E’ meglio!
Meglio un’ombra dal vento flebile
che un incontro dal vento fatale;
meglio il panico d'attesa,
l'Apocalise
e svenire.
meglio il panico d'attesa,
l'Apocalise
e svenire.
Il mare si sposterà su Marte
le stelle non sapranno
più cadere
e non c’è ancora un Santo.
Dicono, (le voci al vertice),
che si stia tirando a sorte
per chi scriverà il romanzo.

Le feste dovrebbero essere solenni e rare, altrimenti cessano di essere feste. (Aldous Huxley)
La stanca estate
vorrebbe tramontare
nella noia albescente
di un deja vu ritorto.
Le espressioni sguarnite
da ballatoi alieni
incartano la luce
-lanciano guizzi poveri di vento.
Una musica sorda, va girando le schiene
verso geminidi di polvere
euforie raggrumite in cocci d’anime
siamo
dentro spigoli spenti
con insetti nei pugni
e ragnatele delle feste
che inerti ci finiscono
come gli amori
in fila, nel passato.
La stanca estate
vorrebbe tramontare
nella noia albescente
di un deja vu ritorto.
Le espressioni sguarnite
da ballatoi alieni
incartano la luce
-lanciano guizzi poveri di vento.
Una musica sorda, va girando le schiene
verso geminidi di polvere
euforie raggrumite in cocci d’anime
siamo
dentro spigoli spenti
con insetti nei pugni
e ragnatele delle feste
che inerti ci finiscono
come gli amori
in fila, nel passato.
Avrei potuto dirti
mille e mille volte
ancora ti amo
se pur mille e mille volte
lo dissi sussurrato
sulle tue labbra
Avrei potuto stringermi a te ancor di più
come l'edera al tronco dell'albero
gurdandoti negli occhi
folgorandoti d'amore
Vorrei avere stretto le tue mani
più di quel che ho fatto
per sentire il tuo calore
scaldarmi nelle notti fredde
Avrei voluto sciogliermi
nel tuo sguardo
ancora ed ancora
bastava quel piccolo intenso gesto
ad accendere il desiderio
dal ventre fino al cuore
Lo spegnevamo in raporti d'amore
passione ed emozione
raggiungendo orgasmi
di corpo e d'anima
che una stella in più
accendavamo in cielo ogni volta
come fosse sempre la prima
Noi di mezza età ma spiriti giovani
vivevamo in una simbiosi
senza eguali, i nostri pensieri
un solo pensiero
i nostri sogni un solo sogno
Avrei voluto urlare
quella maledetta notte,
nei tuoi occhi lessi la tua fine
tu sorridesti, ti strinsi la mano
una parte di me se ne andò con te
come fu per tutta la vita … insieme

Strana è nel secolo la mano d'autore
che diceano celasse il segreto del volgo
quand'anche le piume ataviche ai grandi
rubavan parole ed il callo non v'era
Che la piuma sol fosse a scrivani devota
lasciando tormento inespresso al mezzadro?
Intorno a un tavolo tondo indiscusse
parvero tesi d'alta saccenza:
-ponete la mano in dorso e si osservi
se candida e morbida al tatto essa appare-
Quanti calli
a fatica di guerra
raccolto e semina
difesero il verbo allo spremersi d'estro
Da quel giorno decise solo l'inchiostro
chi ridondare a rose bianche lo scritto
Ci sarà il giorno del sole tutto l'anno,
giorno dell'eterna ignoranza
o della presa di coscienza.
Finirà il gioco e il dado un buco nero segnerà
Cadranno le armi
e sguardi attoniti di mani vuote
bambini scarni abbraccerà.
Verrà il giorno già non lontano
che tutto niente ci sembrerà.
Giochiamo ai grandi
come se il mondo davvero nostro sempre sarà.
Ma il sole sorge di giorno in giorno
e lui la regola detterà.
Noi siamo niente
e non lo sappiamo
e della fine non ci accorgiamo.
Già sorge il sole ormai ogni giorno
E noi giochiamo ...giochiamo...
giorno dell'eterna ignoranza
o della presa di coscienza.
Finirà il gioco e il dado un buco nero segnerà
Cadranno le armi
e sguardi attoniti di mani vuote
bambini scarni abbraccerà.
Verrà il giorno già non lontano
che tutto niente ci sembrerà.
Giochiamo ai grandi
come se il mondo davvero nostro sempre sarà.
