Del tuo deserto vorrei essere l’oasi
l’acqua da bere, persino l’ombra
che ti ristora, il tramonto che colora
di rosso la sabbia, l’orma che guida
verso la notte. E al risveglio
stendere un velo sul tuo viso, essere intaglio
sulle vesti chiare, poi vederti nuda
alla luce del mattino, col sole che dora
la pelle, scioglierti il cuore e le membra
con un massaggio e una canzone d’applausi.
1 commento
(con traduzione)
Mo’ basta
‘O tiempe de ‘pparole s’è fernute.
Te l’agge ditte e me so ripetute,
che, ‘ntussecusa, m’hai pigliato ‘o core
e stong’a patì pene d’ammore.
‘Nu juorne, ‘n anne, doje che to diche
nun so se l’hai capite, ma l’hai capite !
Mo’ basta !
Voglie trasì arinta a vocca toja,
vogle strizzà e zinne in fino a noia,
voglie arrivà fino al paradiso,
voglie murì si, ma col sorriso.
Cussì vedrai, in questa situazione,
nun ce sta posto pe ‘na spiegazione !
Mo basta
Il tempo delle parole è finito.
Te l’ho già detto e mi son ripetuto
Che, intossicante, mi hai preso il cuore
E sto a patir le pene dell’amore..
Un giorno,un anno,due che te lodico
Non so se l’hai capito, ma lai capito !
Mò basta !
Voglio entrare dentro alla tua bocca,
voglio mangiar le zinne in salamoia,
voglio arrivare fino al paradiso,
voglio morre si, ma col sorirso.
Così vedrai che in questa situazione
Non ci sta posto per una spiegazione !
Mo’ basta
‘O tiempe de ‘pparole s’è fernute.
Te l’agge ditte e me so ripetute,
che, ‘ntussecusa, m’hai pigliato ‘o core
e stong’a patì pene d’ammore.
‘Nu juorne, ‘n anne, doje che to diche
nun so se l’hai capite, ma l’hai capite !
Mo’ basta !
Voglie trasì arinta a vocca toja,
vogle strizzà e zinne in fino a noia,
voglie arrivà fino al paradiso,
voglie murì si, ma col sorriso.
Cussì vedrai, in questa situazione,
nun ce sta posto pe ‘na spiegazione !
Mo basta
Il tempo delle parole è finito.
Te l’ho già detto e mi son ripetuto
Che, intossicante, mi hai preso il cuore
E sto a patir le pene dell’amore..
Un giorno,un anno,due che te lodico
Non so se l’hai capito, ma lai capito !
Mò basta !
Voglio entrare dentro alla tua bocca,
voglio mangiar le zinne in salamoia,
voglio arrivare fino al paradiso,
voglio morre si, ma col sorirso.
Così vedrai che in questa situazione
Non ci sta posto per una spiegazione !
Quell’alone cupo
e funesto
che cova in un tempo
imperfetto
colmo di falsi ideali
tra crepe che stridono
come simulacro
a riportare indietro nei millenni
di un tempo remoto
castighi e supplizi divini
scevro di evoluzione
adagiato nell’odio per il diverso
inculcante agli adepti
un credo sbagliato e menzognero.
Un mondo che scorre
in una clessidra stagnante
di un buio che oscilla
in un cerchio di segreto frastuono
inviando al precipizio
vite messe a bersaglio e falciate
come pietrame triturato
dove il sangue zampilla copioso
a decretare
una morte di sillabe mute.
Nel cassetto di un comò
delle preziose e rare
perle di mare
stanziavano vicino
a un sottile e comune
filo di cotone.
Un dì qualunque
per buona educazione
tentò il filo
di far conversazione.
Gli risposero in coro
le vanitose perle:
" miserabile spago
inutile e pezzente
come ti permetti
certe confidenze?
Tu non sai con chi..."
