
Il filo che ci unisce
Quel filo simile a una sottile speranza di averti, come in quella spensierata mattina.
Le nostre mani intrecciate ed unite dall’ emozioni provate.
La colazione al bar a mordere lo stesso cornetto, dopo una sera passata a ballare.
Il filo dei ricordi, che ritorna ad una canzone che ascoltavamo insieme.
Mentre tu guidavi ed intanto io ti osservavo , e la cantavo.
Noi passione e musica e tante esperienze, il calcio sì anche quello si guardava.
Poi le risate, le coccole i pomeriggi e le notti a far l’ amore stretti uniti e vicini.
Noi e nulla contava, nulla ci importava ebbri di felicità una coppia splendida.
Tutti ci definivano, così perfetta una fusione totale di anima e intesa.
Una famiglia perfetta, di colpo la botta mi hai detto una notte con un filo di voce non ti amo più
Il vuoto , il gelo tutto mi è passato davanti il nostro matrimonio volevo strozzarti.
Non l’ ho fatto non potevo , eri comunque l’ uomo che amavo.
Il filo ormai si è spezzato quella famiglia , non esiste più ma il legame c’ è nostro figlio.
Ora per favore la parola amore,, per me non esiste più.
3 commenti
T'intrecci come foglia
fievole sul mare e cancelli le ore.
E' li che appari come una corda dipinta di cielo
come un canto pieno di cuore.
Sei quella luce che occupa lo sguardo
senza proferir parola .
Sei quel fiore misterioso
mai raccolto che vive la notte .
Peccato che non sei "teatro "
di occhi e di sospiri.
Ma viaggi in semplice luna sospesa
quando chiudiamo gli occhi !

Foto dal web
fievole sul mare e cancelli le ore.
E' li che appari come una corda dipinta di cielo
come un canto pieno di cuore.
Sei quella luce che occupa lo sguardo
senza proferir parola .
Sei quel fiore misterioso
mai raccolto che vive la notte .
Peccato che non sei "teatro "
di occhi e di sospiri.
Ma viaggi in semplice luna sospesa
quando chiudiamo gli occhi !
Foto dal web
Al cospetto degli olmi,
il sole m'illumina della più eterna delle penombre.
Vita,
gloriosi attimi di pensante attesa,
schiva esistenza quella che mi consola.
Desidero rifuggire ogni amore,
intimorito dalla solitudine a cui esso conduce.
Osservo le farfalle colorare il verde del prato,
come macchie di speranza nella monotonia dei miei giorni,
grida nella tempesta,
tuoni nella notte,
attimi interminabili.
il sole m'illumina della più eterna delle penombre.
Vita,
gloriosi attimi di pensante attesa,
schiva esistenza quella che mi consola.
Desidero rifuggire ogni amore,
intimorito dalla solitudine a cui esso conduce.
Osservo le farfalle colorare il verde del prato,
come macchie di speranza nella monotonia dei miei giorni,
grida nella tempesta,
tuoni nella notte,
attimi interminabili.
Tic
Tac
Tic
Tac
Qui
tutto
si ode
È
il silenzio
che non conosco
più
e ogni cosa
avvolge
in questo
luogo
Poderosi muri
abbraccio
del gigante
e le finestre
occhi
a scrutarti
dentro
Crepita
s o f f i a
respira
il ciocco
acceso
e la canna
tira su
f u m o
che si dilegua
al vento
oggi dolce
leggero
freddo
Tic
Tac
Tic
Tac
Insiste
il Tempo
in questa
p a u s a
Tac
Tic
Tac
Qui
tutto
si ode
È
il silenzio
che non conosco
più
e ogni cosa
avvolge
in questo
luogo
Poderosi muri
abbraccio
del gigante
e le finestre
occhi
a scrutarti
dentro
Crepita
s o f f i a
respira
il ciocco
acceso
e la canna
tira su
f u m o
che si dilegua
al vento
oggi dolce
leggero
freddo
Tic
Tac
Tic
Tac
Insiste
il Tempo
in questa
p a u s a
Spumeggia irto il dolore sul vuoto
irriconoscibile sussurra inchiostro d’io
parole morte zampillanti
eterei incanti d’intervallo
dal sé naufrago di quiete e d’appartenenza.
Sfuma ricami notturni l’arrendevolezza
morente esilio al soffitto e dilania
effluvi d’anima assurti alla volta.
-Vedi- un’altra volta il cuscino accoglie l’ombra
la cinge delicata in nervature acquiescenti
abbraccia il riposo del cuore morente.
L’onirico si concede grazia
e corpo dilagante fluisce mare
in un tempo singhiozzante amore.
irriconoscibile sussurra inchiostro d’io
parole morte zampillanti
eterei incanti d’intervallo
dal sé naufrago di quiete e d’appartenenza.
Sfuma ricami notturni l’arrendevolezza
morente esilio al soffitto e dilania
effluvi d’anima assurti alla volta.
-Vedi- un’altra volta il cuscino accoglie l’ombra
la cinge delicata in nervature acquiescenti
abbraccia il riposo del cuore morente.
