in un respiro leggero.
Attendo invano di guardare il tuo viso scolpito,
assottigliato dai lamenti
che ancora vibrano come note la mia anima
quando vorrei solo stringerti forte tanto forte
e stringo solo parole!
oramai è passato.
La spensierata gioventù
mai più ritorna.
Vecchi ricordi di un cuore
a volte ingannato.
Ora i fiori colorano i prati,
le verdi foglie
fanno da cornice,
ad un’estate così fresca
come non lo è mai stata,
poco rimane di un amore
perso nel tempo.
Troppe volte le tue mani
l’han cercato,
volevano solamente far sentire
quel calore,
la tenerezza…
per farne una cornice
dentro il cuore.
e liberazione.
Stanchezza
stress, corse, fatiche.
Ma poi arrivava
il riposo del guerriero.
Senza pensare che la vita
gioca brutti scherzi.
La gioia si è trasformata
in angoscia, ansia, solitudine, dolore.
Non poterti più vedere, parlare
è devastante.
La tua assenza
lascia un vuoto profondo.
Non sei qua
ma è come se ci sei.
Nella mente
il pensiero va sempre a te.
Ho paura di affrontare
tutto questo malessere.
Io che tutti pensano sia una roccia
invece sono un essere umano.
La tua assenza
pesa come un macigno.
Mi manchi.
Ritrovo immagini perdute
tra le nuvole che oscurano il cielo
e riaffiorano i pensieri
spietati come il soffio del vento
Sento ancora freddo
e scorrono i sogni e i rimpianti
mentre il sangue scorre
su questa scomoda solitudine
Rivoglio il vento calmo
e il sonno che mi lascia un sorriso
nelle attese che non sanno di sale
e il tuo viso che illuminava le ore
ma sento ancora freddo
su questa sabbia che scotta
mentre il cuore si riempie d'angoscia
e beve il veleno del tempo
Nell'infinito Cosmo
di Luce il gran respiro
pervade ed attraversa
lo spazio temporale.
All'occhio un tremolìo
di candelina appare:
della rivoluzione
il centro dell'ellittica
virtuosa dei pianeti!
Nel sideral silenzio
l'eterno musicale
accompagna perpetuo
la danza delle Sfere!
sorride il destino usuraio
l' occhio non regge la vista del sole
l' umano si specchia in una pozzanghera
l' orgoglio è più duro e fragile dell' acciaio
e sempre più gente mormora a vanvera
vinti accasciati sopra le ali
cuori comprati da un alabastraio
siam' anime perse in sentimenti banali.
Suono di campane in lontananza
giungono a me avvolte dal vento
di pace riempiono il cuore
Il mio cuore travagliato da spasmi
d'angoscia, da sensazioni dolorose
come frecce di veleno imbevuto,
il sapore sale in bocca amaro come fiele
Assaporo questa musica dolce
la mia mente una lavagna bianca
dove incidere versi d'amore
per te amore, mio dolce amore,
per Dio fonte di questa melodia angelica,
per tutti coloro che amo
Sdraiata sull'erba assaporo
il contatto magico con Madre Terra,
si uniscono al suono delle campane
voci di gabbiani, l'infrangersi delle onde sulla scogliera
Un' emozione così bella da far male mi invade,
l'anima mia si squarcia ingoio la luce del sole,
un fuoco benefico infiamma ogni più piccola parte di me
Godo all'ennesima potenza l'orgasmo spirituale
penetrata da un'armonia nobile,
una soave stanchezza mi coglie
sprofondo nel sonno
con il sorriso sereno di un bambino a nuova vita,
perchè a nuova vita sono risorta
L'amore non ha sempre vissuto ai tempi del colera.
Una mattina, nell' '82, risuonava la canzone dell'aeroplano
che forse piaceva a qualche ufficiale, ovviamente in incognito.
Qualcuno era lì per dovere, alcuni per obbligo giovanile,
altri perché non rinunciavano all'idea di buttarsi in picchiata
e sentirsi i re del mondo.
Alcuni sapevano che i paracadute leggeri,
pur portando ad un atterraggio morbido sui talloni,
non sarebbero serviti in una qualsiasi guerra;
alcuni sapevano che le linee di ponte
se non atterrano velocemente
vengono mitragliate dalle controffensive.
Sapevano che servivano delle ali di piombo
e l'atterraggio era sempre violento
e c'erano quelli che ogni tanto si troncavano una gamba.
I cadetti passavano ore a pulire i cessi,
prendere sacchi di merda in faccia dai veterani
e si ritrovavano insudiciate le uniformi
e guai a loro se avessero avuto il coraggio di ribellarsi.
A sera le scarpe allineate ai piedi del letto,
le lenzuola pulite e qualcuno passava a chiudere alle dieci.
Per questo un lancio a capofitto era la libertà;
a mille metri nessuno diceva loro cosa fare,
quale posizione assumere, quali gesti, cosa indossare;
nessuno li schiaffeggiava nel sonno
e nessuno che ordinasse loro di pulire la merda.