Pose fine alla discussione
una delicata mano
che infilò piano piano
tutte le perle
nel filo di cotone.
delle preziose e rare
perle di mare
stanziavano vicino
a un sottile e comune
filo di cotone.
Un dì qualunque
per buona educazione
tentò il filo
di far conversazione.
Gli risposero in coro
le vanitose perle:
" miserabile spago
inutile e pezzente
come ti permetti
certe confidenze?
Tu non sai con chi..."
Pose fine alla discussione
una delicata mano
che infilò piano piano
tutte le perle
nel filo di cotone.
Nel paesello
al calar della sera,
riecheggia una campanella
che richiama i fedeli
alla preghiera.
Al suo suono,
alza la testa dal campo
il chino contadino,
chiude bottega il ciabattino,
si incamminan
la nonna con il nipotino
e mesti, mesti s’apprestan
andar alla chiesa,
dove si ritrovan
sui banchi a pregare,
insieme al prete, all’altare.
Onorano la Santa Madre,
in virtù di angelo del focolare,
colei che protegge i poveri cuori,
sapendo perdonare
tutti i peccatori.
al calar della sera,
riecheggia una campanella
che richiama i fedeli
alla preghiera.
Al suo suono,
alza la testa dal campo
il chino contadino,
chiude bottega il ciabattino,
si incamminan
la nonna con il nipotino
e mesti, mesti s’apprestan
andar alla chiesa,
dove si ritrovan
sui banchi a pregare,
insieme al prete, all’altare.
Onorano la Santa Madre,
in virtù di angelo del focolare,
colei che protegge i poveri cuori,
sapendo perdonare
tutti i peccatori.
Lascio messaggi sui sassi
e come il grillo di ossidiana
seguo la mia ombra
nella valle del requiem.
Nella speranza che dopo,
la notte sia meno scura
stringo tra le mani
il riflesso scintillante di un ricordo,
prima di poggiarlo a terra
per indicarti la strada.
Di Pietro avevi le chiavi
per aprirci il paradiso
quello degli onesti cittadini.
Ma nessuno che sia vivo
crede mai nel vero cielo.
Tu nascesti senza un vessillo.
Solo spiga tra le messi,
ma divenisti pane duro
per i denti dei perduti.
Rara forza fu la tua
nel scalare il monte Olimpo.
Nessun aiuto, nessun riparo,
vento e pioggia sempre in faccia.
Solo e sempre ,della mente, il tuo lavoro
ti condusse agli alti ranghi.
Animo di purezza estrema!
Chi ti ha compreso nel profondo
conoscendo il tuo valore
a milioni ne vorrebbe
di altri Te per tutto il mondo.
So che ti racconterà, la storia,
non certo quella dei potenti.
Quella giusta , quella vera
mai scritta dai cretini
che di un uomo immenso ricordano
solo: che sbagliava i congiuntivi.
per aprirci il paradiso
quello degli onesti cittadini.
Ma nessuno che sia vivo
crede mai nel vero cielo.
Tu nascesti senza un vessillo.
Solo spiga tra le messi,
ma divenisti pane duro
per i denti dei perduti.
Rara forza fu la tua
nel scalare il monte Olimpo.
Nessun aiuto, nessun riparo,
vento e pioggia sempre in faccia.
Solo e sempre ,della mente, il tuo lavoro
ti condusse agli alti ranghi.
Animo di purezza estrema!
Chi ti ha compreso nel profondo
conoscendo il tuo valore
a milioni ne vorrebbe
di altri Te per tutto il mondo.
So che ti racconterà, la storia,
non certo quella dei potenti.
Quella giusta , quella vera
mai scritta dai cretini
che di un uomo immenso ricordano
solo: che sbagliava i congiuntivi.
Giù in quella cavità aperta,
grovigli di radici intrecciano
gabbie che spaventano
L’acqua, in rivoli, scorre
in un fango senza forma.
Foglie stanche adagiate
sfarfallano leggere
trasportate da una folata,
disordinatamente.