L’onirico si concede grazia
e corpo dilagante fluisce mare
in un tempo singhiozzante amore.

Cosa rimane di noi
se i nostri giorni divergono
e i nostri venti si disciolgono
sparpagliandosi
disperdendo
le sementi che abbiamo curato
e non ci sono nuove fioriture a rallegrarci?
Cosa rimane di noi
se abbiamo chiuso nel bunker
ogni emozione
e se il mio petto giorno dopo giorno
non incamera più
quelle fiammelle accese
atte a far vibrare di passione il mio fiato?
Apro lo scrigno della memoria
per ricordare i momenti di grande felicità
che m’incitano a non mollare mai
spronandomi
a percorrere quei passi miracolosi del cuore
che accorda melodie di magici riflessi
ad imbrigliare la luce di cristallo
che eleva al cielo quel fulgore che illumina
riaccendendo pensieri arditi:
- fiammelle d’infiniti desideri –
Ogni mattina mi immergo in questo immenso mare, chiamato vita
e salendo sulla barca di nome giorno,
isso la bianca vela che si inerpica sull’albero della libertà....
Parto per nuove esplorazioni e strabilianti conoscenze,
ogni giorno navigo, spingendomi oltre,
sospinto dai venti che soffiano, sempre verso altre frontiere.
Questo mare voglio continuare a esplorare
per scoprire cosa c’è oltre quello che la realtà ci dà da vedere,
senza porre limiti alla mia fantasia
che sa farmi vedere mondi veri, che non saranno mai visti dai più.
Una sfida con me stesso, che ripeto ogni alba,
l’accrescere e il saziare, quell’inaudita fame di conoscenza,
che non riesco ad appagare.
e salendo sulla barca di nome giorno,
isso la bianca vela che si inerpica sull’albero della libertà....
Parto per nuove esplorazioni e strabilianti conoscenze,
ogni giorno navigo, spingendomi oltre,
sospinto dai venti che soffiano, sempre verso altre frontiere.
Questo mare voglio continuare a esplorare
per scoprire cosa c’è oltre quello che la realtà ci dà da vedere,
senza porre limiti alla mia fantasia
che sa farmi vedere mondi veri, che non saranno mai visti dai più.
Una sfida con me stesso, che ripeto ogni alba,
l’accrescere e il saziare, quell’inaudita fame di conoscenza,
che non riesco ad appagare.
Ti sei accorto che le nuvole
non sono mai le stesse?
e queste hanno un colore straordinario:
l’acqua mai ha smesso di credere,
ci vede passare e sparire nel niente
ma non è l’inferno a pesare in faglie segrete.
Ti sei accorto di quanto rimorso
attraversa i deserti?
Laggiù le braccia vuote degli ulivi
e un profumo si spegne
mentre Plutone candido spettro
bisbiglia di ansie e timori
ogni grado. Perfino
le crepe nei muri e le fughe
il lato oscuro della luce
e quanta sete caduta dagli occhi.
Linea diritta la strada
Corre negli occhi socchiusi.
Rumori risuonano
Sotto le tife che ondeggiano
Sulla riva del fiume.
Nell'acqua s'increspa l'onda
Soffiata dalla tramontana pungente,
E uno strato di ghiaccio
Ingloba le foglie cadute.
Nulla toglie bellezza e languore
Al dormiente inverno imminente.
Solo una carezza senza calore
Fa' per un attimo riaccendere
Il rimpianto di verdi sorrisi.
Corre negli occhi socchiusi.
Rumori risuonano
Sotto le tife che ondeggiano
Sulla riva del fiume.
Nell'acqua s'increspa l'onda
Soffiata dalla tramontana pungente,
E uno strato di ghiaccio
Ingloba le foglie cadute.
Nulla toglie bellezza e languore
Al dormiente inverno imminente.
Solo una carezza senza calore
Fa' per un attimo riaccendere
Il rimpianto di verdi sorrisi.
Leggo tra la pelle di questa celebrata stagione
Scale armoniche di timido flutto
Come il grano, timido, ardere al tramonto
Baciato da onde sottili di rondini e coccinelle
Polline di nave!
Viso di rame,
Distesa tra le profumate terre
In fondo a quel momento
Guardavo solo, storta, la bocca del firmamento.
Scale armoniche di timido flutto
Come il grano, timido, ardere al tramonto
Baciato da onde sottili di rondini e coccinelle
Polline di nave!
Viso di rame,
Distesa tra le profumate terre
In fondo a quel momento
Guardavo solo, storta, la bocca del firmamento.
Emozioni spente nella notte...
E spifferi di sangue salgono.
Emozioni e chiamo il tuo nome
che non ha scrittura.
Emozioni spente accese su di te
e chiamo senza perché.
Sorrisi sulla sabbia
sabbia tra le scarpe
e voci e sguardi...
E nome che scriver non posso.
Sensazioni.
Dimenticate mani nella tempeste.
Gocce di pianto.
