parole al vento
strani pensieri,
nude emozioni.
Arrampicata veloce
il vento tace.
Affollano frasi,
non sempre sensate,
scritte nella mente
ingenue e spente.
Cercasi idea,
idea geniale
schiocca le dita
non sai parlare.
giorni persi,
nell'acqua il sale,
farfalle volano
rivolte al sole.
Cercasi il senso
il senso della vita
fumo negli occhi,
ingenuità sparita.
Una bisettrice di rose
ad abitarmi l’anima
in un battito d’aurore
e tu, abitudine del mio silenzio,
appuntami sulla tua bocca,
portami ad un concerto d’illusioni,
truffa l’iride dei miei inverni.
Il tempo morde il nostro petto
in un crepuscolo d’intenti,
ci disperde nell’eco del dolore,
nevica sui nostri sentimenti,
colora i nostri sensi
con l’inchiostro delle sue promesse.
E’ difficile ch’io scriva di mattina
perciò
lascerò le baruffe riguardo l’aiuola
alla matita e la gomma per includere
od omettere la u, pacherò l’uggiolina
invece or ora con olio e pane.
Fisso un punto qualunque…
Il vento corre sui fili d’erba dell’aiola
lasciandomi un inspiegato brivido.
Scelgo sempre io se quella u rimane
o se sbiadisce, ma questa mattina
il vento leggendo la tua emozione
mi è sceso sulle spalle portandomi
i lacrimoni che son sul tuo viso senza
lasciarmi scelta, su questa fogliolina.
Se alle regole non ci vuoi stare
allora per forza ti devo acciaccare...
Ma se ti recluti per paura del virus,
preparerò per te qualche bonus.
Le zeppole te le puoi mangiare
ma a tuo padre non lo puoi vedere.
Usi il cane perché vuoi uscire?
No! In casa ti faccio ammuffire.
T'ho detto che devi restare a casa,
altrimenti non ti mando la Nasa
ma i carabinieri con il lanciafiamme,
almeno salvo le vostre mamme.
T'ho detto di indossare la mascherina
e di lavarti le mani con l'Amuchina,
ma tu tieni la capa tosta...
sembra che me lo fai apposta.
Non puoi stravaccarti sulle panchine,
va a cantare le tue canzoncine
alle 18, fuori al tuo balcone,
facendo la figura del cinghialone.
Più di 200 metri non ti puoi allontanare,
se esci di casa sono pronto a sparare.
Ti prometto che t'aprirò in due la nuca...
Non dovessi più chiamarmi Vincenzo De Luca.
È giorno ormai,
rintocchi di campane,
domenica,
vorresti vivere,
essere contento,
tornare sano,
sperare;
domenica silenziosa,
si dorme,
si fa week end,
si perde tempo,
lavatrice,
tua madre parla,
parla,
seduti al sole,
se verrà,
se ci sarà.
soli su un prato nero,
sentiamo ora ora ciò che ci tiene:
l'appartenenza reciproca,
il nostro amore, che è guerriero.
Il sole cresce e la luce si corica
sulle nostre solide catene.
Siamo uniti dallo stesso sorriso
e viviamo nella medesima retorica.
Un falso reale sentimento.
L'astro compare, già assiso,
e ci inonda di un forte bagliore.
Il raggio giunge, colando, privo di intento,
sui nostri visi, illuminati d'un altro lampo.
Senza odore, l'aria ci solleva e trasmuta.
Siamo sul campo, con spirito adoratore;
la mossa è compiuta e il volo è spiccato.
Sotto di noi la vita prosegue, tra i fiori, sull'erba. Lasciamoci andare alla furia di questa corrente,
che ci avvolge come l'oceano affamato.
Così moriremo alla nascita della nostra ultima alba.
ad un abbraccio
virtuale, nascosto
impotente...
Triste....
Non voglio
fingere di esser forte
non voglio
nascondere le paure
voglio piangere,
quando le lacrime arrivano
non voglio respingerle.
Non voglio preoccuparmi
di esser giudicata.
Voglio saper
piangere e soffrire
voglio ribellarmi
a questa apatia
voglio vivere...