Nell’aria, il fumo gareggia
e focolai ancora accesi
inseguono spaventosi mostri.
Lingue di fuoco finiscono
in un generico cielo
con la luna che fugge
da quella devastazione
e da assordanti crepitii.
grovigli di radici intrecciano
gabbie che spaventano
L’acqua, in rivoli, scorre
in un fango senza forma.
Foglie stanche adagiate
sfarfallano leggere
trasportate da una folata,
disordinatamente.
Nell’aria, il fumo gareggia
e focolai ancora accesi
inseguono spaventosi mostri.
Lingue di fuoco finiscono
in un generico cielo
con la luna che fugge
da quella devastazione
e da assordanti crepitii.
Ti penserò
Ogni giorno
Quando andrò al mercato
Ti vedrò
Nei succosi frutti
E Ti annuserò
Nei profumi delle spezie
Ti accarezzerò
Nelle mani della gente
E Ti abbraccerò
Nella quercia del parco
Ti ascolterò
Nella musica dell'aria
E Ti sorriderò
Guardando il cielo
Ogni giorno
E ogni notte
Ti scriverò tra le stelle
Una storia Incandescente
Per scaldarti il cuore .
Ogni giorno
Quando andrò al mercato
Ti vedrò
Nei succosi frutti
E Ti annuserò
Nei profumi delle spezie
Ti accarezzerò
Nelle mani della gente
E Ti abbraccerò
Nella quercia del parco
Ti ascolterò
Nella musica dell'aria
E Ti sorriderò
Guardando il cielo
Ogni giorno
E ogni notte
Ti scriverò tra le stelle
Una storia Incandescente
Per scaldarti il cuore .
Di fronte alla lapide grigia
in nero il nome tuo
quel nome tanto amato
musica sulle labbra al pronunciarlo
Poso la mano sulla foto fredda,
da dove il tuo viso mi sorride
il tuo viso sempre abbronzato
ora bianco terreo
nel mutismo della morte
Il tuo sorriso faceva vivere il mio cuore,
cancellava le lacrime dalle ciglia stanche
Tu amavi assaporare i profumi della natura,
correvi, cavallo indomato per prati infiniti,
il tuo corpo brunito dal sole,
muscoloso amavo accarezzare,
la tua pelle profumava di muschio,
di fiori e di bosco
come creatura non terrena, un “dio”
che amava me …. privilegio immenso
Ma umano eri, imperfetto e morituro
ora il tuo corpo giace in una bara
maledettamente fredda
al buio, lontano dai raggi del sole
che tanto amavi
Sulle ginocchia, la schiena curva
urlo nel silenzio del cimitero
tutto il mio dolore,
libero il mio cuore dal peso
dell'aasenza di te
anche se libero mai sarà
Ti bacio ritorno in una casa
non più nostra e tu riposa
qui trale tue amate colline
tra l'essenza del vino, dei funghi
ed il chiacchierio del fiume
che compagnia ti tiene ….
Tu, immersa nella sera
variopinta di colori
frutto succoso della terra vergine
mi hai saziato d’amore.
Tu, fra salici piangenti
e frinire di grilli
quando Sirio abbagliava
i prati odorosi
mi hai saziato d’amore….
Tu, amante nascosta
fra la nebbia sottile
tra l’intenso fruscio
della pioggia battente
mi hai saziato d’amore….
Tu, ghermita
da un deciso piacere avviluppante
al tenue soffiare del vento,
al calpestio del secco fogliame
mi hai saziato d’amore….
E la sera trascorse
vivida e chiara
al tuo respiro profondo
quando la luna rossiccia
sfiorava i nostri corpi madidi
sazi d’amore.
variopinta di colori
frutto succoso della terra vergine
mi hai saziato d’amore.
Tu, fra salici piangenti
e frinire di grilli
quando Sirio abbagliava
i prati odorosi
mi hai saziato d’amore….
Tu, amante nascosta
fra la nebbia sottile
tra l’intenso fruscio
della pioggia battente
mi hai saziato d’amore….