Ma il sole sorge di giorno in giorno
e lui la regola detterà.
Noi siamo niente
e non lo sappiamo
e della fine non ci accorgiamo.
Già sorge il sole ormai ogni giorno
E noi giochiamo ...giochiamo...
Scampata al tempo,
stinta la targa e scolorita,
a stento s’evince “Trattoria”.
L’insegna sbatte,
fatica per opporsi al vento.
Quinta della vecchia via,
tien duro, parente del passato
sembra esiga un posto nel futuro.
Sbatacchia, stride e si dibatte,
mostra il rovescio che rimembra
oltre trattoria fui<Locanda>.
Imposte semichiuse, vetri rotti,
mi sembrava percepire nella via
il dì che fu e quello ch’era stato.
Schiamazzi, insulti, grida d’allegria:
per un momento ecco tanta gente,
un avanzo di tempo lì fermato.
Profumate donnine col cliente
mercenarie di precari amori,
nel confuso viavai d’avventori.
Mischiar di carte, trillare di posate,
tra il puzzo di vivande riscaldate,
bestemmie e tuonar di buzzo
l’ingresso semichiuso spande.
Chi entra e chiede una bevanda,
chi certo di se recita e canta.
Sulla soglia fa la chiacchierata
chi dell’ora passata in compagnia,
si vanta di non saper chi sia
colei che per una bicchierata
gli concesse tutta la nottata.
In una vecchia locanda trattoria
queste cose e molte altre ancora
svanendo mi passavano per mente,
un rimpianto che non mi riguardava
ma che non m’ha lasciato indifferente.
stinta la targa e scolorita,
a stento s’evince “Trattoria”.
L’insegna sbatte,
fatica per opporsi al vento.
Quinta della vecchia via,
tien duro, parente del passato
sembra esiga un posto nel futuro.
Sbatacchia, stride e si dibatte,
mostra il rovescio che rimembra
oltre trattoria fui<Locanda>.
Imposte semichiuse, vetri rotti,
mi sembrava percepire nella via
il dì che fu e quello ch’era stato.
Schiamazzi, insulti, grida d’allegria:
per un momento ecco tanta gente,
un avanzo di tempo lì fermato.
Profumate donnine col cliente
mercenarie di precari amori,
nel confuso viavai d’avventori.
Mischiar di carte, trillare di posate,
tra il puzzo di vivande riscaldate,
bestemmie e tuonar di buzzo
l’ingresso semichiuso spande.
Chi entra e chiede una bevanda,
chi certo di se recita e canta.
Sulla soglia fa la chiacchierata
chi dell’ora passata in compagnia,
si vanta di non saper chi sia
colei che per una bicchierata
gli concesse tutta la nottata.
In una vecchia locanda trattoria
queste cose e molte altre ancora
svanendo mi passavano per mente,
un rimpianto che non mi riguardava
ma che non m’ha lasciato indifferente.
Nodo in gola blocca il respiro
Si fa' leggero come un sospiro
Solleva il petto
Le tue mani morbidi fiori
Accarezzano il viso danno pace,
Danno voce, raccogli le tue certezze
E falle mie
Dividi lo stupore di un sorriso
Che nasce come luce
E mi accompagna su le mie altezze.
Alito che libera il fiato
Riempie respirando
Il sereno dei tuoi occhi
Fragili laghi dove i riflessi
Sono sogni senza me
E della certezza della mia pelle fresca
Resta solo il profumo da ricordare
Sottile sogno che riempie l'aria
Arrivo nella notte e mi corico vicino a te
Stesa tra le braccia riprendo sonno
Con la mia l'anima bianca senza peso
Sul tuo petto riposo.
Si fa' leggero come un sospiro
Solleva il petto
Le tue mani morbidi fiori
Accarezzano il viso danno pace,
Danno voce, raccogli le tue certezze
E falle mie
Dividi lo stupore di un sorriso
Che nasce come luce
E mi accompagna su le mie altezze.
Alito che libera il fiato
Riempie respirando
Il sereno dei tuoi occhi
Fragili laghi dove i riflessi
Sono sogni senza me
E della certezza della mia pelle fresca
Resta solo il profumo da ricordare
Sottile sogno che riempie l'aria
Arrivo nella notte e mi corico vicino a te
Stesa tra le braccia riprendo sonno
Con la mia l'anima bianca senza peso
Sul tuo petto riposo.