Si voglio vivere...
Sogni addormentati
son caduti dalla culla della luna
tra pietre acuminate del torrente.
Annaspano nella salvezza del risveglio
e un'intaglio d'ombra li soccorre
per legarli al mistero della vita.
Anch'io vorrei
legare alla vita ore gioiose
dissolte nel mistero del tempo
e nelle notti di luna piena,
vorrei bere alla fonte
dove si dissetano i desideri,
allontanando morte e tristi pensieri.
Vorrei veder sbocciare dal mio sogno
un selvaggio fiore per donarlo a te
che non hai mai sentito il suo profumo.
Resto avvolta in un urlo dell'anima
ed impacciata al suo cospetto,
chiudo gli occhi ad un cuore socchiuso...
nascondendomi tra le righe scritte,
s'un vecchio diario, insieme ai ricordi,
dove foto e dediche mi riportano
ad un urlo ormai senza voce.
È lì che posso rivivere il passato...
come fosse un mio nuovo presente.
Nascosta nell'angolo più lontano,
di questa molesta vita impazzita,
mi illudo ancora una volta...
della tua terrena esistenza.
guardai in alto per scovare
le tracce di un sole inviperito.
Il cielo vomitava nebbia
e tutto era niente
e niente era tutto, senza contorni.
Rallentai il passo per farmi colpire
dalle incoraggianti luci di una vetrina
ma vidi manichini anch'essi disorientati.
Allungai il passo nella direzione del cuore
e lungo il sentiero staccai rami di solitudine
da bruciare nel primo falò che speravo d’incontrare.
Doveva essere meriggio inoltrato
quando a malapena scorsi casa mia.
Fino a notte fonda rilessi il meglio di Proust.
In quella recherche m’addormentai sereno,
sicuro di condividere col primo sole dell’alba
il mio e suo disagio d’un giorno no.
Sbuccio fonemi sensoriali
caduti in un narrar d’echi
come questa solitudine di mar
che stringo al petto dei miei inverni.
L’abito ascetico della sera
veste l’aria di nuove emozioni,
ruba naufragi di mille parole
rattristando un rivolo di gerani
lasciato ad ammirarmi il cuore.
Trascino questo tramonto in valigia
assieme ai tuoi sguardi d’amor,
siamo solo battito del silenzio
ad ingannar il viaggio del tempo.
Ti sveglio ogni mattina con un bacio,
dopo che la colazione è già pronta,
chissà cosa farei per non farlo mai
ma devo farlo, il caffè si fredda.
Dormi come un angelo assai beato,
mi siedo accanto prima e ti guardo,
aspetto un po’, fino a quando posso
ma per me è un grande sacrificio.
Vorrei lasciarti dormire, solo guardarti,
è troppo grande il bene che ti voglio,
vorrei respirare con il tuo respiro,
sentire il tuo cuore quanto batte.
La sera ci abbracciamo prima di dormire,
chissà se potremo farlo anche domani,
gli anni passano e l’età avanza
ma l’amore rimane sempre quello.
Emozioni forti che fan vibrare il petto,
il cuore accelera anche i suoi battiti,
le braccia si stringono forti intorno a noi,
un amore grande tanto da far paura.
Amore che dice addio al puerile,
che guarda solamente alle cose serie,
amore immenso che al male racconta
quanto importante sia volersi bene.
e la meta è ancora ascosa
io mi fermo e osservo quel che sono,
la mente inorridisce e il corpo riposa.
Nel mio sogno ogni nota vola e danza
gli occhi si chiudono e cambia il tono:
dice che è nata, bellissima
la vera e miracolosa armonia.
Guardo avanti e la luce è spada:
la mia bella, la mia adorata,
che mi dice "cambia strada!".
E s'infuria e stringe una forte morsa
che mi impedisce di riprendere la mia corsa.
La vita sussurra pungente fetore:
"che pensavi? Son'ormai alti i prezzi!"
La miseria di quella felicità svanisce,
la luce si spegne, niente guarisce
e tutto va in pezzi.