Tu, ghermita
da un deciso piacere avviluppante
al tenue soffiare del vento,
al calpestio del secco fogliame
mi hai saziato d’amore….
E la sera trascorse
vivida e chiara
al tuo respiro profondo
quando la luna rossiccia
sfiorava i nostri corpi madidi
sazi d’amore.
Spettro è l'attimo e nell'anima si fonde
oltre fiati tipizzanti e fari al molo
i latrati che falcidiano l'erba del mio essere
e il respiro, lievità, la sinusite vince
e destrezza normale soffoca
il dolce mio ronfare
di brume e pallore di presenze
in fumosi disastri brevi; Lievi cieli
e grevi ampiezze di spazi misurati
mentre giocano ad amamzzarsi
i sentimenti più sghembi
spazio corazza tu,
essenza sopraffino, mio me stesso
che vivi in me nell'alto profondo abisso
nel giardino del dolore gioioso
nel vetusto, logoro abisso, nella penombra alla luce del sole
per cui muovi il metro più nudo
o la fuga al punto del mio continente.
Eburnea crostale, verso i fiumi che sfociano all'oceano
su ebbrezze tavole da cavalcare l'onde
rapida in febbrile duranza , m'abito in fretta in me
m'offro da bere e fumare
come chiostri e limiti scapolari di nero.
Nero come l'eclissi della luna, del sole, della mia vaga atrocità
dal toracale al senno, al folle sentimento nuovo
di noi vita d'attimo, noi esiziale affondo
nel guasto d'apogei in maceria infinita, tra banchi di lavoro
e disossati amori imprevisti
o pionieri d'un denso liquore di me stesso divenire o
essere solido,
endemico buio siderale.
Tra galassie sconosciute che non s'attraversano
mi inebri di silenzio razionale
che sa urlare nelle mie
ore di vita. Circa 25 al giorno
per passare ad essere poi
tenera
cenere
rovente
Corteggia il tramonto
arpeggio d’anima mia,
la curva del silenzio
s’inclina di luce e poesia
fra zagare di tempo acceso
da autografi di cosmo e melodia.
Comete di grano
m’abbigliano le labbra stanche
ed un ricamo d’erba
scintilla sui miei fianchi
come fiammifero di carezza
perduto nell’alba dei campi
ma tu ricordati di me
e d’amor perduto scrivi e rivivi
la cicatrice dei miei istanti.
arpeggio d’anima mia,
la curva del silenzio
s’inclina di luce e poesia
fra zagare di tempo acceso
da autografi di cosmo e melodia.
Comete di grano
m’abbigliano le labbra stanche
ed un ricamo d’erba
scintilla sui miei fianchi
come fiammifero di carezza
perduto nell’alba dei campi
ma tu ricordati di me
e d’amor perduto scrivi e rivivi
la cicatrice dei miei istanti.
Però
ora
vestiti di verde
Allarga verso il nord
le braccia d’aghi e inverno
per non lasciare in secca
i pianti
tuoi
d’argento
Rifiorirai di bianco
in sere fredde
e stinte
e quando la stagione ti vieterà germogli
avrai
lungo i tuoi fianchi
lune da imparare
ora
vestiti di verde
Allarga verso il nord
le braccia d’aghi e inverno
per non lasciare in secca
i pianti
tuoi
d’argento
Rifiorirai di bianco
in sere fredde
e stinte
e quando la stagione ti vieterà germogli
avrai
lungo i tuoi fianchi
lune da imparare
Al di qua dello steccato
il fianco s'appoggia
sul bracciolo di sinistra
per una scoliosi che pare di un albero
con ristagni di parole ai piedi
o cancro di reumatismi alle vocali
l'occhiale scivola sull'acero
lungo il naso grasso
ma poi una ventata fila un po'
di felicità per i gladioli rossi
e per il vicino che avvia la macchina
- forse
si va verso il lago.