C'era solo un pacco d'aria e l'attesa di un impatto.
Chissà se si sarebbe spiegato il paracadute.
A quei tempi scrivevano ancora sulla carta.
C'erano quelli che via lettera si dichiaravano a qualche ragazza
e dovevano attendere tre settimane la risposta a un "ti amo".
Doveva essere quella la vera prova di resistenza dei militari.
Oggi in due minuti c'è il tempo di fare, disfare, rifare, dire, ricredersi,
amare, scordarsi, crescere, regredire.
Ma a quei tempi anche solo per annullare un sentimento
dovevi avere la fortuna di trovare gli uffici postali aperti.
E aspettare le risposte alle lettere d'amore
era come lanciarsi e aspettare l'impatto col suolo
o l'apertura di un vecchio paracadute.
Stanotte siete forse li a sognare
Qualcosa che vi faccia poetare,
Oppure si potrebbe o si potesse
Cambiare questa notte misteriosa
Di luna che si alza nella sera
In questa tormentata primavera
Di poco o dei romantici noiosa,
O stelle che vi brillano nel cuore
Facendovi stormire nel sussulto
Di un sogno come un tenero virgulto
Svegliandovi a forza e malincuore
Da poca liberante poesia
Che dorme nello spirito sopito
Qual petalo di fiore rattrappito
Che manca di recondita armonia;
Stanotte dove siete ameni vati
Che fatte respirare i sogni veri
Perché ci siete stati fino a ieri
Ed ora ve ne siete tutti andati.
Vola nella gaia selva del cuore
la libellula che mi hai donato
posandosi su cespugli di bambù
con soffici mosse
guarendomi dai graffi
di spine logore e dimentiche
Vola
come hai voluto, come hai saputo
nel credo del tuo andare
nell’insistenza del tuo fare
nella potenza del volere
Vola, mai doma
negli anfratti più bui
in sfuggenti angoli del cuore
che da tempo lontano, lascio senza chiavi
senza guardiani
senza recinzioni
il tempo passa.
Il tuo ricordo è sempre
come il primo giorno che ci hai lasciati.
A volte guardo il cielo
forse cerco una stella cometa.
Che ci segua...
ci guidi.
Non ci diamo pace
tutti dicono...
Era troppo buono ! !
e io mi chiedo allora.
Perchè
non ci sei più?
Il tuo sorriso
sarà sempre nei nostri ricordi.
Una luce
brilla nel cielo.
La stella cometa
ci accompagnerà sempre.
La sera
guardando il tramonto.
Penso... a quella terra lontana
che adesso è la tua casa.
lontana
da noi.
PER LA PREMATURA SCOMPARSA DI MIO COGNATO MARIO, UN FRATELLO PER TUTTI NOI, NON TI DIMENTICHEREMO MAI, SARAI SEMPRE PRESENTE DA LASSU', COME LO ERI QUANDO ERI CON NOI, MANCHI TANTISSIMO A TUTTI.
Oltre la luce
c'è un respiro
che nasce
e veloce
si nasconde
fra rive
di un tempo
che giudica
ma non conosce
cosa si respira
in quell'aria silenziosa
inseguita da pregiudizi
dolorosi, che indeboliscono
il cuore, e lo mettono
a macerare, con la testa abbassata
negli occhi spenti, dei tramonti bucati
Forse la credevi una vincita a non so quale lotteria,
dimmelo un po' tu;
ti sentivi risorgere guardando
quegli svanimenti delle stelle spacciate per stelle
non so da chi o per quale motivo.
Ora sai di che si tratta:
le scie, per te vita genericamente,
portano borracce,
portano la metà dell'opera
contesa sul divano in certi pomeriggi.
Non ci credevo
o meglio non in questo modo
e avevo ragione,
aspettavo solo di crederci
a sessantanni luce da qui!
Eppure,
ti tenevo per mano mentre ti accucciavi:
oscura e a me fin troppo chiara.
Forse sono troppo freddo
per darti una passata alla chioma,
non temere perciò di ripassare ogni tanto
con la tua scia finalmente orgogliosa.
qualcuno nel Divino ha minacciato
nell’Eden del Principio consacrato
inizio della vita e della fonte,
ma poi quel sudore nella storia
ha fatto devastanti iniquità
nel senso che ha diviso alla metà
le genti per quel poco di memoria
che ora stanno qui nel sacrificio
di essere sin qui disoccupati
o miseri oppure macellati
da tanta ipocrisia d’un Ufficio
che allora del sudore della guancia
si fa pericolosa la tornata
per dire che non sempre sembra fatta
la gioia del riempire la sua pancia
e intanto con la fame tanta gente
convive ogni giorno nel sudore
di vivere nel buio e nel dolore
col poco o tristemente con il niente.