Frastuono di volti
nomi e momenti
che chiamar non posso.
Volano.
Cercano nell'Angelo di gesso...
E chiamar non posso
i tuoi occhi
che su me trafiggono l'aria.
E t'amo nella notte
perché il giorno è ancora lontano.
E spifferi di sangue salgono.
Emozioni e chiamo il tuo nome
che non ha scrittura.
Emozioni spente accese su di te
e chiamo senza perché.
Sorrisi sulla sabbia
sabbia tra le scarpe
e voci e sguardi...
E nome che scriver non posso.
Sensazioni.
Dimenticate mani nella tempeste.
Gocce di pianto.
Frastuono di volti
nomi e momenti
che chiamar non posso.
Volano.
Cercano nell'Angelo di gesso...
E chiamar non posso
i tuoi occhi
che su me trafiggono l'aria.
E t'amo nella notte
perché il giorno è ancora lontano.
Mi pizzica al mattino il maestoso abbraccio
Per mano vi tenete ed io
bramandone scivolio
mi sazio al bianco
M'avvolge appena il rotolar di tempo acceso
e riscalda solo lo sfrecciar di passo tondo
su minuti
svincoli
al petto in fuoco
a lacrime -dardi d'aria-
e sorvolo sogni, paure
che del doman non v'è certezza
ma
solo il bus delle nove
Per mano vi tenete ed io
bramandone scivolio
mi sazio al bianco
M'avvolge appena il rotolar di tempo acceso
e riscalda solo lo sfrecciar di passo tondo
su minuti
svincoli
al petto in fuoco
a lacrime -dardi d'aria-
e sorvolo sogni, paure
che del doman non v'è certezza
ma
solo il bus delle nove
Cielo grigio,
il tempo rallenta,
un allarme suona,
nel monitor una retta;
persone che corrono,
aprono la porta,
gridano comandi
e cercano di farmi ritornare;
ma qui è semplicemente più bello,
avrei solo voluto arrivarci prima,
prima che la malattia
deformasse il mio corpo,
lo paralizzasse;
prima che aumentassero le sofferenze
dell'anima.
il tempo rallenta,
un allarme suona,
nel monitor una retta;
persone che corrono,
aprono la porta,
gridano comandi
e cercano di farmi ritornare;
ma qui è semplicemente più bello,
avrei solo voluto arrivarci prima,
prima che la malattia
deformasse il mio corpo,
lo paralizzasse;
prima che aumentassero le sofferenze
dell'anima.
ultimamente non basta anche il tempo di una sigaretta;
l'accendo e nel fumare mi sembra tutto proceda così in fretta,
neanche riesco ad aspirare che già da sola lei s'è spenta...
Non saprei cosa fare,come guarire
percepisco un certo dolore ma ad un dottore non saprei cosa dire,
se incastonate nel petto invece del cuore ho nostalgie e vecchie spine.
Forse la cura ad un male così non l'hanno mai inventata
o forse è placebo questo malumore del fine giornata,
se solo potessi cancellare la mia storia,com'è andata.
Di preciso in realtà non ho risposte
forse la causa è nei segreti e le fiducie mal poste,
ma mai avrei pensato mi avrebbero rincorso come ai mari le coste.
Vorrei prendermi gli organi e rivoltarli al di fuori
ed estrapolare il bastardo dai miei dannati polmoni;
forse solo allora capirei quanto valgo,scoprendo che in me crescono fiori.
Non sono davvero convinto di quello in cui credo
che il male sia temporaneo e che non si debba guardare indietro,
forse a volte la soluzione sta proprio lì,tra i ricordi di vetro
che magari a volte hai paura di rivivere perché ti potresti scheggiare
ma sarebbe come escludere di nuotare per paura di affogare:
solo soffrendo puoi davvero volare.
l'accendo e nel fumare mi sembra tutto proceda così in fretta,
neanche riesco ad aspirare che già da sola lei s'è spenta...
Non saprei cosa fare,come guarire
percepisco un certo dolore ma ad un dottore non saprei cosa dire,
se incastonate nel petto invece del cuore ho nostalgie e vecchie spine.
Forse la cura ad un male così non l'hanno mai inventata
o forse è placebo questo malumore del fine giornata,
se solo potessi cancellare la mia storia,com'è andata.
Di preciso in realtà non ho risposte
forse la causa è nei segreti e le fiducie mal poste,
ma mai avrei pensato mi avrebbero rincorso come ai mari le coste.
Vorrei prendermi gli organi e rivoltarli al di fuori
ed estrapolare il bastardo dai miei dannati polmoni;
forse solo allora capirei quanto valgo,scoprendo che in me crescono fiori.
Non sono davvero convinto di quello in cui credo
che il male sia temporaneo e che non si debba guardare indietro,
forse a volte la soluzione sta proprio lì,tra i ricordi di vetro
che magari a volte hai paura di rivivere perché ti potresti scheggiare
ma sarebbe come escludere di nuotare per paura di affogare:
solo soffrendo puoi davvero volare.













